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Ciao, Nunzio

[09/08/2019] PRIMO PIANO

Ciao, Nunzio

Il 2 agosto scorso il direttore Nunzio Pacella ci ha lasciati. Se Belpaese è diventato quello che è oggi, molto lo deve a quest’uomo, che circa 15 anni fa, accettò la scommessa di farlo diventare il primo magazine in distribuzione porta a porta del Salento 

 

Erano altri tempi, tempi in cui non c’erano i social, le condivisioni, i “like”, le fotocamere semiprofessionali degli smartphone. C’era soltanto la grinta e la volontà di poter realizzare un prodotto credibile, che fosse letto dalle famiglie, con attenzione al territorio. I presupposti c’erano tutti. Una squadra di corrispondenti agguerrita che copriva il centro del Salento, una struttura redazionale che aveva il compito di selezionare le notizie e di metterle su carta. Mancava qualcosa. 

Fu un’intuizione dell’editore di allora, Massimo Giordano a coinvolgere Nunzio Pacella per rendere questo giornale qualcosa di più. Qualcosa di vivo. Nunzio appena arrivato fece capire da subito la direzione che dovevamo prendere. Dare una precisa identità alle pubblicazioni, raccontando non solo l’attualità, i fatti di ogni giorno che i grandi quotidiani già coprivano, ma dare voce alle tradizioni, alle ricorrenze, scavare nel profondo della storia di questo territorio per tenere in vita tutto ciò che era patrimonio di idee e di cultura. 

La sua idea era quella di parlare della memoria del Salento, di quello che costituisce la nostra identità, per far rivivere le radici di appartenenza, puntando sulla ricerca dei simboli, delle ricorrenze, delle grandi feste patronali e rionali, delle ricette della nonna. Un’operazione bellissima, forse scontata oggi, ma all’epoca assolutamente rivoluzionaria. La Taranta era un prodotto locale, l’enogastronomia era una parola per esperti sommelier e il Salento viveva ancora una dimensione locale. 

Nunzio fu, per tutta la vita, un esploratore. Sin da quando, da giovane, insieme ai colleghi del Gruppo Speleologico si infilò nei cunicoli di Badisco per affacciarsi di fronte a quel santuario dell’umanità che è la Grotta dei Cervi. E fu un esploratore anche in seguito, diventando quello che più si avvicinava al suo sentimento di indagine, cioè il giornalista. Aveva capito, prima di tutti, dove la società sarebbe andata a parare, cosa avrebbe dovuto essere valorizzato. Ma per lui non contava l’aspetto imprenditoriale, ma soltanto quello della conservazione di questo patrimonio straordinario che, in seguito, sarebbe diventato il punto di forza dell’economia del territorio. 

E alla guida di Belpaese trascorse una stagione di grandi ricerche, senza risparmiarsi un attimo. In ogni paese della Provincia aveva un contatto, sapeva da dove venissero certe credenze. Realizzava reportage di fortissimo impatto, animato sempre dalla voglia di conoscere ed esplorare. Così, e c’è chi li ricorda ancora, nacquero le inchieste sulle Tavole di San Giuseppe, sulla Fiera di San Vito a Ortelle, sui Santi di Diso, sui primi anni del Mercatino del Gusto. Accompagnato dalla fedele macchina fotografica, era pronto ad immortalare ogni angolo del territorio, per il suo smisurato archivio. Quello che avvenne dopo in lui, in seguito alla sua esperienza di Belpaese fu solo una debita conseguenza: il suo lavoro non si è fermato, il suo essere vulcanico e a volte umorale nelle prese di posizione, ne hanno fatto la persona eccezionale che abbiamo avuto la fortuna di conoscere ed amare. E che purtroppo ci mancherà tantissimo. 

 

Maurizio Tarantino 



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