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Giorni di piombo

[08/11/2019] IN COPERTINA

Giorni di piombo

Dopo il tentato omicidio di Antonio Afendi a Casarano e l’arresto dell’esecutore materiale Giuseppe Moscara, ci si interroga sui nuovi equilibri della Sacra Corona Unita in Salento, un territorio dove, come ricorda la giornalista Marilù Mastrogiovanni, imprenditori, politici e criminali sono sempre più collusi mentre, come sottolinea don Antonio Coluccia, i fatti di cronaca vedono protagonisti sempre più quei giovani che avrebbero dovuto ripudiare la mafia e invece da essa si fanno ancora sedurre 

 

È accaduto di nuovo dopo anni di silenzi che, in casi come questi, possono voler raccontare molto di più. Casarano è tornata al centro della cronaca nera per un tentato omicidio a colpi di arma da fuoco la sera del 25 ottobre scorso. E l'ombra della Sacra Corona Unita torna ad oscurare il vivere quotidiano di una comunità come quella casaranese che, negli ultimi tempi viveva una fase di riscatto, collettivo e sociale, specie tramite lo sport e l’economia.

Nell'agguato della scorsa settimana in via Manzoni a rimanere ferito è stato Antonio Amin Afendi, 28 anni di Casarano, colpito al collo e alla zona lombosacrale da diversi proiettili esplosi da un fucile kalashnikov. Una raffica impressionante, circa una trentina di colpi, sparata contro la sua macchina dalla quale Afendi è uscito miracolosamente vivo, fuggendo dallo sportello laterale, quello accanto al posto di guida. 

Dopo pochi giorni dal tentato omicidio, l'indagine delle Forze dell'ordine e della Magistratura ha portato all'arresto dell'esecutore materiale: si tratta di Giuseppe Moscara, 24 anni, detto "Mozzarella", il quale davanti al Gip si è avvalso della facoltà di non rispondere. I carabinieri del Nucleo investigativo e del Comando Provinciale, diretti dal colonnello Paolo Dembech, hanno eseguito il fermo emesso dal procuratore aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia Guglielmo Cataldi e dai sostituti Massimiliano Carducci e Maria Vallefuoco. A incastrare il colpevole le immagini registrate dalle telecamere di un supermercato poco lontano dal luogo dov'è avvenuta la sparatoria. E sono lampanti anche i motivi: una vera e propria guerra tra clan. Afendi, infatti, è il compagno della moglie dell'ex boss Augustino Potenza, ucciso tre anni fa, e negli ultimi tempi stava cercando di acquisire il controllo delle attività criminali della zona, in particolare lo spaccio di sostanze stupefacenti. Una decisione che, evidentemente, non è piaciuta al clan rivale, quello dei Montedoro, che ha deciso di fare la voce grossa con una vera e propria azione da guerriglia urbana. Un'azione di una crudeltà e di una ferocia inaudita che ha dato un'accelerata, forse decisiva, alla sottoscrizione del Patto per la sicurezza avvenuto in Prefettura il 31 ottobre scorso al quale ha preso parte il sindaco di Casarano Gianni Stefano.

Le azioni di contrasto alla criminalità prevedono, tra le altre cose, un'intensificazione del monitoraggio del territorio e un controllo serrato al fine di evitare le infiltrazioni dei clan malavitosi nei cambi di gestione e delle proprietà di locali e imprese commerciali. Nel mirino anche le concessioni di licenze amministrative e l’assegnazione di appalti e alloggi popolari, vale a dire tutti quei settori ritenuti potenzialmente redditizi per un'associazione criminale. 

 

Vecchi boss e nuovi emergenti: lo stato di salute della Scu secondo la DIA

 

C’è uno scambio fluido tra generazioni che si passano il testimone nel controllo e nella gestione degli affari criminali. Vecchi boss in grado di influenzare anche dal carcere e giovani “bocche di fuoco”, pronte a tutto pur di emergere e conquistarsi una fetta del mercato in cui a farla da padrone è lo spaccio di sostanze stupefacenti, per lo più in arrivo dall’Albania: è questo il quadro delineato desolante che emerge dalla relazione della Direzione Investigativa Antimafia in merito al secondo semestre del 2018.

La complicità tra economia e gruppi criminali in Puglia, e quindi anche in Salento, sarebbe sempre più accentuata: "Diverse attività investigative e pronunciamenti giudiziari dimostrano come anche in diverse località pugliesi si sia ormai radicata un'area grigia in cui si incontrano mafiosi, amministratori, liberi professionisti e apparati della pubblica amministrazione".

