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Ecomostro vista mare

[06/10/2017] PRIMO PIANO

Ecomostro vista mare

Il sindaco di Tricase Carlo Chiuri ha emanato un’ordinanza per obbligare gli eredi di Alessandro Sauli a mettere in sicurezza e recuperare il rudere (in origine un albergo-ristorante) prospicente il Porto 

 

Non finiti, abbandonati a sé stessi negli anni, in decadenza, il più delle volte a rischio crollo, costruiti all’interno di una natura che doveva rimanere incontaminata. Sono gli ecomostri, edifici di cui si intravede soltanto uno scheletro mai terminato, su cui il tempo ha soffiato il vento dell'indifferenza prima, della rabbia poi. Succede in tutta Italia e purtroppo il Salento non fa eccezione. 

Il primo caso riguarda un immobile privato a Tricase Porto, una costruzione che doveva fungere da albergo-ristorante di cui però è visibile solo un rudere pericolante, nascosto tra la macchia mediterranea. Un pugno nell'occhio, comunque, per chi arriva in uno dei punti più suggestivi del litorale salentino. Uno stabile dalla storia controversa, per molti tratti perfettamente rientrante nel disegno del carattere italico. 

Il gruppo “Abbattiamo l'ecomostro di Tricase Porto”, molto attivo anche su Facebook, nel corso degli anni ha provato a smuovere la situazione, con raccolte firme e incontri pubblici per chiedere la demolizione dell'edificio, e ha ricostruito le tappe principali che avrebbero permesso di cementificare un'area sottoposta a vincolo paesaggistico. A partire dal marzo 1962 quando il proprietario del terreno, Alessandro Sauli, scrive all'allora sindaco di Tricase per chiedere una sorta di ripensamento in merito al vincolo esistente. Un anno dopo, nel marzo del 1963, viene presentato il progetto per la realizzazione di un albergo-ristorante cui la Soprintendenza dà parere favorevole nel giugno dello stesso anno. La decisione spiazza più di qualcuno, a tal punto che l'Ispettore onorario per le opere di antichità e di arte dei Comuni di Tricase e Andrano, prof. Salvatore Cassati, indignato con la Soprintendenza, lascia il proprio incarico. 

La Commissione Edilizia, ad agosto 1963, sposa completamente la posizione di Cassati, ma dà comunque un parere favorevole. Il sindaco dell'epoca, Cosimo Piccinni, dà il nulla osta per l'inizio dei lavori, fissando alcuni paletti che già nel corso dei mesi successivi verranno modificati, come quello dell'arretramento dalla strada provinciale portato da 10 a 9 metri. E nel 1969 il Prefetto concede la licenza d'uso per civile abitazione. 

Oggi, nel 2017 quello stabile è ancora lì, abbandonato all'incuria e al degrado. Tant'è che l'attuale sindaco di Tricase, Carlo Chiuri, con l’ordinanza n. 167/2017 emanata a fine agosto prova a risolvere la questione, ordinando ai proprietari, gli eredi Sauli, “di procedere alla sistemazione della recinzione della struttura in maniera da non rendere agevolmente frequentabile l'area esterna circostante la stessa, di predisporre una opportuna custodia dello stesso immobile apponendo impedimenti fisici all'accesso agli ambienti interni, nonché di segnalare, con idonea cartellonistica, che l'area interna può essere interessata da pericoli di crollo; di procedere alla tinteggiatura delle facciate esterne al fine di ripristinare il decoro urbano nonché a tutela di un'area di elevato pregio paesaggistico”. Infatti, nel corso degli ultimi anni l'edificio è diventato spazio privilegiato per artisti che lo hanno colorato di murales, ma soprattutto di soggetti “dediti all'assunzione di sostanze stupefacenti”. 

“Stiamo attendendo che tornino le notifiche -ci confida il primo cittadino-. Noi come Amministrazione chiediamo la messa in sicurezza dell'edificio e il decoro. La struttura al momento è facilmente fruibile e a rischio crollo. Se le nostre misure non verranno rispettate sono previste delle sanzioni amministrative. Noi stiamo monitorando varie situazioni di questo genere, su cui bisogna necessariamente intervenire. Dobbiamo muoverci nei limiti imposti dalla legge, per cui chiediamo ai proprietari quantomeno di mettere in sicurezza quell'edificio -conclude Chiuri-, impedendo l'accesso a tutti, e di adeguarlo al decoro urbano”. 

 

Alessio Quarta 



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