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Debito di cittadinanza

[21/02/2020] IN COPERTINA

Debito di cittadinanza

In provincia di Lecce in quarto degli oltre 15mila intestatari del Reddito di cittadinanza non ha risposto alle convocazioni dei Centri per l’impiego, mentre Confindustria boccia senza riserve il provvedimento voluto da Luigi Di Maio, a causa di sgravi fiscali irrisori e dei bassi livell di specializzazione e scolarizzazione dei beneficiari  

 

Era il 28 settembre 2018 quando Luigi Di Maio, all'epoca ministro del Lavoro del Governo gialloverde, annunciava la “fine della povertà” dopo l'approvazione della manovra economica che avrebbe introdotto il Reddito di cittadinanza e Quota 100. Dopo il primo step con la creazione del sito per fare la domanda, dal 1° aprile 2019 l'esperimento Rdc è entrato effettivamente in vigore. I dati diffusi dall'Anpal, l'Agenzia per le Politiche Attive del Lavoro, raccontano di una realtà complessa: a fine anno il sussidio aveva raggiunto 2,3 milioni di persone, mentre a fronte delle 529mila convocazioni da parte dei Centri per l'Impiego, le sottoscrizioni dei “patti di servizio” erano state 262.738. Insomma, quasi la metà degli aventi diritto non ha risposto alle chiamate dei navigator (ovvero i tutor, selezionati tramite concorso, che hanno il compito di supportare gli operatori dei Centri per l’impiego nella realizzazione di un percorso che coinvolga i beneficiari del Reddito di cittadinanza dalla prima convocazione fino all’accettazione di un’offerta di lavoro). 

E qui arrivano le prime crepe di uno strumento che, comunque, ha dato un minimo di serenità economica a molte famiglie italiane, continuamente demoralizzate da una cronica difficoltà a trovare lavoro. Ancora: da aprile 2019 a fine gennaio 2020 sono stati assunti quasi 40mila percettori del reddito di cittadinanza: la metà risiede al Sud, un terzo al Nord. Il 65% è stato assunto con un contratto a tempo determinato, poco meno di uno su cinque con un contratto a tempo indeterminato. In totale, a fine 2019 circa l'1,7% dei beneficiari ha trovato un lavoro, un dato che comunque va preso con le pinze perché include anche chi, pur beneficiario del sussidio, non deve sottoscrivere alcun Patto per il lavoro (minori, anziani, disabili ecc).  Questi i freddi numeri che caratterizzano il panorama a livello nazionale. 

Il contesto locale, della provincia di Lecce, ricalca più o meno la stessa linea, pur dovendo fronteggiare problematiche notevoli così come sono state evidenziate dal consigliere regionale, Sergio Blasi: da una parte, la difficoltà dei Centri per l'impiego, in particolare quello del capoluogo di provincia, a contattare i beneficiari per prospettar loro un’offerta di lavoro; dall'altra, la cronica difficoltà di un'istituzione che da anni deve fare i conti con tecnologie a dir poco obsolete, il blocco dei concorsi dal 1990, posti di lavoro fatiscenti spesso inaccessibili ai disabili. Le premesse, al momento, non sono dunque delle più rosee con le imprese private che sembrano piuttosto diffidenti su possibili eventuali assunzioni. 

 

Sei nato in Svizzera? Per l’Inps non hai diritto al Rdc 

 

Solo agli italiani. Quella che è una prerogativa, che sa più di slogan elettorale, rischia di diventare una falla piuttosto bizzarra del sistema RdC per chi italiano lo è da sempre, nonostante magari sia nato in un Paese straniero. Ed è quello che effettivamente è successo ad una donna di Martano, nata in Svizzera, che si è vista rifiutare la propria domanda di reddito di cittadinanza perché considerata cittadina non italiana. Dopo un primo ricorso ha cominciato a ricevere gli assegni e poi di nuovo l'interruzione. w

Il Ministero del Lavoro e l'Inps le hanno chiesto di inviare via web il codice fiscale e il codice personale precedentemente ottenuto allo scopo di aggiornare il database degli aventi diritto. Dopo di che qualcosa è andato storto e i pagamenti non sono stati più effettuati perché, stando a quanto riferito dagli operatori telefonici dell'Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, la donna veniva considerata una cittadina straniera, priva della cittadinanza italiana. E nelle sue stesse condizioni si sono ritrovate decine di persone nate in terra elvetica che si sono messe in fila negli uffici territoriali di Inps per vedere riconosciuti i propri diritti. 

