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Il dramma della dipendenza (dallo smartphone)

[20/04/2018] LECCE

Il dramma della dipendenza (dallo smartphone)

Una 12enne di Lecce è stata allontanata dalla propria famiglia dopo essersi tagliata un polso in seguito ad un diverbio con il padre, che le aveva sequestrato il telefono 

 

In Giappone li chiamano “hikikomori”: sono giovani di età compresa tra i 12 e i 25 anni che hanno grosse difficoltà a vivere rapporti sociali reali, preferendo rifugiarsi nel mondo virtuale dei social network e sviluppando una vera e propria dipendenza dagli smartphone. In Italia li chiamano “nomofobi”, persone che vivono con il telefono sempre acceso, utilizzandolo come mezzo per soddisfare i propri bisogni affettivi-relazionali. La vicenda avvenuta a lecce la scorsa settimana e resa nota solo in questi giorni ha dell’incredibile e descrive proprio un caso simile: una ragazza di 12 anni si è tagliata il polso dopo una lite furibonda con il padre, un commerciante del capoluogo, reo di “impedire” alla figlia di stare continuamente attaccata al suo cellulare, sempre intenta a consultare le chat e gli aggiornamenti di stato sui social anche in presenza di altre persone. 

Stanco del comportamento della giovane figlia, dopo ripetuti avvertimenti di non stare attaccata continuamente allo schermo dell’apparecchio, nella scorsa settimana il padre le ha dunque sequestrato lo smartphone, una punizione che ha scatenato una reazione imprevedibile: la ragazza si è procurato un taglio sul polso sinistro, fortunatamente non grave e immediatamente curato con medicazioni superficiali. 

Ben più gravi, tuttavia, sono state le conseguenze legali di quanto accaduto: una delle inseganti della ragazza ha notato la medicazione e le ha chiesto spiegazioni. La ragazza ha così raccontato tutto e l’insegnante ha segnalato la vicenda al Tribunale per i minorenni. In breve tempo è stata attivata la procedura per verificare la dinamica di quanto accaduto in quella famiglia ma la ragazza è stata allontanata dalla famiglia e affidata ad un istituto di suore. Come se non bastasse è stata avviata un’inchiesta penale nei confronti del padre per maltrattamenti in famiglia. Intanto la famiglia ha nominato un avvocato per verificare quali siano state le circostanze ritenute tanto gravi da giustificare l’adozione di un provvedimento così invasivo come l’allontanamento. 



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