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Gianni Cantele: "L'agricoltura sostenibile l'unica via da seguire"

[05/04/2019] IN COPERTINA

Gianni Cantele: "L'agricoltura sostenibile  l'unica via da seguire"

Ne è convinto il numero uno di Coldiretti Lecce, il quale ricorda come da noi il glifosato è sempre meno usato e non, come all’estero, per velocizzare i processi di maturazione 

 

Il glifosato è un principio attivo sempre meno utilizzato in Italia. Di sicuro viene usato in maniera differente rispetto a quanto avviene fuori dai confini europei, specie nel Nord America. Ma l'intervista al presidente di Coldiretti Lecce, Gianni Cantele, rivela altri dettagli particolari sul rapporto tra diserbanti, fitofarmaci, Xylella e sull'agricoltura sostenibile, vero obiettivo del futuro.

Presidente Cantele, Monsanto recentemente è stata multata per 80 milioni di dollari in America dopo che è stato riconosciuto il nesso di causa-effetto per l’insorgenza del tumore. Un principio attivo, quello del glifosato, che qui da noi però viene usato sempre meno.

Assolutamente sì e certamente non come in altre parti del mondo, dove viene usato come disseccante non delle erbe spontanee infestanti, ma per velocizzare i processi di maturazione, ad esempio del grano. Questo è un uso distorto che noi abbiamo sempre stigmatizzato.

È, quindi, questo il motivo per cui spesso leggiamo di tracce di glifosato trovate nei cibi che arrivano sul mercato? 

Usato in maniera così snaturata che entra più facilmente nella catena alimentare. La dimostrazione è nell'aver trovato con discreta frequenza il glifosato su cereali provenienti da Paesi extraeuropei dove viene consentito l'uso del prodotto in questa maniera che è assolutamente deprecabile. 

Secondo voi il glifosato è realmente cancerogeno? 

Non mi esprimo su questo. Io credo che ricorrere a quelle che vengono definite le “buone pratiche” agricole, vale a dire tutte quelle tecniche che evitano l'uso della chimica sostituendola con la lavorazione agronomiche o altro, è la linea che va perseguita, con la giusta intelligenza senza gli estremismi che comunque portano a dei risultati negativi. Il glifosato non è un prodotto sul quale nessuno di noi punta, anzi come Coldiretti guardiamo ad un'agricoltura che sia il più sostenibile possibile, capace dunque di concentrarsi sull'uso razionale di principi attivi di sintesi. L'utilizzo irrazionale del glifosato è assolutamente da condannare e da considerarsi una pratica di concorrenza sleale rispetto a chi fa un'agricoltura diversa che non guarda solo al reddito, ma anche alla sostenibilità e alla salute. 

Cosa ne pensa invece di chi afferma che la Xylella abbia trovato una via preferenziale perché gli ulivi erano indeboliti dall'abuso di erbicidi e pesticidi?

È stato dimostrato che oliveti coltivati in biologico da anni hanno dimostrato comunque la vulnerabilità all'attacco della Xylella. Tutto ciò che è stato basato su questa diceria è stato una grandissima zavorra verso una ricerca che fosse in grado di affrontare la questione dal punto di vista razionale. Le soluzioni a questo tipo di problema saranno difficili da trovare, ma sicuramente lo sono molto di più quando si fa confusione e si rimesta nel torbido. In questi anni sono state tirate fuori tante di quelle fandonie, di quelle bugie che hanno portato a confondere l'opinione pubblica e la parte politica che è rimasta lontana dall'affrontare il problema. Oggi siamo in una situazione un po' diversa.

 

Le alternative naturali? Acido pelargonico e cardo selvatico

 

Via il glifosato e tutte le sintesi chimiche, non rimane che puntare sull'agricoltura sostenibile, fondata su prodotti che arrivano direttamente da madre terra. E pazienza che i costi siano al momento più alti. “Si parla di principi attivi di natura vegetale derivanti da biomasse come l'acido pelargonico, che è uno dei principi attivi che si sta testando da diversi anni con capacità variabili a seconda della tipologia di coltura per cui viene utilizzato, ma che comunque è in grado di sostituire disseccanti chimici -rivela Gianni Cantele-. Certo ha un costo più importante sul mercato e c’è la necessità di mettere a punto ulteriormente le formulazioni di questi prodotti”. 

Ed è proprio su questo binario che Coldiretti, anche a livello nazionale, sta facendo muovere il treno della sperimentazione. “C'è tutta una branca della chimica verde -continua Cantele- che è basata sull'estrazione di principi attivi derivanti da fonti vegetali che potrebbe essere un'ulteriore possibilità di sviluppo sia per gli agricoltori che per il mondo dell'industria. C'è la Novamont, la società con la quale Coldiretti ha stabilito accordi, che si occupa proprio di questo, con principi estratti, ad esempio, dal cardo selvatico, una pianta che ha una rusticità tale da poter essere usare su terreni marginali e particolarmente aridi”.

 

A Castiglione nasce il primo mulino di comunità della Puglia 

 

Quando si tratta di innovazione e sperimentazioni alimentari Castiglione d'Otranto (frazione di Andrano) è sempre all'avanguardia. Su questa linea si colloca anche l'inaugurazione, esperimento unico in tutta Italia, del primo mulino di comunità della Puglia, avvenuta domenica 31 marzo. Si tratta sostanzialmente di un centro di trasformazione polivalente dei cereali di qualità e servirà a dare valore ad una grande biodiversità cerealicola e leguminosa. L'idea è venuta all’associazione Casa delle Agriculture “Tullia e Gino” con l'obiettivo che in futuro possa essere uno strumento per praticare la democrazia del cibo e, al contempo, un incentivo per l’agricoltura sana sul territorio, luogo di cultura e strumento di lotta allo spopolamento nelle aree rurali del Salento. 

Dopo aver coltivato dal 2012 terre sottratte all’abbandono riconvertendole in agricoltura naturale, nell’autunno 2016 Casa delle Agriculture “Tullia e Gino” e Rete Salento Km0 hanno lanciato una campagna di raccolta fondi, attraverso la quale, in appena un mese, semplici cittadini e piccoli agricoltori hanno messo insieme un bel gruzzoletto di circa 37mila euro, impiegati per la ristrutturazione dei locali che ospitano il mulino. A questa cifra va aggiunto il finanziamento di 50mila euro della Regione Puglia, inserito nella legge di bilancio 2017, con un emendamento approvato dal Consiglio regionale su proposta del consigliere Sergio Blasi. Con questo denaro sono stati acquistati una parte dei macchinari per il funzionamento del mulino. Gli ultimi 15mila euro necessari a completare tutti i lavori sono il frutto di uno stanziamento della Fondazione Con il Sud.

Un impegno economico sostanzioso che è stato rafforzato da un mutuo di 70mila euro acceso dalla Cooperativa Casa delle Agriculture, utile ad acquisire l'immobile e dotarlo dei macchinari necessari. 

“Il mulino -spiegano gli attivisti di Casa delle Agriculture- è un presidio del diritto al cibo sano soprattutto per le fasce più deboli, che per ragioni di costi, finora, sono state dirottate verso l’acquisto di cibi-spazzatura. Azionando la leva della prossimità e dell’educazione, riattivando risorse dormienti come le terre incolte e i vincoli di solidarietà, noi cerchiamo di praticare la democrazia alimentare, perché è una questione di salute: alla qualità hanno diritto di accedere i figli dei ricchi quanto i figli dei poveri, dei disoccupati, dei cassaintegrati, dei salariati. Non ci possono essere compromessi su questo”. 

 

Alessio Quarta 



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