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Centopietre in vendita? Solo una provocazione

[06/03/2020] PATŮ

Centopietre in vendita? Solo una provocazione

Da qualche giorno lo storico mausoleo di Patù, oggetto di una diatriba legale tra il Comune e gli eredi De Salvo-Scupola, è sotto i riflettori per l’affissione di un cartello con la scritta ‘vendesi’

 

A far scattare il tam tam di voci, domande e smentite, la fotografia di un cittadino scattata qualche giorno fa di fronte le Centopietre di Patù, che mostra un cartello ‘vendesi’ riferito all’antico manufatto. Un gesto assurto agli onori della cronaca giacché a ben vedere il monumento funebre è icona di una storia millenaria che risale al IX secolo d.C. e fu deputato ad accogliere in prima istanza le spoglie mortali del generale francese Geminiano, inviato per evitare lo scontro tra cristiani e infedeli nell’877 circa. Ma le Centopietre (oggi in verità 99, in quanto una è stata trafugata) oltre ad essere luogo di mistero è anche emblema ancestrale della ricca zona in cui sorge: Negli anni, incessanti sono stati gli studi per dipanare la matassa di storie raccolte attorno al monumento e alla sua definitiva natura. La consapevolezza di tale portata storico-artistico ne ha fatto dal 1873 un monumento nazionale di seconda classe. 

Spostando la cortina della storia e tornando ai giorni nostri, rimane il fatto burocratico ruotante attorno al discusso ‘Vendesi’. Il Comune di Patù infatti si è subito attivato per la rimozione del cartello giacché la proprietà dello stesso è attualmente contesa tra dei privati e il Comune stesso, tant’è che in tribunale pende una causa per l’accertamento del possesso. Stratificazioni di storie sovrapposte. I proprietari originari De Salvo-Scupola, infatti, ne fecero oralmente donazione alla comunità, ma nonostante l’Ente comunale avesse proceduto al frazionamento dell’area e costruito un muretto per delimitarla, non si curò di un’omissione capitale: l’atto di donazione non fu mai formalizzato con atto pubblico e per questo all’oggi gli eredi ne reclamano la proprietà.  

Il primo grado di giudizio ha visto soccombere le istanze del Comune, il quale non ha esitato a ricorrere in appello, previsto per maggio 2021. Nel frattempo rimane inevasa la domanda di fondo: quale il messaggio o la provocazione che sta dietro all’esposizione del cartello ‘vendesi’ apposto dagli ‘eredi’? Puro interesse economico o desiderio di far luce su una questione annosa che potrebbe andare a detrimento del piccolo, grande mausoleo?

 

M. Maddalena Bitonti 



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