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Don Antonio Coluccia: "Non mi fermeranno!"

[21/12/2018] PRIMO PIANO

Don Antonio Coluccia: "Non mi fermeranno!"

Nonostante gli atti intimidatori (gli ultimi di una lunga serie) subiti nei giorni scorsi a Specchia e Supersano, il sacerdote da anni in prima linea nella lotta all’illegalità procede per la sua strada: “Bisogna esortare i giovani all’impegno, ad abitare la propria terra sporcandosi le mani ed amandola perché l’omertà non aiuta”. 

Non è la prima volta che don Antonio Coluccia, sacerdote vocazionista di origini salentine, fondatore dell'Opera Don Giustino a Roma e da sempre in prima linea nella lotta per la legalità, viene preso di mira: qualcuno nei giorni scorsi ha deturpato il manifesto che annunciava la sua partecipazione ad un incontro a Supersano sovrapponendo una scritta in arabo traducibile con “buon appetito” o “buono da mangiare”. Nella notte della scorsa domenica invece l'avvertimento, ben più grave, arrivato con quattro colpi di proiettile che hanno distrutto lo sportello anteriore destro e il vetro di quell’Alfa Romeo 166 che don Antonio usa per spostarsi in Salento per portare la testimonianza del suo impegno, come lui stesso ci ha spiegato.

Don Antonio, in cosa consiste l’attività che porta avanti nella provincia di Lecce e perché il suo impegno risulta oggi così scomodo per qualcuno?

Il mio impegno qui è rivolto principalmente ai giovani di scuola media e superiore e consta di numerosi incontri volti all’educazione e alla costituzione di cittadinanza attiva. Io vivo a Roma in un bene confiscato alla Banda della Magliana, divenuto oggi una casa di accoglienza per persone emarginate e senza fissa dimora, è così che porto l’esempio concreto di uno Stato che vince la sua lotta alla criminalità organizzata affidando beni di questo tipo ad associazioni che operano nel sociale e riutilizzano questi spazi a favore delle comunità in cui sono situati. Propongo, dunque, un messaggio di antimafia sociale come risposta alle tante emergenze giovanili che ogni giorno ci vengono poste sotto gli occhi, prima fra tutte la droga. Mi batto contro questo modo di fare, perché non fa altro che sostenere la criminalità organizzata e tutte le attività illecite ad essa connesse, è questo probabilmente che mi fa percepire come un cittadino scomodo. 

Cosa ha pensato dopo gli spiacevoli avvenimenti che l’hanno visto coinvolto nei giorni scorsi?

Certamente sono spaventato, sebbene anche in passato sono stato vittima di questo genere di intimidazioni è la prima volta che vengo minacciato con arma da fuoco. Ho subito sia a Roma che nel Salento diversi episodi intimidatori anche precedenti all’acquisizione del bene confiscato; ricordo un episodio di vandalismo a Scorrano precedente a questi ultimi due quando, a seguito di un incontro che avevo tenuto in una scuola, l’edificio venne poi preso d’assalto e danneggiato nella notte. Nonostante tutto, però, continuerò a portare avanti il mio messaggio, non mi fermo! 

Quindi andrà avanti, nonostante questi tentativi di intimidazione…

Sono stato sotto scorta e ho poi avuto una revoca, ma tutto questo non mi impedisce di portare avanti il mio impegno come cittadino e come sacerdote. È importante andare avanti nonostante tutto, perché credo fortemente che non si possa parlare ai giovani esortandoli ad avere la schiena dritta, a non piegarsi, a guardare avanti se poi non possono riscontrarne esempi concreti nella quotidianità. Bisogna avere speranza, esortare i giovani all’impegno, ad abitare la propria terra sporcandosi le mani ed amandola perché l’omertà non aiuta. L’omertà è un cancro sociale che va sconfitto. 

Ad un giovane oggi potrebbe forse venire spontaneo chiedersi perché valga così tanto la pena impegnarsi nonostante tutto e tutti fino a rischiare, se necessario, anche la vita per questo. Lei cosa gli risponderebbe? 

Certo, vale pena rischiare fino alla fine perché la vita stessa è già un rischio in sé. È il Vangelo della responsabilità che ci chiede di vivere il nostro impegno quotidiano come cittadini e battezzati, che ci sprona continuamente a costruire la civiltà dell’amore qui ed ora passando anche per i rischi che la vita spesso ci pone davanti. Ci sono stati tanti grandi della storia che hanno rischiato per quello in cui credevano, dando addirittura la vita per questo: ecco, sono esempi che con la loro testimonianza parlano decisamente di più di tutto il resto. Bisogna, dunque, vivere e vivere bene.

Serena Merico

In prima linea da anni contro l’illegalità 

Soprannominato “la cambiale di Dio” per la sua richiesta continua di beni di prima necessità o di contributi in denaro per il sostentamento dei senzatetto presso i superiori della Curia e gli amministratori comunali di Roma, don Antonio è un sacerdote vocazionista 43enne originario di Specchia e trapiantato a Roma, dove a partire dal 2012, dopo anni di attività in sostegno di senzatetto e bisognosi presso la parrocchia di San Filippo Apostolo, grazie alla legge n. 109/1996 sui beni confiscati alla mafia, riesce a farsi assegnare dal Comune di Roma una villa in via Giustiniana appartenuta ad un boss della banda della Magliana, per farla diventare un alloggio per senzatetto. La struttura è stata ristrutturata e inaugurata con il nome di “Opera Casa di accoglienza Don Giustino M. Russolillo”. Il principio seguito? La dignità. Don Antonio ha sempre affermato che nell’accogliere gli ospiti si è tenuto conto di un solo, fondamentale principio: “Dare a chi non ha, ricordandosi prima di tutto, prima di qualsiasi percorso di recupero, che a chiedere aiuto è una persona alla quale la dignità è stata tolta”. La realizzazione della Casa di accoglienza è stata anche merito del cardinale Agostino Vallini, già Vicario di Sua Santità per la Diocesi di Roma, che fin dall’inizio ha creduto in questo progetto e ha sostenuto don Antonio.

 

Attraverso una vasta rete di contatti che ha referenti anche in Salento, don Antonio cerca di provvedere al meglio alle esigenze degli ospiti e di trovare loro un lavoro, togliendoli dalle “grinfie” della criminalità organizzata per la quale potrebbero diventare ottima manodopera. Se a questo si aggiunge il suo impegno per la divulgazione e l’educazione dei più giovani contro l’omertà e la criminalità, si capisce facilmente perché più di qualcuno gli voglia male.   

 


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