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Congedo parentale: istruzioni per l'uso

[07/02/2020] FOCUS LAVORO

Congedo parentale: istruzioni per l'uso

È uno strumento a disposizione delle madri e dei padri lavoratori che, con modalità differenti in base alla condizione professionale, consente loro di assentarsi dal lavoro per prendersi cura del bambino

 

Il congedo parentale è un periodo di astensione facoltativo dal lavoro: si tratta di un’indennità che lo Stato riconosce ai genitori affinché sia garantita al bambino un’adeguata assistenza nei suoi primi anni di vita. Madre e padre dipendenti hanno entrambi diritto di assentarsi dal lavoro, anche congiuntamente, per un periodo complessivo non superiore a 10 mesi e fino al raggiungimento del 12esimo anno di età del bambino (individualmente, la madre, trascorso il periodo di congedo obbligatorio di maternità, può astenersi per un periodo non superiore a 6 mesi, il padre per un periodo non superiore a 7 mesi). Questo periodo può essere frazionato in mesi, settimane o giorni ed ore. 

La norma pone però un limite alla fruizione oraria: il genitore non può assentarsi per un numero di ore giornaliero superiore alla metà del suo orario medio giornaliero di servizio e non può unire alle ore di congedo parentale altre ore di permesso legate alla maternità (es. riposi giornalieri per allattamento). I lavoratori parasubordinati non titolari di pensione e non iscritti a forme previdenziali obbligatorie possono utilizzare un congedo di 3 mesi entro il primo anno di vita del bambino mentre le lavoratrici autonome possono astenersi per 3 mesi entro il primo anno di vita del bambino (non sono previste forme di congedo ai padri lavoratori autonomi). 

Il congedo è previsto anche in caso di adozione o affidamento e può essere usufruito entro gli 8 anni dal momento dell’ingresso del bambino in famiglia e non oltre il compimento della maggiore età del figlio adottivo. Con l’entrata in vigore del Decreto “Salva Italia”, lo Stato ha provveduto ad estendere il congedo parentale ai professionisti iscritti alla gestione separata, ai venditori a domicilio, ecc… Lavoratori disoccupati o sospesi e lavoratori domestici (colf e badanti) non hanno diritto ad astenersi dall’attività lavorativa. 

La domanda per avere l’indennità deve essere effettuata direttamente sul sito dell’Inps (per coloro che sono dotati di pin dispositivo o altrimenti per il tramite di un Patronato), che si occuperà dell’accertamento. In questo periodo verrà retribuito il 30% rispetto allo stipendio mensile normalmente percepito o del reddito percepito (per i parasubordinati) e/o della retribuzione convenzionale (per gli autonomi). L’indennità viene corrisposta direttamente dal datore di lavoro, quindi i destinatari la trovano in busta paga. Il datore di lavoro si rifarà poi sull’Inps per recuperare tale somma. Se il congedo viene chiesto per i figli che hanno fra 8 e i 12 anni, il lavoratore non riceve alcuna indennità, per questo si parla di congedo parentale non retribuito. 

 

Dal 2020 per i padri sono 7 i giorni obbligatori di assenza retribuita dal lavoro

 

A poter fruire dei congedi di paternità sono i lavoratori dipendenti, che hanno avuto un figlio, per prendersene cura nei primi mesi di vita (entro i 5 mesi dalla nascita del figlio). Essi hanno il diritto a ricevere un’indennità giornaliera, a carico dell’Inps, pari al 100% della loro retribuzione. Per stabilire l’indennità INPS si deve innanzitutto calcolare la retribuzione lorda giornaliera pari ad esempio ad 2.500,00/26 euro (divisore fisso mensile) = 96,15; a questo punto si moltiplica 96,15 euro x 3 = 288,45 euro. Questo sarà l’importo del congedo obbligatorio a carico dell’Inps. Detta somma viene anticipata dall’azienda in busta paga e da questa poi recuperata sui contributi da pagare all’Inps con modello F24. 

Il congedo, introdotto dalla Legge Fornero (L.92/2012), è un diritto autonomo del padre e quindi indipendente dal fatto che la madre usufruisca o meno del congedo di maternità. I giorni di congedo riconosciuti, pertanto, possono essere richiesti sia in contemporanea al congedo di maternità della madre lavoratrice sia in un periodo successivo, purché rientri nel limite temporale dei 5 mesi. Coloro che intendono fruire del congedo, devono comunicare al proprio datore di lavoro, le date prescelte per farlo, con un preavviso di almeno 15 giorni. 

La novità più importante apportata dalla manovra finanziaria 2020 sul tema, è l’estensione del congedo obbligatorio a 7 giorni, a fronte dei 5 previsti fino al 2019. Quindi, durante l’anno i padri lavoratori dipendenti, hanno diritto a 7 giorni obbligatori di assenza retribuita dal lavoro. Inoltre, c’è la conferma della possibilità di fruire di un giorno di congedo facoltativo alternativo alla madre. Quindi, il congedo parentale dei papà può durare fino a 8 giorni. 

Non è da escludersi, inoltre, che i giorni riconosciuti al padre per il congedo obbligatorio aumentino ancora in futuro. Secondo quanto stabilisce la Direttiva Ue 2019/1158, approvata dal Parlamento Europeo ad aprile 2019, per garantire un corretto equilibrio tra attività professionale e vita familiare ai genitori e i prestatori di assistenza, il tempo concesso al padre che usufruisce del congedo è destinato ad allungarsi ancora di più. Entro il 2022, gli Stati membri dovranno adeguarsi alle decisioni di Bruxelles, per permettere al padre di godere di almeno 10 giorni lavorativi di congedo di paternità retribuito nel periodo della nascita. 

 

Gabriele Toma

Avvocato civilista giuslavorista in Maglie

Mail: avvocato.gabrieletoma@gmail.com 



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