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Contro i pesticidi ordinanze comunali e disobbedienza civile

[18/05/2018] IN COPERTINA

Contro i pesticidi ordinanze comunali e disobbedienza civile

Di fatto si sono creati due fronti contrapposti: i “disobbedienti”, tra cui alcuni sindaci e associazioni, e chi, come il primo cittadino di Lecce, assume una posizione di sostanziale rispetto della legge 
 
In principio è stata Nardò, poi Nociglia, Muro Leccese, Galatone, Neviano e Zollino. Si allunga la lista dei Comuni che hanno firmato un'ordinanza con cui vietare sui territori comunali di competenza l'uso di pesticidi e prodotti fitosanitari estranei alle normali prassi agricole. Provvedimenti presi in via cautelativa e precauzionale, lo specificano nel testo delle medesime, con cui i sindaci prendono una posizione netta contro il decreto Martina, pubblicato lo scorso 6 aprile sulla Gazzetta Ufficiale. Altri Comuni come Martano stanno valutando l’opportunità di emettere ordinanze che potrebbero risultare di fatto impugnabili. 
Il primato spetta a Pippi Mellone, primo cittadino di Nardò, che con l'ordinanza n. 195, contingibile e urgente, intende “tutelare l'ambiente e la salute pubblica, allo scopo ulteriore di preservare da possibili contaminazioni il suolo, l'acqua, i prodotti agricoli, a salvaguardia inoltre della biodiversità e della salute umana e animale. Pena per chi non rispetta l'ordinanza, una sanzione amministrativa di 500 euro. Un atto amministrativo che si concentra contro l'obbligo voluto dal governo centrale in merito all'uso di erbicidi, il più famoso dei quali è il tanto vituperato glifosato, mentre come insetticidi vengono indicati dei neonicotinoidi, come l'acetamiprid, neurotossici e con possibili gravi conseguenze su fegato, reni, tiroide, testicoli e sistema immunitario.A poche ore di distanza sono arrivate identiche prese di posizione da Nociglia, Muro Leccese, Galatone e, ultimo in ordine di tempo, Neviano. 
Ai primi cittadini si aggiungono i “disobbedienti civili”, una rete composta da oltre cento associazioni, apicoltori e aziende bio pugliesi tra cui Salento Km0 (Galatina), Casa delle AgriCulture Tullia e Gino (Castiglione d’Otranto) e Diritti a Sud (Nardò), che hanno sottoscritto un documento congiunto contro i trattamenti fitosanitari obbligatori previsti dal decreto Martina. 
Se c'è chi si oppone, c'è chi, come il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, assume una posizione di sostanziale rispetto della legge: “Non firmerò, come vengo sollecitato a fare, un’ordinanza per vietare l’uso dei fitofarmaci; né impugnerò con ricorso al Tar. Non può essere dimenticato che possono essere impiegati per i trattamenti indicati esclusivamente i prodotti fitosanitari autorizzati dal Ministero della Salute e dalla Commissione Europea, sempre secondo le condizioni d’uso ammesse. Non può essere ignorato che il gruppo di esperti scientifici dell’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha sottolineato la necessità dei trattamenti con insetticidi contro gli insetti vettori del batterio per limitare la sua trasmissione. 
 
Troppa chimica nelle campagne: Lilt Lecce e Isde lanciano l’allarme  
 
Chimica e salute pubblica. Inutile girarci attorno: i continui dati diffusi dai mezzi di comunicazione sull'esplosione di nuovi casi tumorali in Puglia, in particolar modo nel Salento, mette tutti in guardia. A maggior ragione davanti ad un decreto ministeriale che parla di 12 principi attivi tra cui scegliere per irrorare gli oliveti e in mezzo a cui ce ne sono alcuni, i neonicotinoidi, che l'Unione Europea ha bollato come nocivi per la salute umana. Un'imposizione dall'alto, secondo alcuni, che potrebbe tradursi nel lungo periodo in un ulteriore peggioramento della salute dei salentini.
La Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori come sempre è in prima linea sull'argomento. Già nell'aprile 2015 inviò alle istituzioni regionali, nazionali e comunitarie un documento ben circostanziato sulle gravi conseguenze sanitarie strettamente connesse all'adozione di determinate strategie fitosanitarie. “L'evidenza scientifica di allerta si ripropone oggi, con più drammaticità, alla luce del recente decreto Martina e alla luce delle mutate caratteristiche epidemiologiche e delle mutate caratteristiche chimico-fisiche e tossicologiche del suolo del Salento -ha dichiarato Marianna Burlando, presidente della Sezione Provinciale della Lilt-. Accreditati organismi quali Oms, Unep e la Comunità Europea da tempo allertano sui pericoli derivanti dall'impiego delle sostanze pesticide, definite tossiche, persistenti, bioaccumulabili e negativamente impattanti sulle proprietà fisiche e chimiche dei suoli nonché estremamente nocive per la salute dell'intero ecosistema, dell'uomo e di qualunque altro organismo vivente”. D'altronde i primi risultati dello studio Geneo, promosso da Lilt con la partnership dell'Università del Salento, dell'Asl e della Provincia, sono emerse contaminazioni con livelli critici laddove un decennio fa non c'erano, con in evidenza sostanze come l'arsenico, il berillio e il vanadio. 
Contro il decreto Martina ci va giù pesante anche l'Isde, l'associazione italiana dei medici dell'ambiente, secondo cui si “impone l'utilizzo di pesticidi di riconosciuta dannosità per la biodiversità, per la sicurezza alimentare e per la salute, violando apertamente i principi di prevenzione e precauzione, i diritti degli agricoltori e delle popolazioni potenzialmente esposte e danneggiando le tante imprese che hanno investito con convinzione nei metodi biologici di coltura come unica forma sostenibile di agricoltura”. 
 
Alessio Quarta  


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