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Caro direttore,

[13/09/2009] CI SCRIVONO

ho ventun’anni e sono uno studente universitario. Anni fa, dovendo scegliere cosa studiare e dove, decisi di iscrivermi ad ingegneria a Lecce. Una scelta che forse non rifarei e questo per ragioni che esulano dallo studio. Il mio rammarico non nasce infatti da una scarsa soddisfazione per l’Università frequentata, per i professori o altro, bensì per la vita degli studenti universitari salentini.
Mi spiego. Ogni anno, con la fine dell’estate, si è costretti ad assistere alla partenza di parenti ed amici verso le varie università del centro-nord Italia. In loro, naturalmente, c’è un po’ d’amarezza per il dover lasciare le proprie case, ma anche una certa contentezza per il fatto che la vita nelle città di riferimento è spesso molto più piena, interessante e stimolante rispetto a quella dei nostri paesi. In poche parole, mentre il resto d’Italia si sveglia, il Salento, da settembre a maggio, sembra cadere in un profondo letargo, dal quale si scuote di tanto in tanto quasi esclusivamente in occasione delle  feste comandate (Natale, Pasqua e poco altro).
Ho deciso di scriverle proprio perché ho notato che queste mie convinzioni sono condivise dalla gran parte dei miei amici: la nostra terra sembra consumare tutte le proprie energie, a livello di iniziative, spettacoli, concerti, solo ed esclusivamente nella stagione estiva (ossia nel periodo di maggiore afflusso di turisti). Comprendo l’importanza economica del turismo, ma non per questo è necessario trascurare chi risiede dodici mesi su dodici nel nostro Salento.
Cordiali saluti.

 

Lettera firmata



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