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Cassa integrazione negata: esplode la protesta dei lavoratori Alba Service

[04/05/2018] LECCE

Cassa integrazione negata: esplode la protesta dei lavoratori Alba Service

Il Ministero del Lavoro non rinnova la Cigd per i 130 dipendenti della società partecipata della Provincia di Lecce, che ha accumulato debiti per 7,2 milioni di euro 

 

Una settimana movimentata questa in cui il tema del lavoro ha avuto un ruolo centrale, oltre che per la ricorrenza del 1° maggio, per gli sviluppi del caso Alba Service S.p.a. che hanno portato i sindacati Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil alla mobilitazione di mercoledì scorso presso la Prefettura di Lecce. La bocciatura da parte del Ministero del Lavoro della cassa integrazione in deroga per i lavoratori dell’azienda partecipata dalla Provincia di Lecce è il frutto, in parte preannunciato, di un’interpretazione restrittiva da parte del Ministero dei termini previsti dalla legge di stabilità 2018, che autorizza le Regioni al rinnovo della Cigd. Il comma 145 della legge di stabilità 2018 autorizza, infatti, la Regione al rinnovo delle Cig concesse entro il 31 dicembre 2016 e a valere per il 2017. Il Ministero interpreta la concessione come data del decreto mentre la Regione intende la concessione come decorrenza il che farebbe rientrare Alba Service, che il decreto l’ha ricevuto ad aprile 2017.

Il parere negativo del Ministero mortifica la speranza per una soluzione positiva lasciando i 130 dipendenti della partecipata, già da quattro mesi senza stipendio e sussidio statale, in preda a delusione e preoccupazione. Una interpretazione che va contrastata con una presa di posizione forte di Provincia e Regione chiedono i sindacati anche perché rischia di minare irrimediabilmente l’esito del concordato preventivo in bianco, unica strada percorribile per cercare di salvare l’azienda che ha accumulato negli anni un deficit complessivo di circa 6 milioni di euro e debiti complessivi per 7,2 milioni di euro e che, pur occupandosi di servizi essenziali come la manutenzione delle scuole e delle strade, non ha la disponibilità monetaria per ripianare i debiti e riprendere l’attività lavorativa. Il concordato preventivo in bianco potrebbe quindi sciogliere alcuni nodi, bloccando le procedure esecutive, avviate da molti creditori, e stralciando crediti e debiti, per rilanciare le attività.

La percorribilità di questa procedura deriva, però, da tre elementi, come il sostegno della Regione alle spese sostenute da Alba Service per le assistenti sociali (30 lavoratrici); la rinuncia preventiva del personale di Alba Service a una parte delle pretese creditorie (pari a circa il 75% degli importi); impegno per la prosecuzione della Cassa integrazione in deroga per tutti i lavoratori di Alba Service.

 

Pasquale De Santis 



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