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Cartoline brutte da San Cataldo

[26/06/2020] LECCE

Cartoline brutte da San Cataldo

Incuria e degrado nella marina leccese, tra rifiuti speciali altamente tossici abbandonati per le strade

 

“E il mare sta sempe llà, tutto spuorco, chino 'e munnezza e nisciuno 'o vo' guardà”, cantava Pino Daniele nel brano Il mare. Questa canzone è la prima che può venire in mente percorrendo le vie della marina leccese di San Cataldo. Una cartolina triste e disarmante, fotogrammi di degrado, di incuria, che hanno i colori del marrone dei cartoni che riempiono i cassonetti che non vengono svuotati, il grigio dei televisori buttati negli angoli delle strade, il nero dei fogli catramati che arrivano da chissà quale lavoro di ristrutturazione, abbandonati lì, senza che nessuno se ne occupi. 

Lo scenario non è certo quello che si userebbe per invogliare i turisti. Il solito circolo vizioso che vede da un lato il comportamento incivile da parte di alcuni cittadini irresponsabili che pensano bene di liberarsi dai rifiuti anche tossici, che andrebbero smaltiti secondo le normative di riferimento, dall’altro le ditte preposte al recupero degli stessi che risultano inadempienti. In diversi giorni questo lerciume è stato sempre lì accumulandosi ed aumentando vista la presenza di residenti in questo periodo. 

Domenica scorsa, all’altezza di via Palinuro, dove il carico di spazzatura era notevole c’era anche una pattuglia del Comando di Polizia Municipale di Lecce che stava contattando la ditta Monteco, preposta alla raccolta delle isole ecologiche. Proseguendo si arriva in via Cà di Mosto dove erano riversi tre televisori; ancora in via Posillipo cesti di vimini, sedie di plastica e di legno, scatoli colmi di bottiglie di birra. I cartoni da imballaggio, complice il vento di tramontana, si paravano improvvisamente sulla strada costituendo un pericolo per gli automobilisti o per chi dovesse transitare con bici o ciclomotori. Il sopralluogo ha avuto il suo apice in via Vietri dove faceva capolino un sedile biposto, probabilmente di un furgoncino, rovesciato per terra. Ancora alcuni metri di rotoli di guaina bituminosa che è considerata un rifiuto speciale per la sua tossicità. Tale guaina, infatti, viene generata attraverso una lavorazione di vari derivati del petrolio che rappresenta un pericolo notevole per l’ambiente e che prevede norme di smaltimento ferree, pena severe sanzioni. Per questo materiale altamente inquinante è necessario contattare un professionista del settore e sostenerne i costi, ragion per cui qualcuno ha pensato bene invece di liberarsene gettandolo in strada. Non è escluso che magari si tratti anche di manovalanza che, terminata la rimozione, magari addebitando il costo dello smaltimento al committente del lavoro, abbia scaricato lì il materiale, diversi erano infatti i cassonetti dove erano presenti anche detriti probabile frutto di manutenzione di immobili.

 

Stefania Zecca 



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