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Il gasdotto della discordia

[25/01/2019] PRIMO PIANO

Il gasdotto della discordia

Tra l’incidente probatorio sull’applicabilità della Direttiva Seveso e la diffusione dei dati sull’inquinamento da cromo esavalente dei terreni del cantiere, si preannuncia una nuova stagione di contestazioni contro la Tap

 

Entro il 2019 il gasdotto Tap dovrebbe essere ultimato per entrare in servizio nel 2020, ma non tutto fila dritto come la società vorrebbe. I No Tap e il Comune di Melendugno non cedono di un millimetro e sono pronti ad approfittare di ogni passo falso della multinazionale per tentare di bloccare o rallentare i lavori. Ad oggi ci sono tre inchieste penali contro Tap e lo scorso 21 gennaio si è svolto l’incidente probatorio, davanti al Gip Cinzia Vergine, sull’applicabilità al progetto della Direttiva Seveso sul rischio incidenti rilevanti. Se si ritenesse applicabile questa normativa, bisognerebbe ripensare l’intero progetto. Ma secondo i consulenti della Procura, il terminale di ricezione (Prt) di Tap non è assimilabile ad uno stabilimento industriale (requisito necessario ai fini dell’assoggettabilità a Seveso), nonostante tra gli atti del progetto più volte viene definito tale. Inoltre i periti di parte non ritengono -come invece chiedono i periti di controparte- di dover considerare unitariamente il Tap e l’Interconnessione Snam, opera quest’ultima strettamente funzionale alla prima. 

All’incidente probatorio era presente anche il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, il quale ha dichiarato: “Non capisco perché lo Stato abbia tanta fretta di chiudere questa partita evitando addirittura l'applicazione di una propria legge. Lo Stato dovrebbe pretendere l’applicazione della direttiva Seveso per il principio di precauzione che è uno degli elementi fondamentali dell’Unione Europea che dice che nel dubbio non si toglie una cautela, ma la si aggiunge”. 

Ma a tenere banco in questi giorni è soprattutto l’inquinamento da cromo esavalente, anch’essa oggetto di inchiesta, che ha portato alla presentazione di due diffide a non procedere con i lavori a San Basilio prima di chiarire le cause della contaminazione della falda. Se c’è chi non si rassegna e continua ad opporsi, c’è anche chi preferisce concentrarsi sulle compensazioni. Tra questi i sindaci Giuseppe Taurino (Trepuzzi), Mario Accoto (Andrano) e Paolo Greco (Caprarica di Lecce), i quali hanno sottoscritto un documento con cui invitano i colleghi a orientare i propri sforzi verso un piano di interventi per la realizzazione di nuove infrastrutture, la chiusura di Cerano, il blocco delle trivellazioni, studi sulla Xylella, ecc… A tale scopo il presidente della Provincia, Stefano Minerva, annuncia la convocazione a breve dell’assemblea dei sindaci per avviare un confronto e trovare una soluzione condivisa tra gli enti locali. 

Intanto, pezzo dopo pezzo sta arrivando in questi giorni a Melendugno la talpa meccanica, con la quale verrà scavata la galleria per la realizzazione del microtunnel sotto la spiaggia di San Basilio. 

 

Botta e risposta tra Tap e Comune di Melendugno sul cromo esavalente

 

Le analisi Arpa sui campioni prelevati dallo stabilizzato di cava dell’area conci e dal cemento del pozzo di spinta, rilevano quantità di cromo esavalente di 11,3 parti per milione (ppm), oltre il limite di 2 ppm previsti dal D.M. del 10 maggio 2004. Comune di Melendugno e diverse organizzazioni hanno diffidato Tap a non proseguire i lavori, ma la società sostiene che la falda di San Basilio non è contaminata e mette in dubbio il metodo utilizzato per le analisi. “Non esistono -scrive Tap- secondo quanto evidenziato dalla stessa Arpa Puglia, parametri con i quali confrontare i risultati di questo test, perché il campione analizzato non proviene da rifiuti, ai quali di norma il test è applicato, ma da materie prime”. E aggiunge che le materie prime usate sono “regolarmente certificate e utilizzate soltanto per gli scopi a cui sono destinate”. 

