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Ferie estive: istruzioni per l'uso

[12/07/2019] FOCUS LAVORO

Ferie estive: istruzioni per l'uso

Fatta eccezione per i casi di cessazione del rapporto di lavoro (nei quali è prevista l’indennità sostitutiva), le ferie sono un diritto per ogni lavoratore che deve però concordarne i periodi con il datore di lavoro 

 

Questo è il periodo dell’anno in cui i lavoratori iniziano a pensare alle agognate ferie estive. Le ferie lavorative sono periodi retribuiti di riposo garantiti dalla Costituzione per consentire al lavoratore dipendente di recuperare le energie psico-fisiche e dedicarsi alla propria vita sociale e familiare. La legge interviene fissando un numero minimo di giorni di ferie annuali che il dipendente matura e che altresì deve godere entro determinate scadenze. 

Tutte le ferie maturate devono essere godute: infatti, fatta eccezione per i casi di cessazione del rapporto di lavoro, nei quali è prevista l’indennità sostitutiva, i giorni di ferie non possono essere liquidati in busta paga senza che siano fruite realmente. Le ferie retribuite annuali sono un diritto cui nessun lavoratore può rinunciare ed è attuato dall’articolo n. 2.109 c.c. La fruizione delle ferie è decisa dal datore di lavoro che deve tenere conto oltre che delle esigenze dell’impresa, anche degli interessi dei dipendenti. Nello specifico la legge n. 66/2003 stabilisce che è di quattro settimane all’anno il periodo minimo di ferie che il dipendente matura annualmente che devono essere godute secondo precise scadenze: due settimane entro il 31 dicembre dell’anno di maturazione; le restanti nei 18 mesi successivi l’anno di maturazione (ciò significa che le ferie maturate nel 2019 devono essere obbligatoriamente godute entro il 30 giugno 2020). 

I contratti collettivi possono altresì intervenire prevedendo un monte ferie superiore a quello minimo per legge. Il dipendente può avanzare richiesta di fruire di un certo numero di giorni di ferie in un determinato periodo (con un congruo preavviso, in modo tale da permettere al datore di lavoro di organizzare l’attività produttiva), ma non può in ogni caso fissare in maniera arbitraria e unilaterale il proprio periodo di ferie: il consenso definitivo per assentarsi dal lavoro spetta, infatti, all’azienda. Una volta comunicato il periodo di godimento delle ferie, il datore può modificarlo semplicemente a causa di un mutamento delle esigenze produttive e aziendali. Tali modifiche, tuttavia, devono essere comunicate con congruo preavviso e in ogni caso prima dell’inizio del periodo di ferie. Tra i casi di assenze che non danno luogo a maturazione delle ferie, ricordiamo: congedo parentale; sciopero; permessi per malattia del bambino; preavviso non lavorato; aspettativa sindacale per cariche elettive. 

 

Cosa fare quando in caso di malattia 

 

Alla domanda se la malattia insorta durante le ferie le interrompa o meno, si può rispondere che risulta necessario valutare di volta in volta se lo specifico stato morboso denunciato dal lavoratore gli impedisca effettivamente di godere il riposo e il recupero delle energie psicofisiche propri delle ferie. Di conseguenza, per il diritto al trattamento di malattia, il lavoratore, intanto, deve inviare la documentazione sanitaria all’azienda e all’Inps; l’onere di provare che la malattia non pregiudichi il recupero delle energie psicofisiche del lavoratore (e che pertanto la malattia non sia idonea a interrompere le ferie) incombe sul datore di lavoro. 

Per provare l’inidoneità della malattia a sospendere le ferie è necessario da parte del datore chiedere all’Inps o all’Asl di effettuare una visita di controllo specifica, volta non solo a verificare l’esistenza della malattia, ma anche a valutare se la stessa è compatibile con le ferie. Resta ferma la competenza finale del giudice in caso di contenzioso. 

 

Gabriele Toma 

Avvocato civilista e giuslavorista in Maglie 

Mail: avvocato.gabrieletoma@gmail.com 



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