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Coronavirus tra psicosi e fake news

[07/02/2020] IN COPERTINA

Coronavirus tra psicosi e fake news

Anche in Salento ristoranti e attività commerciali gestite da cittadini cinesi ma residenti da anni in Italia denunciano un calo di presenze dei clienti 

 

La paura corre veloce al tempo dei social, delle fake news e di un razzismo strisciante che mette in angoscia tutto ciò che esula dal proprio limitato confine culturale. Ragionamenti fuori controllo e fuori da ogni senso logico dal momento che il virus non si trasmette attraverso il cibo, né tanto meno entrando in contatto con persone di nazionalità cinese che non tornano nel loro Paese da anni o che addirittura sono nati e cresciuti in Italia.

Ma si sa l'ignoranza non conosce ostacoli fisici e ancor meno virtuali. La paura di contrarre la “polmonite di Wuhan” si sta diffondendo a macchia d’olio anche nel Salento e a pagarne le conseguenze maggiori sono in primis i titolari dei locali specializzati nella ristorazione, come lo storico “Shangai” presso l’Obelisco a Lecce, passato dall'avere una media di 40 a 5 o 6 coperti a serata. Ingredienti comprati in Italia (ricordiamo che sono vietate le importazioni di carne cruda o animali vivi dalla Cina), proprietari giovani nati magari in Salento e nonostante questo la clientela si è dileguata. Proprio allo “Shangai” Cristian Marchello, numero uno di Codacons Lecce, martedì 5 febbraio ha organizzato un pranzo insieme ai colleghi del coordinamento, un gesto simbolico per combattere le bufale che si rincorrono sui social e per contrastare i crescenti casi in Italia di intolleranza verso la comunità cinese, atteggiamenti che stanno provocando ingenti danni economici ai negozi ed ai ristoranti asiatici, luoghi dai quali gli utenti si tengono immotivatamente lontani, nella sciocca convinzione che possano essere “veicoli di contagio”. 

Qualcuno ha optato per una scelta più drastica, come accaduto con i titolari di Mio Market presso l’area commerciale di Cavallino, i quali hanno deciso di dare la gestione delle vendite e, quindi, il rapporto face to face con i clienti al proprio personale italiano. Fuori dall'attività un cartello emblematico (nella foto): “Ogni nazione è in grado di occuparsi dei propri problemi, non importa quanto faticosamente. Vista la paura del Coronavirus lasciamo la totale gestione al nostro personale italiano”. 

Intanto la vita continua per i cittadini di etnia cinese che da anni vivono e lavorano in provincia di Lecce ed è la tecnologia a fare da collante della comunicazione il modo più diretto di sentire dalla voce dei familiari quello che sta succedendo nella propria terra, per dare un respiro più lungo all'ansia e un fiato nuovo alla speranza. Accade così anche per Simone Wey Wang, responsabile di “Piazza Cina” a Carmiano, un negozio dove si trova di tutto, dall'abbigliamento ai casalinghi alle minuterie che nel frattempo è diventata una catena, sparsa per diversi Comuni della Provincia. “Sono qui da 20 anni e mi sono sempre trovato benissimo, non ho avuto alcun problema ad ambientarmi”, confessa Simone che pure un pensiero ai parenti rimasti in Cina lo fa continuamente, specie ora in cui la sua nazione vive ore drammatiche, cariche di angoscia. 

Qui sul versante occidentale, in Europa, le attività commerciali stanno subendo un calo sostanziale all'insegna del panico da coronavirus. Simone getta acqua sul fuoco: “Sì un piccolo calo c'è stato, lo abbiamo registrato anche noi, ma pensiamo sia tipico della stagione in cui siamo. Di solito a gennaio, febbraio viene sempre meno gente rispetto ad altri periodi dell'anno”. 

La psicosi dunque sembra non trasparire dalle parole di Simone che ha fretta di chiudere al telefono per tornare alla propria attività, con un orecchio vigile a quello che sta succedendo dall'altra parte del mondo, dove lui è nato e dove adesso un intero popolo è con il cuore in gola, sperando che la scienza trovi quanto prima l'antidoto vincente. 

 

Il protocollo sanitario antivirus 

 

Una volta diffusasi la notizia e avendo compreso ben presto i rischi concreti dell'epidemia, i vari Paesi si sono attrezzati per limitare al massimo le conseguenze per la popolazione. Innanzitutto, bloccando i voli da e per la Cina, la fonte primaria di possibile contagio, e, nel caso dell'Italia dichiarando uno stato di emergenza per i prossimi sei mesi, tempo ritenuto utile per trovare il vaccino adatto, una volta isolato il virus. Nel frattempo, gli ultimi connazionali che erano di stanza a Wuhan sono stati rimpatriati il 3 febbraio sorso con un volo privato sul Boing 767 in dotazione al 14º Stormo dell’Aeronautica Militare e messo a disposizione dal Comando Operativo di Vertice Interforze. Si tratta di 56 persone (un minorenne è rimasto a Wuhan perché colpito da stato febbrile) atterrate all’aeroporto di Pratica di Mare (Roma) dove nel frattempo erano state già allestite le strutture campali di sicurezza. Qui sono stati visitati prima di essere trasportati presso il Centro Sportivo Olimpico dell’Esercito nella città militare della Cecchignola, dove saranno sottoposti ad un periodo di osservazione. 

Il Ministero della Salute ha riunito una task force per coordinare gli interventi nel nostro Paese, prima di diramare una circolare che è stata recepita dalla Regione Puglia con la nota n. 286 del 23 gennaio. Nel testo si parla di casi sospetti se il paziente presenta un'infezione respiratoria acuta grave, storia di viaggi o residenza nelle aree a rischio della Cina nei 14 giorni precedenti all'insorgenza dei sintomi; se il paziente è un operatore sanitario che ha lavorato in un ambiente in cui si stavano curando persone con infezioni respiratorie derivanti da eziologia sconosciuta; se c'è stato contatto stretto con un caso probabile o confermato di coronavirus; se il paziente è stato in un mercato di animali vivi a Wuhan nei giorni precedenti all'insorgere dei sintomi. Da qui è stato stilato un protocollo che prevede la centralizzazione dei casi sospetti all'U.O.C. Malattie Infettive del Policlinico di Bari, la presenza di un'ambulanza in ogni Asl dedicata al trasporto dei casi sospetti, l'attivazione di un ambulatorio in ogni Pronto Soccorso, una diagnosi tempestiva presso il Laboratorio di Epidemiologia Molecolare del Policlinico di Bari. Nei casi in cui si presentino pazienti provenienti dalla Cina ma asintomatici, cioè senza alcun sintomo, il Dipartimento di Prevenzione Territoriale valuta la possibilità di attuare un isolamento temporaneo a domicilio. 

 

Alessio Quarta 



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