Ora al danno si aggiunge la beffa, perché gli aventi diritto dovranno aspettare la correzione dei dati, una nuova elaborazione da parte del sistema centrale e solo allora potranno sperare di poter ottenere nuovamente il Reddito di cittadinanza. Fino ad allora dovranno tirare a campare. 

 

L’odissea dei beneficiari, tra tante promesse e ben poche certezze 

 

In un mondo che fatica a creare soluzioni lavorative per i giovani, specie per i trentenni che per un qualsiasi motivo hanno deciso di rimanere al Sud per provare a disegnare il proprio futuro, il Reddito di cittadinanza ha costituito una piccola ancora di salvezza, un salvagente con cui affrontare le onde anomale della vita moderna. “Ho fatto la richiesta al Caf nel mese di aprile, portando tutti i documenti necessari, le mie esperienze pregresse e sottoscrivendo il Patto di servizio tra l'altro in un momento in cui avevo appena avuto un contatto per un lavoretto a chiamata per delle promozioni per una compagnia telefonica -racconta Paola, giovane ragazza del Nord Salento-. Poi dopo qualche mese, intorno a giugno o luglio, ho cominciato a percepire il Reddito di cittadinanza. Niente di che, intorno ai 300 euro circa, credo sia il minimo previsto”. 

Un periodo che Paola ricorda bene perché era difficile trovare risposte certe alle proprie domande relative al funzionamento del RdC. Personale dei Centri per l'impiego spesso catapultati nel nuovo contesto legislativo senza un'adeguata formazione, così la confusione nelle prime settimane l'ha fatta da padrone: “Ricordo che giravo i vari uffici per chiedere quali erano gli step successivi, cosa sarebbe accaduto nei mesi a venire o se io rifiutavo una proposta di lavoro, ma nessuno sapeva rispondermi”. 

Un giorno di ottobre le arriva sul cellulare un sms per avvisarla di un colloquio presso il Centro per l'impiego di Nardò. L'appuntamento segnato in rosso sul calendario, in modo da non dimenticarlo poi il primo contatto con il navigator, lo scorso 6 novembre. “Questa volta mi è sembrato tutto più serio, avevo a che fare con qualcuno di più preparato. Abbiamo arricchito il mio curriculum vitae, segnalato i corsi di formazione più interessanti. Mi hanno quindi detto che avrei ricevuto un ulteriore sms con il quale avrei dovuto scegliere tra un Centro per l'impiego e un'agenzia interinale per avviare il percorso lavorativo, ma finora tutto tace”. Niente messaggi, nessuna telefonata, solo attesa che si accumula giorno dopo giorno nella speranza di cominciare un lavoro anche se lontano dalle proprie ambizioni. 

“Purtroppo nessuno si è fatto sentire se non a inizio febbraio, ma credo per un errore. Mi hanno chiamato per un colloquio con una finanziaria, ma c'erano tutti ragazzini più piccoli di me e nessuno di loro percepiva il Reddito di cittadinanza, motivo per cui immagino fosse una convocazione staccata dal contesto del RdC. Aspettiamo che arrivi qualche segnale positivo, io intanto continuo nella ricerca”. La speranza anima gli spiriti, ma c'è anche tanta diffidenza verso un mondo del lavoro che fatica a rispondere a tutte le esigenze dei cittadini, che vede giovani trentenni, specie se donne, fuori da ogni offerta lavorativa. Il Reddito di cittadinanza va bene, tra dubbi e perplessità, ma si sa che è una condizione temporanea che rischia di illudere, tornando a trasformarsi in un limbo da cui uscire per altre vie. 

 

Alessio Quarta 



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