Sei in: Home»Rubriche»Primo Piano

Il mare degli "alieni"

[09/08/2019] PRIMO PIANO

Il mare degli "alieni"

Nelle marine del Salento sono state avvistati esemplari di “granchio azzurro”, “pesce pappagallo” e almeno tre tipi di meduse che non appartengono alla fauna dei nostri mari. Colpa dei cambiamenti climatici, ma anche delle attività umane

 

Nuove specie popolano i mari del Salento. La chiamano “invasione degli alieni”, attingendo a piene mani ai racconti di fantascienza. Di fantascientifico c'è, però, poco. È, invece, una realtà che spesso ha a che fare con i repentini cambiamenti climatici cui stiamo assistendo da alcuni anni a questa parte nella più assoluta cecità di presidenti e governi nazionali.

Nei giorni scorsi sono tornati gli avvistamenti del famigerato “granchio azzurro” (nella foto), scovato sulle rive di Spiaggiabella e Torre Rinalda. Non è la prima volta che questa specie viene rinvenuta nel mar Adriatico, ma la sua costante presenza accende la spia dell'allarme. Si tratta, infatti, di una specie molto aggressiva, con chele molto taglienti. Attenzione, quindi, ai bambini che potrebbero scambiarlo per un granchio comune. Inoltre, il Callinectes sapidus, nome scientifico del granchio azzurro, minaccia la biodiversità autoctona in quanto è in grado di predare altri crostacei, molluschi, pesci e, addirittura, distruggere le reti e altra attrezzatura di pesca. Ma come mai un essere vivente tipico delle zone del Messico si trova qui in Puglia? La spiegazione la fornisce Maurizio Pinna, ricercatore di ecologia presso l’Università del Salento e coordinatore scientifico del progetto Interreg-Adrion denominato “Impreco”. “Con molta probabilità le navi provenienti da oltreoceano avranno caricato nei porti dell’America grossi quantitativi d’acqua per zavorrare e stabilizzare la nave, acque che poi avranno rilasciato prima dell’arrivo a destinazione in Europa. Le larve di questi granchi sarebbero così finite nei nostri mari e questi animali si sarebbero, poi, ben acclimatati. L'aumento della temperatura e l'assenza di predatori naturali facilitano la capacità di questa specie di incrementare la propria densità ed estendere l'areale di distribuzione fino ad invadere anche le zone di balneazione”.

Contemporaneamente all'avvistamento del granchio azzurro nei giorni scorsi si è parlato molto del “pesce pappagallo”, o “pesce dentone” a causa di una dentatura pronunciata, segnalato nelle acque di Santa Caterina a Nardò. Lo Sparisoma cretense, nome scientifico dell'animale, era già presente nei nostri mari al tempo dei Romani. La sua ricomparsa è dovuta, in questo caso, ad una meridionalizzazione delle acque, visto che specie di origine del basso Mediterraneo stanno migrando verso nord raggiungendo anche le coste della Francia del Sud e della Spagna. 

Estate che vai, meduse che trovi. Anche quest'anno tornano gli allarmi per la presenza massiccia di meduse nei mari del Salento. I bagnanti segnalano una forte presenza in particolare a ridosso della costa del Basso Salento, ma anche a San Cataldo di Lecce al Lido Verde dove tre persone sono state soccorse. Ecco le tre nuove specie che popolano i nostri mari: la Phyllorhiza punctata che viene dal Canale di Suez, la Drymonema dalmatinum, con un diametro anche di un metro, la Mnemiopsis leidyila, che vive sul fondo del mare con i tentacoli verso l'alto. 

 

Le meduse? Il cibo del futuro secondo l’università del Salento 

 

Se le meduse fanno ancora paura e comunque gettano nel panico i bagnanti, non altrettanto dicasi per diversi chef stellati che si cimentano con piatti a base proprio di meduse. Hanno pochissime calorie e si candidano a diventare a tutti gli effetti il cibo del futuro. In alcuni Paesi asiatici come Cina, Giappone e Thailandia il consumo di meduse va avanti da alcuni millenni: insalate, sushi e persino il gelato usano le proprietà nutritive delle meduse. 

La sperimentazione è arrivata anche in Salento, merito dell'Università con Stefano Piraino, docente di Zoologia e Biologia marina, e Antonella Leone, ricercatrice dell'Ispa-Cnr di Lecce, che spiegano: “Se la reazione principale è temere di venirne punti, ormai è tempo di cambiare prospettiva: ora le meduse si mangiano. Sono un'ottima fonte di proteine, povere di grassi, oltre che una materia prima ecosostenibile, che contiene quasi tutti gli aminoacidi di cui abbiamo bisogno e che, secondo recenti studi, potrebbe avere proprietà anticancro”. 

 

Alessio Quarta 



«Indietro
Ambra Mongị L'intervista della settimana
Ambra Mongị

Web Agency Lecce sciroccomultimedia Posizionamento sui motori di ricerca webrising