Invece per Marco Potì i dati Arpa dimostrano che il superamento delle soglie di contaminazione registratosi in falda sarebbe imputabile a Tap. “È stato accertato infatti -scrive il primo cittadino di Melendugno- che il cromo esavalente è contenuto nei materiali ‘portati’ in cantiere da Tap, ossia lo stabilizzato di cava e il cemento, ed è dagli stessi rilasciato”. Per i medici per l’ambiente dell’ISDE, “il rilascio di cromo esavalente da opere realizzate nel cantiere Tap impone la rapida adozione di misure finalizzate alla tutela di ambiente e salute”. 

 

Intanto procedono i lavori del gasdotto Snam a Brindisi

 

Il percorso del metano dell’Azerbaijan non si fermerà a Melendugno. Una volta arrivato al terminale di ricezione (Prt), alla Masseria del Capitano, il gas dovrà essere depressurizzato, ma per essere immesso nella rete nazionale dovrà giungere a Brindisi, un ulteriore passaggio che sarebbe possibile solo dopo aver costruito un’ulteriore infrastruttura, l’Interconnessione Snam-Tap, che rappresenta una costola del Tap. 

Si tratta di un gasdotto che partirà da una centrale da realizzarsi nelle adiacenze del Prt di Tap e proseguirà lungo un percorso di circa 55 km, attraversando diversi Comuni delle province di Lecce e Brindisi, fino a giungere in contrada Matagiola, a 3 km dal quartiere Sant’Elia di Brindisi. Passerà per campagne, strade, uliveti, terreni privati, rasentando riserve naturali (come Parco di Rauccio, Bosco di Cerano e Saline Punta della Contessa) e aree Sic. Prevede l’espianto di oltre 8.600 ulivi, di cui circa 400 monumentali, che verrebbero ripiantati nelle sedi originarie a ultimazione lavori, se non riscontrati positivi alla Xylella fastidiosa (nel qual caso verrebbero abbattuti). Giunto a Brindisi, il gas taglierà mezza Italia attraverso Snam Rete Adriatica (opera non ancora ultimata), fino ad arrivare alla centrale di Minerbio, in Emilia Romagna, passando anche per zone ad alta sismicità e per questo fortemente contestato. 

Il progetto e l’esecuzione dei lavori, iniziati ufficialmente il 12 gennaio scorso, sono di competenza di Snam, società a capitale quasi interamente pubblico, che detiene anche il 20% del capitale di Tap. L’autorizzazione unica al progetto è stata rilasciata dal Ministero dello Sviluppo economico il 21 maggio scorso, ma il suo iter autorizzativo è stato travagliato e contestato. Regione Puglia e Ministero dei Beni culturali avevano dato parere negativo nell’ambito della procedura di valutazione d’impatto ambientale, ma con decisione della Presidenza del Consiglio del 13 marzo 2018 sono stati superati i dissensi. 

Sono diversi gli aspetti controversi, tra cui la valutazione separata dell’impatto delle opere Tap e Snam, nonostante lo stretto nesso funzionale che le caratterizza. La Soprintendenza ai Beni culturali paventa, inoltre, il rischio di depauperamento del paesaggio locale dovuto all’espianto di un numero così importante di ulivi monumentali, “che insieme ai manufatti rurali costituiscono peculiarità delle testimonianze stratificate e millenario apporto identitario delle comunità locali, anche in quanto fonte imprescindibile di valorizzazione economica del territorio”. Non ci sarebbe, infatti, certezza sul successo dei reimpianti. 

L’ultimazione dell’Interconnessione Snam è prevista per il 2020 e senza di essa il Tap risulterebbe inservibile. Lo scorso 20 gennaio, in contrada Matagiola, si è tenuto un sit-in organizzato dai No Tap di Brindisi e di altre organizzazioni, tra cui il Movimento No Tap di Melendugno e altri attivisti, al fine di informare e sensibilizzare i cittadini sulla questione. In questo sito, che ospita la centrale di interconnessione Snam, sono previsti interventi di ampliamento per poter accogliere il gas di Tap ed eventualmente quello dei due altri progetti di gasdotto, che prevedono l’approdo rispettivamente a Otranto e Lendinuso. 

 

Marcello Greco 



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