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Fotovoltaico, quale vantaggio per il territorio?

[25/10/2009] IN COPERTINA

Fotovoltaico, quale vantaggio per il territorio?

L’associazione Nuova Messapia di Soleto invita alla riflessione sull’indiscriminata colonizzazione da parte dei pannelli in silicio

 

Sul fotovoltaico il dibattito non langue. È di questi giorni il preoccupato appello lanciato dall’associazione di Soleto Nuova Messapia su quanto accade nelle terre del Salento: “Una miriade di aziende che operano nel campo delle energie rinnovabili hanno scoperto il nuovo ‘Eldorado’ nell'ottenere facilissime autorizzazioni (specie per impianti fino a 1 megawatt) e nell’installare per ettari ed ettari senza nessuna prescrizione pannelli fotovoltaici tra olivi secolari, prati rocciosi dedicati a pascolo e masserie storiche”.
L’introduzione di questa tecnologia industriale camuffata da un’ipocrita eco-sostenibilità comporta stravolgimenti radicali della geomorfologia di estesissime parti del nostro delicato territorio rurale: “Basti pensare che un parco di 1megawatt equivale a 3 ettari di terreno e il conto è presto fatto. In molti comuni sono previsti parchi che raggiungono la copertura complessiva di 100 ettari. Questi territori interessati dai progetti di ‘parchi industriali’ di pannelli fotovoltaici hanno subìto, subiscono e subiranno l’estinzioni delle caratteristiche rocce affioranti, i cosiddetti ‘cozzi’ o ‘cuti’, dove un tempo si facevano pascolare gli armenti, importantissimi per la termo-idro-regolazione del microclima ed essenziali per una miriade di specie floro-faunistiche locali. Da oggi in poi si presenteranno dissodati e appiattiti come tanti campi da bocce posti uno accanto all’altro”. I campi saranno resi sterili e volutamente inquinati a suon di pericolosissimi diserbanti, “già da tempo utilizzati in agricoltura con effetti altamente nocivi per gli agricoltori e i consumatori, nei campi fotovoltaici saranno utilizzati senza troppe attenzioni vista le finalità ‘non agricole’ dell’impianto e l’assenza di controlli e di indicazioni in merito da parte degli enti preposti. Questa è una neo-colonizzazione energetica dove in loco ci sono solo i cosiddetti 'sviluppatori' piccole aziende locali che fanno sì di ottenere tutte le autorizzazioni necessarie per poi venderle, o meglio svenderle, a grandi ditte delle energie rinnovabili del nord Italia o, peggio, a multinazionali dell'energia”.
Difatti il vero affare è nel “Conto Energia” e nei Certificati Verdi: “Gli unici ad avere un contentino sono i proprietari dei terreni a cui spesso, annichiliti dal miraggio del guadagno facile, vengono pagati indennizzi a seconda dell’entità del parco che possono variare da 3mila a 20mila euro l'anno. Il cittadino, a conti fatti, ha tutto da perdere soprattutto in termini di salute e qualità della vita: inquinamento da diserbanti, aumento del processo di desertificazione del territorio, esponenziale aumento di fonti di inquinamento elettromagnetico, perdita irreversibile della tipicità dei territori salentini, riduzione dei suoli agricoli (il futuro prossimo si giocherà su risorse idriche e territori agricoli), cementificazione e industrializzazione dei territori destinati all’agricoltura e all’allevamento, perdita irreversibile di bellezze storico-paesaggistiche con gravissimo danno per le attività turistiche, inquinamento delle falde per aumento di diserbanti, dispersioni e scariche elettriche”.


 



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