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Concorrenza leale e sleale: patti chiari, amicizia lunga

[03/05/2019] FOCUS LAVORO

Concorrenza leale e sleale: patti chiari, amicizia lunga

Questa settimana vi proponiamo una guida alle regole che definiscono il c.d. “patto di non concorrenza” tra datore di lavoro e lavoratore 

 

Il patto di non concorrenza è un accordo facoltativo tra datore di lavoro e lavoratore che può essere concluso prima o dopo la sottoscrizione del contratto di lavoro ed è volto a regolamentare l’attività del lavoratore per il periodo successivo alla cessazione del rapporto di lavoro (come previsto dall’art. 2125 c.c.). Si tratta di un vero e proprio contratto a prestazioni corrispettive con il quale il lavoratore si obbliga a non trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con il precedente imprenditore. Il patto può riguardare qualsiasi attività che possa competere o concorrere con quella dell’ex datore di lavoro. 

Affinché sia valido il patto di non concorrenza deve soddisfare determinate caratteristiche e limiti:

1) deve essere stipulato in forma scritta; 

2) deve prevedere un corrispettivo commisurato agli altri elementi del patto (per intenderci il corrispettivo dovrà essere tanto maggiore a seconda della posizione gerarchica del lavoratore, dell’ampiezza del vincolo territoriale, dell’insieme delle attività individuate come concorrenti e della durata del patto); 

3) deve dare indicazione dell’oggetto e della durata (il patto di non concorrenza non può avere durata superiore a 5 anni per i dirigenti, 3 anni negli altri casi); 

4) deve stabilire un’estensione territoriale (città, provincia, regione, nazione). 

Il patto di non concorrenza ha altri limiti stringenti, il mancato rispetto dei quali può comportarne la nullità. Esso risulta, infatti, nullo qualora imponga restrizioni o limiti tali da limitare fortemente la concreta professionalità del lavoratore sino a comprometterne ogni potenzialità reddituale. Inoltre, è da considerare nullo quel patto in cui non è descritta chiaramente la limitazione territoriale. È nullo, altresì, qualora preveda un compenso simbolico o comunque non adeguato all’impegno richiesto (il compenso deve essere commisurato in relazione alla qualifica professionale del lavoratore, ai datori di lavoro individuati come concorrenti, al vincolo territoriale ed alla durata). 

Ad ogni modo, in caso di inottemperanza degli obblighi assunti da parte del lavoratore, l’imprenditore potrà agire in giudizio procedendo secondo le seguenti modalità: risolvere il patto di non concorrenza per inadempimento, chiedendo la restituzione del corrispettivo pagato e il risarcimento dei danni subiti a causa dell’attività svolta dall’ex dipendente in concorrenza; chiedere l’adempimento del patto. In questa ipotesi, il datore di lavoro è legittimato ad attivare la procedura cautelare d’urgenza affinché il giudice ordini al lavoratore di cessare lo svolgimento dell’attività concorrenziale. 

 

Gabriele Toma 

Avvocato civilista e giuslavorista in Maglie 

Mail: avvocato.gabrieletoma@gmail.com 



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