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Divieto di accesso

[12/07/2019] IN COPERTINA

Divieto di accesso

In seguito alla chiusura dei biostabilizzatori di Ginosa e Lucera, il presidente della Regione Puglia Emiliano ha disposto il trasferimento dei rifiuti organici presso l'impianto di Poggiardo, la cui comunità in passato ha già subito le conseguenze dei miasmi derivanti proprio dall’elevata presenza di organico rispetto alla frazione secca. La netta opposizione del sindaco Colafati ha scongiurato il pericolo, ma la priorità è ora realizzare in Salento un impianto di compostaggio 

 

Crisi del ciclo dei rifiuti e ed emissioni odorigene si sono intrecciate in una nuova emergenza che ha rischiato di assumere dimensioni notevoli. Protagonista della vicenda è ancora una volta il biostabilizzatore di Poggiardo, salito alle cronache locali per i miasmi, fastidiosi e spesso dannosi per la salute, derivanti dalla sua attività di trattamento dei rifiuti e che si manifestano soprattutto nella stagione estiva. 

Dopo anni di segnalazioni da parte di cittadini e della stessa Amministrazione comunale, nel 2015, con il rinnovo dell'Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia), vennero stabilite alcune prescrizioni per contrastare le emissioni, tra cui l'installazione di centraline di monitoraggio. Nel 2017, invece, la Regione provvide al cambio anticipato del biofiltro, mentre nel maggio 2018 si sollecitò l'installazione delle centraline. Una svolta importante si ebbe nel luglio dello scorso anno, quando, a causa di nuovi episodi odorigeni, la Regione ordinò un'ispezione dalla quale emerse che la criticità dell'impianto era da ricercarsi nella eccessiva presenza della componente organica nel rifiuto indifferenziato. L'Aia prescrisse quindi l'avvio di una raccolta differenziata spinta che separasse organico e secco, seguito dalla diffida del sindaco di Poggiardo nei confronti dei 46 comuni dell'Ato Lecce 2 ad avviare il nuovo servizio. E in attesa della realizzazione di un impianto di compostaggio, si stabilì di trasportare il rifiuto umido fuori provincia. 

Nonostante tutto, lo scorso giugno si sono manifestati i fantasmi di una nuova emergenza. A causa del sequestro dell'impianto di Ginosa e della chiusura di quello di Lucera, il presidente regionale Michele Emiliano emise un'ordinanza con la quale stabiliva che dal 3 all'8 giungo i rifiuti organici provenienti dal brindisino avrebbero dovuto essere accolti da altri impianti, tra cui quello di Poggiardo, ma con l'impegno di proseguire anche per 180 giorni. A questo provvedimento ne seguì uno del sindaco di Poggiardo Giuseppe Colafati che vietò nuovi conferimenti dal brindisino a partire dal 10 giugno, seguito poi da una ordinanza regionale che confermava le prime istruzioni. 

Un botta e riposta che si è concluso nei giorni scorsi con l'ordinanza del sindaco poggiardese di chiudere l'ingresso ai camion. Il rischio di trovarsi coi rifiuti per strada ha così portato ad un incontro tra l'Amministrazione comunale di Poggiardo e Michele Emiliano, il quale ha escluso nuovi conferimenti, garantendo in tempi brevi nuove soluzioni. Una situazione complessa che il sindaco Colafati ci ha descritto nei dettagli e che deve avere come necessario epilogo la più immediata realizzazione di un impianto di compostaggio. 

 

Giuseppe Colafati: “La mia comunità ha già sofferto troppo: non potevamo accogliere altri rifiuti”

 

Ha puntato i piedi con il rischio di far nascere una nuova emergenza rifiuti, ma ha ottenuto un risultato importante: l’impianto di biostabilizzazione di Poggiardo non deve accogliere più la componente umida dei rifiuti provenienti dal brindisino, scongiurando un ennesimo sovraccarico che avrebbe quasi sicuramente comportato nuovi fenomeni odorigeni. Giuseppe Colafati, primo cittadino di Poggiardo, ci ha raccontato la situazione creatasi nelle scorse settimane, che si inserisce nel quadro più complesso che riguarda il ruolo del suo Comune nella gestione del ciclo dei rifiuti. 

Sindaco Colafati, cosa è successo nei giorni scorsi?

Ho emesso un’ordinanza con la quale indirizzavo la Polizia Locale a bloccare gli autocompattatori che trasportavano i rifiuti organici provenienti dal brindisino. È stata una risposta alle ordinanze emesse dal presidente della Regione Puglia nei giorni precedenti, accompagnata anche dall’incarico affidato il 24 giugno all’avvocato Sticchi Damiani di impugnarle dinanzi al Tar.

Perché si è arrivati a questo? 

