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In Salento ritornano le "Tavole" della devozione

[09/03/2018] FESTE & SAGRE

In Salento ritornano le "Tavole" della devozione

Il 18 e il 19 marzo in diversi Comuni si celebra San Giuseppe con l'allestimento delle caratteristiche tavolate, voto di ringraziamento per grazia ricevuta o implorata 

 

Come ogni anno il 18 e il 19 marzo in Salento si preparano le "Tavole di San Giuseppe", grandi banchetti caratterizzati da pietanze preparate dalle donne del luogo per celebrare il Santo. Si tratta infatti di grandi tavolate imbandite in onore del Santo patrono dei poveri e dei derelitti nei comuni di Giurdignano, Poggiardo, Uggiano La Chiesa, San Cassiano, Cerfignano, Cocumola, Minervino di Lecce, Casamassella e Otranto. È di una delle feste religiose più antiche della Puglia, risalente con ogni probabilità al tardo Medioevo, anche se non vi è ancora una datazione certa sulla sua origine (il più antico documento in cui viene menzionata risale al 1522, ad opera dell'arcivescovo di Otranto monsignor De Capua). 

 

In cosa consiste

È un rito particolarissimo che consiste nella preparazione, a casa di ogni devoto al Santo, di tavole ricche di pietanze, alcune delle quali legate esclusivamente a questa ricorrenza. Il 19 marzo, intorno a mezzogiorno, si dà avvio ad una cerimonia che si conclude con il dono dei piatti ai "Santi", ovvero persone invitate dal devoto alla celebrazione e che ricoprono il ruolo di una delle tredici figure sacrali previste.

 

Chi prepara la tavola

Si tratta di persone che hanno ricevuto una grazia da San Giuseppe e che con questo rito, che molto spesso li accompagnerà per tutta la vita, danno compimento al voto fatto.

 

I "Santi"

Il devoto alcuni giorni prima della celebrazione individua le persone che dovranno poi ricoprire il ruolo di un Santo. Le "Tavole", a seconda del voto espresso, possono essere composte da un minimo di tre fino ad un massimo di tredici "Santi"; non possono però essere in numero pari. Le tre figure "sacre" minime -presenti quindi in ogni tavola- sono la Vergine Maria (ruolo quasi sempre ricoperto da una giovane vergine), Gesù bambino (solitamente un bambino o un giovane) e San Giuseppe (spesso una persona anziana).

A questi si aggiungono, per la tavola da cinque elementi, Sant'Anna, e San Gioacchino; a quella da sette Sant'Elisabetta e San Giovanni; a quella da nove San Zaccaria e Santa Maria Maddalena; da undici Santa Caterina e San Tommaso; infine da tredici San Pietro e Sant'Agnese.

 

La "Tavola"

Nei giorni che precedono la celebrazione, nelle case domina la frenesia dei preparativi. La tavola deve essere curata nei minimi dettagli ed imbandita con i prodotti della terra e i piatti tipici della tradizione contadina. Tra le varie pietanze un ruolo importante è ricoperto da un grosso pane di forma circolare e vuoto al centro. Sulla crosta riporta dei simboli che identificano il "Santo" a cui è destinato il pane: le tre sfere simboleggiano Gesù bambino, il rosario la vergine Maria, il bastone San Giuseppe. 

 

Il rito

Il pomeriggio antecedente le celebrazioni il parroco si reca nelle famiglie che hanno imbandito una tavola e provvede alla benedizione. Anche i "Santi" avranno cura di redimere i propri peccati attraverso la confessione e di arrivare alla celebrazione puri. Giunge così il 19 marzo. Intorno a mezzogiorno, subito dopo la fine della celebrazione religiosa in chiesa, i vari "commensali" si riuniscono intorno alla Tavola. Si dà così inizio al rito. 

Il soggetto che impersona San Giuseppe detta i tempi. Egli inizia con l'assaggio di una pietanza accompagnata dalla preghiera. Una volta terminato tocca agli altri commensali procedere con gli assaggi, fino a che San Giuseppe non batte per tre volte la forchetta sul suo piatto. I commensali interrompono il pasto e iniziano con la preghiera. Quindi un devoto introduce una nuova pietanza ed il ciclo si ripete. Tutto il rito è scandito dalle preghiere e dal rosario; tutti i partecipanti, commensali e presenti sono guidati da una voce narrante.

Le pietanze che si succedono nell'assaggio sono nove e sono rispettivamente: ilampascioni, i vermiceddhri, i bucatini al miele e con mollica di pane fritta, i ceci bolliti in "pignata", i cavoli lessi con olio d'oliva, il pesce fritto, lo stoccafisso al sugo e cipolle, le pittole e i "fritti" al miele, il finocchio. La bevanda presente è il vino. 



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