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Festa della Fica a Marittima

[09/08/2019] FESTE & SAGRE

Festa della Fica a Marittima

Al di là del salace commento che questo termine induce a fare, un momento di riflessione consente di cogliere diversi aspetti che permeavano il vivere in questi luoghi. La comunità aveva un intimo contatto con la natura, conosceva ogni singolo aspetto sapendo poi trarne vantaggio. Il frutto, in questo caso il siconio, una volta raccolto e posto su graticci di canne intrecciate, veniva esposto al sole per essiccarlo, poi messo nel forno per completare tale procedimento, quindi conservato in recipienti di terracotta (le capase). Ecco la provvista alimentare che la famiglia utilizzava in varie occasioni, il contadino nella pausa lavorativa mangiava la frisella, pane biscottato, accompagnata da un po’ di fichi secchi, i bambini in età scolare facevano merenda con i fichi. “Na poscia de fiche” (“una tasca di fichi”) era la dose giusta che l’alunno e l’agricoltore si portava appresso. Il decotto a base di fichi era il rimedio naturale contro la tosse. 

Staccando i frutti dal ramo si nota una secrezione bianca utilizzata sia per cagliare il latte sia per eliminare le verruche. Le foglie servivano per integrare, dati i magri pascoli, l’alimentazione degli ovini. Anche i frutti marcescenti, non utilizzabili per l’alimentazione umana, venivano raccolti e venduti per l’estrazione dell’alcol (“fichi allu mmarco”). 

Come non ricordare che in passato le stagioni si riconoscevano dagli adori che si diffondevano nel paese: in inverno quello del pane, in primavera prevaleva quello dell’erba verde prima poi del fieno, in estate quello intenso del tabacco messo ad essiccare lungo le strade cittadine, in autunno si gustava la fragranza dei fichi messi nei forni ad essiccare e il tipico odore del mosto in fermentazione posto nei palmenti, infine il delicato profumo di olio provenienti dai frantoi. 

Come non ricordare l’enorme lavoro che i nostri antenati hanno svolto per poter avere a disposizione un po’ di terra da coltivare: spietramento, terrazzamenti, sistemazione a gradoni; oggi il nostro territorio così apprezzato da tanti e il risultato di tanta fatica a cui noi tutti dovremmo dare merito. Infine parlare della Festa della fica significa dare voce a chi non ne ha, a far conoscere l’ultimo dramma che questa comunità sta vivendo a causa della malattia che sta distruggendo l’ultima risorsa agricola: l’olivicoltura. 

E per celebrare degnamente questo frutto protagonista della storia della nostra comunità, il 16 agosto a Marittima in piazza Don Bosco ritorna la Festa della fica, che riparte dopo quasi dieci anni di stop grazie al lavoro instancabile di un nuovo Comitato festa in collaborazione con l’Associazione Arapaima di Marittima. Proprio il prelibato frutto sarà protagonista di degustazioni a base di prodotti freschi e proposte gourmet: in particolare si segnala la collaborazione con l’IPSEO “Aldo Moro” di Santa Cesarea Terme, i ci allievi saranno ai fornelli per preparare ricette ad hoc. Non mancheranno comunque stand di carni grigliate, sfizierie locali e men che meno il buon vino. Presso i mercatini saranno in vendita cibi e bevande a base di fico a lunga conservazione, gadget e prodotti unici dell’artigianato locale. 

Alle 20.30 in programma un Convegno scientifico, tenuto da esperti botanici, al termine del quale sarà inaugurata la mostra pomologica in cui sarà possibile ammirare decine di varietà di fichi locali. Spazio anche alla musica popolare per la gioia di turisti e appassionati: alle 21.30 aprirà le danze Uccio Aloisi Gruppu, band della storica voce della pizzica salentina; a seguire Antonio Castrignanò, sulle cui note gli spettatori potranno abbandonarsi a balli scalmanati. 

Per essere aggiornati di tutte le novità su quest’evento seguite la pagina Facebook “Festa della Fica” perché, come ricordano gli organizzatori, “u sannu tutti, ormai è storia ‘ntica, ca u fruttu cchiù duce è propriu la fica”.

 

ARA 



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