Negli ultimi anni tre Comuni (Surbo, Parabita e Sogliano Cavour) sono finiti nell’occhio del ciclone per infiltrazioni mafiose in seno alle istituzioni pubbliche. Un segnale evidente del decadimento morale delle classi dirigenti locali e, allo stesso tempo, un forte riconoscimento all’attività investigativa della magistratura e delle Forze dell’ordine che hanno saputo portare alla luce queste situazioni. In tutto questo, resta attiva la cellula dei boss storici che, nonostante scontino lunghe reclusioni in carcere, riescono tramite mogli, compagne, parenti e luogotenenti a “mantenere l’ordine mafioso. 

Il mercato della droga continua a essere quello più remunerativo per tutti i sodalizi criminali, favoriti dai contatti con la vicina Albania. La relazione della Dia indica, poi, nelle estorsioni e nei furti d’auto con la tecnica del “cavallo di ritorno” due strumenti ampiamente utilizzati, non solo dai sodalizi mafiosi, ma anche dalla criminalità comune. Obiettivo principale le strutture turistiche e balneari che d’estate accolgono migliaia di turisti: in questi casi il racket dei parcheggi e l’imposizione dei servizi di guardianìa sono le principali modalità operative. Consistente è anche il volume derivante dall’usura: la confisca divenuta definitiva a novembre per un 70enne di Aradeo, per beni del valore di 8 milioni di euro, è indicata come uno degli indicatori di un fenomeno molto diffuso e lucroso più di quanto il numero limitato di denunce farebbe pensare. 

 

Marilù Mastrogiovanni: “Contatti sempre più stretti tra mafia, imprenditoria e politica: così si crea il consenso”

 

Donna, giornalista e da sempre fiera combattente contro la Sacra Corona Unita. Un lavoro dettagliato e minuzioso di inchieste giornalistiche che hanno portato a galla il marciume presente in Salento. Marilù Mastrogiovanni ha portato avanti tutto questo per amore del proprio lavoro e della propria terra, a costo di rimanere troppo spesso isolata, di essere minacciata più volte per i contenuti di articoli che non facevano altro che raccontare la verità, obbligandola di fatto ad abbandonare Casarano, sua città natale, per trasferirsi altrove. 

“Quello che accade nel Salento lo analizzo da molti anni attraverso il mio lavoro, nello specifico in merito ai collegamenti tra i clan che hanno come epicentro Casarano, ma che si estendono con i loro tentacoli su tutto il Basso Salento e oltre, indagando fino a dentro alle sovrapposizioni tra mafia, politica e imprenditoria -sottolinea la direttrice del Tacco d'Italia-. Quello che accadeva e che ancora accade in Salento trova la sua ragione d'essere nella sovrapposizione di queste tre componenti: la criminalità organizzata di stampo mafioso, intesa in senso tradizionale quindi organizzazione e clan, imprenditoria complice che presta il fianco per la ripulitura del denaro che deriva soprattutto dalle sostanze stupefacenti. Ricordiamo che il Salento, in particolare i lidi jonici, sono la più grande piazza d'Italia di spaccio nel periodo estivo. Gli interessi in gioco sono altissimi più di quanto si voglia far vedere. Il terzo elemento è la classe politica in base a quanto emerso da indagini ed inchieste giornalistiche fondate su atti pubblici. C'è un clima di consenso nei confronti di questa presenza mafiosa cruenta e sanguinaria: lo stesso Montedoro, che ha dichiarato di voler collaborare con la giustizia, ha affermato che a Casarano gli hanno chiesto i voti, che un consigliere comunale è ‘amico nostro’; inoltre, non dimentichiamo i rapporti con una ditta di rifiuti che è stata raggiunta da interdittiva antimafia come la Igeco”.

C'è poi la relazione dei gruppi della Sacra Corona Unita con i clan di altre associazioni mafiose. Questo è quanto potrebbe far pensare, ad esempio, la permanenza in Campania per alcuni giorni di Giuseppe Moscara, prima dell'arresto ad opera dei Carabinieri salentini. “Per la gestione delle piazze di spaccio c'è un accordo con i clan camorristici. Non dimentichiamo che Augustino Potenza realizzava i suoi prodotti 'Italiano tenace, Italiano verace' in Campania. Poi toccherà alla Magistratura capire quali siano i clan coinvolti, ma sull'esistenza dei legami ci sono evidenze giuridiche”. 

 

Alessio Quarta 



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