Sei in: Home»Rubriche»In copertina

Ferdinando Boero: "Tartarughe, capodogli e delfini sempre pił presenti nei nostri mari"

[29/06/2018] IN COPERTINA

Ferdinando Boero: "Tartarughe, capodogli e delfini sempre pił presenti nei nostri mari"

Secondo il docente dell’Università del Salento il nostro mare risulta un ottimo habitat per queste specie, grazie anche alla presenza delle Aree marine protette 

 

La presenza di tartarughe Caretta caretta, di cetacei, di delfini e di squali verdesca, solo per dirne alcuni, sono segnali di un mare, quello salentino, che gode di un buon stato di salute, a cui, tuttavia, turisti e in particolar modo residenti dovrebbero prestare amorevole cura non solo nei mesi estivi, ma tutto l'anno. Tra i massimi esperti della materia a livello internazionale c'è Ferdinando Boero, ordinario di Zoologia nel corso di Laurea di Scienze e Tecnologie per l'ambiente e di Marine Biodiversity and Ecosystem functioning nell'innovativo corso di Laurea in inglese di “Coastal and Marine Biology and Ecology” dell'Università del Salento. 

Professore Boero, innanzitutto qual è lo stato di salute dei nostri mari? 

In base a quelle che sono le attività portate avanti dall'Università del Salento possiamo dire che la qualità del nostro mare è molto alta. Noi abbiamo due aree marine protette in Salento, una a Porto Cesareo, in provincia di Lecce, e una a Torre Guaceto, in provincia di Brindisi, e adesso si è innescato il processo per l'area marina protetta da Otranto a Santa Maria di Leuca. Le aree marine protette sono l'equivalente dei Parchi nazionali in mare, ambienti di cui lo Stato italiano si prende cura e di cui ne riconosce la validità. 

Quali sono le specie faunistiche che abitano nei nostri mari? 

Le tartarughe marine sono in aumento dappertutto perché essendoci il riscaldamento globale hanno maggiore possibilità di nidificare anche a latitudini dove prima non nidificavano. Si stanno espandendo verso nord perché fa più caldo, qui ci sono molte meduse e le tartarughe nutrendosi di meduse trovano un clima più favorevole per loro. Stanno arrivando anche specie tropicali con il riscaldamento globale, mentre alcune specie stanno quasi scomparendo a causa di cattive abitudini. Ci sono nel golfo di Taranto le balene e i capodogli, ci sono sempre più delfini, ce ne sono talmente tanti che i pescatori si lamentano perché rovinano le reti. Il problema è la sovrappesca, ovvero l'eccessiva pressione della pesca, che sta rendendo i pesci sempre più radi. 

Quali i rischi provocati dalla tecnica dell'airgun per la ricerca del petrolio in mare?

È uno strumento che emette rumori fortissimi, una sorta di ecoscandaglio, ma molto più potente. L'ecoscandaglio ci manda l'eco del fondo e vediamo il profilo del fondale. L'airgun, invece, emette dei suoni talmente forti che penetrano nel sedimento e rimandano informazioni relative a ciò che c'è sotto la superficie del fondale, in modo da capire se c'è gas o petrolio, naturalmente con danni notevoli alla flora e alla fauna del mare. 

Un'importante opera di divulgazione scientifica arriva dal Museo di Biologia Marina “Pietro Parenzan” di Porto Cesareo che lei ha diretto per 30 anni.

L'Università del Salento ha quel museo visitato ogni anno da 12mila persone, poi il Museo dell'Ambiente a Ecotekne, l'Osservatorio della Palacìa a Otranto e Avamposto Mare a Tricase porto, in collaborazione con l'Amministrazione comunale e l'associazione Magna Grecia. L'Università del Salento ha un'attività intensa sulla biologia marina: basti pensare al corso in inglese di Coastal and Marine Biology and Ecology, a cui si iscrivono studenti provenienti dall'America o dall'India, oltre che da tutta Italia, da Milano a Genova, Napoli o Palermo, un fiore all'occhiello che ci permette di essere tra i network europei di eccellenza. 

 

Bentornata foca monaca 

 

Non più tardi di un anno fa nei pressi della Grotta Matrona a Marina Serra di Tricase fece capolino una foca monaca, avvistata da una comitiva di amici usciti in barca per una battuta di pesca amatoriale e che erano stati incuriositi da una folta presenza di gabbiani. Qualche breve evoluzione in mare, un saluto veloce e poi via con la preda in bocca. Capita l'eccezionalità dell'evento, i pescatori allertarono immediatamente i biologi marini dell'Avamposto Mare del Porto Museo Tricase che, a loro volta, contattarono Luigi Elio Alessandro Bundone, docente dell'Università di Venezia, da anni alla ricerca di prove della presenza della foca monaca nel Mediterraneo. 

Come ebbe modo di confermare in quell'occasione lo stesso Bundone, l'avvistamento di un esemplare della specie Monachus monachus lungo le nostre coste, sebbene non frequente, non è un evento unico. In Salento la specie era presente in epoche passate ed in tempi recenti diversi incontri con singoli esemplari sono stati segnalati e accertati lungo la costa. Avvistamenti che potrebbero indicare un possibile ritorno degli animali, spiegato anche in considerazione della vicinanza alle isole Ioniche greche, dove è nota una popolazione riproduttiva della specie. “Per consentire a questi esemplari di rioccupare i loro antichi territori -sottolinea il ricercatore- è fondamentale non arrecargli disturbo”. 

 

Alessio Quarta 



«Indietro
Andrea Maggino L'intervista della settimana
Andrea Maggino

Web Agency Lecce sciroccomultimedia Posizionamento sui motori di ricerca webrising