Tutto è cominciato quando a causa della cessata attività di alcuni impianti del brindisino, soprattutto quello di Ginosa, un’ordinanza regionale ha stabilito che dal 3 all’8 giugno i rifiuti umidi provenienti da quei territori avrebbero dovuto essere smaltiti in altre strutture, tra cui il nostro biostabilizzatore. Si trattava di un provvedimento emanato con l’art. 191 che riguarda i poteri speciali del Presidente regionale per scongiurare le emergenze e che in realtà ci impegnava per 180 giorni. Risposi inviando con data 10 giugno un’ordinanza sindacale con la quale ordinavo al gestore dell’impianto di non accogliere più i rifiuti del brindisino, la quale venne prima disattesa e poi seguita da un’altra ordinanza regionale che ribadiva con più precisione le direttive precedenti. Da qui, la scelta di adire le vie legali e bloccare i mezzi all’ingresso dell’impianto.

Perché non si potevano accogliere per quel periodo anche quei rifiuti?

Perché avremmo reso vano un importante risultato ottenuto mesi prima. Un’ispezione regionale del luglio 2018 aveva finalmente stabilito che la causa delle emissioni odorigene provenienti dall’impianto era da ricercarsi proprio nella eccessiva presenza del rifiuto umido, che veniva conferito insieme al secco. L’Aia stabilì quindi che tutti i 46 comuni dell’Ato Lecce 2 dovessero avviare una raccolta differenziata spinta che separasse secco e umido: il primo da conferire nel nostro impianto, il secondo da trasferire fuori provincia in attesa di un impianto di compostaggio. Ricevere un surplus di materiale organico avrebbe quindi vanificato quel traguardo, considerando inoltre che proprio in quel periodo avremmo dovuto accogliere anche i rifiuti dei comuni degli Aro 6 e 11, a causa dell’intoppo del loro servizio. 

Da qui l’incontro tenutosi lo scorso 7 luglio a Lecce. Cosa è emerso? 

Oltre alle scuse presentate da Emiliano, la riunione ha stabilito che i rifiuti organici di Brindisi, San Donaci, San Pietro Vernotico e Torchiarolo non saranno più conferiti presso l’impianto di Poggiardo, ma in quelli di Ugento e Manduria. Questo è il programma fino al 17 luglio, ma sia Ager che Regione Puglia si sono impegnati affinché possano trovare le soluzioni con le quali riattivare in brevissimo tempo l’impianto di Ginosa. 

Qual è situazione attuale riguardo la raccolta differenziata spinta?

Lo scorso anno si stabilì che questo nuovo servizio di raccolta doveva essere organizzato in ambito di Aro, con la frazione umida che sarebbe stata trasferita fuori provincia. Oggi sono poco meno di 30 i Comuni che hanno attivato il servizio, mentre gli altri, come Poggiardo, stanno facendo i conti con la crisi degli impianti e con intoppi burocratici che stanno rallentando l’iter. Si tratta, però, per la gran parte di Comuni già pronti, come noi dell’Aro 7, che hanno già avviato una campagna di informazione e assegnato il servizio ad un’azienda. Ora, il prossimo passo da compiere è la realizzazione di un impianto di compostaggio nella provincia di Lecce che possa accogliere i rifiuti organici. 

Come ci si sta attivando sotto questo punto di vista?

Abbiamo spronato il presidente della Provincia di Lecce e il sindaco di Casarano e vicepresidente di Ager, entrambi presenti lo scorso 7 luglio, ad attivarsi per l’individuazione di una struttura idonea, che tra i tanti vantaggi avrà quello di contenere le tariffe. E anche questo processo dovrà tenere conto di particolari fattori, come la stazione di trasferenza la cui funzione è quella di abbattere i costi di trasporto e, conseguentemente, anche la tariffa. Tra le alternative era stata individuata Galatone ma, nonostante abbia vinto delle gare, non ha una capienza sufficiente. 

Cosa rappresenta il risultato che avete ottenuto il 7 luglio scorso? 

È il riconoscimento per una comunità che ha pagato tanto per le criticità del ciclo dei rifiuti. È un grande risultato per me come sindaco, che ho difeso i miei cittadini in tutte le sedi, ma anche per tutta l’Amministrazione comunale, per consiglieri, assessori, polizia locale, uffici e per gli stessi cittadini, che hanno segnalato le criticità, partecipato agli incontri e fornito suggerimenti. Ci tengo però a sottolineare come le azioni messe in atto hanno voluto preservare la salute dei cittadini, la godibilità dell’ambiente, ma anche tutto il sistema: se il conferimento dei rifiuti brindisini avesse portato in crisi l’impianto e generato un impatto odorigeno eccessivo, l’unica soluzione sarebbe stata quella di chiuderlo, mettendo in crisi un intero territorio.

 

Alessandro Chizzini 



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