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Caldaie domestiche: ecco le regole per un corretto utilizzo

[10/01/2020] IN CONDOMINIO

Caldaie domestiche: ecco le regole per un corretto utilizzo

I condomini in provincia di Lecce possono scegliere gli orari, purché gli stessi siano compresi tra le ore 5 e le ore 23 di ciascun giorno. Tale decisione va comunque deliberata dall’assemblea condominiale 

 

Il 15 ottobre, in buona parte d’Italia, sono state accese le caldaie dei condomìni con impianto centralizzato (all’estremo Sud e Isole gli impianti sono stati attivati il 1° dicembre). Gli immobili, che rappresentano il 40% del consumo finale di energia dell’Ue, sono stati ritenuti fondamentali per conseguire l’obiettivo dell’Unione di ridurre dell’80-95% le emissioni di gas serra entro il 2050 rispetto al 1990. 

Presso ogni impianto termico centralizzato, l’amministratore deve esporre una tabella contenente: a) l’indicazione del periodo annuale di esercizio dell’impianto termico e dell’orario di attivazione giornaliera prescelto; b) le generalità e il recapito del responsabile dell’impianto termico; c) il codice dell’impianto assegnato dal Catasto territoriale degli impianti termici istituito dalla Regione o Provincia autonoma. Nella zona C in particolare, nella quale si trova il territorio di Lecce, gli impianti resteranno accesi fino 31 marzo per un massimo di 10 ore di accensione al giorno (naturalmente anche non tutte di seguito). 

I gradi giorno (GG) sono un parametro variabile che cambia in base al Comune di appartenenza ed indica il fabbisogno termico necessario per mantenere un clima confortevole nell’abitazione mediamente di circa 20C°. Per calcolare i “gradi giorno” si somma lo scostamento giornaliero positivo di tutti i giorni dell’anno, tra la temperatura dell’ambiente interno, fissata a 20C° convenzionalmente con una tolleranza di +/- 2 C°, e la temperatura media esterna giornaliera. Più alto è il valore del GG e maggiore è la necessità di tenere acceso l'impianto termico. Il GG del territorio della provincia di Lecce è di circa 1.153. 

Nell’arco temporale indicato, i condomini possono scegliere gli orari di funzionamento purché lo stesso sia compreso tra le ore 5 e le ore 23. È consigliabile non interrompere il funzionamento in quanto il maggior dispendio di energia (e quindi il maggior costo) si ha infatti con l’accensione per portare l’acqua alla temperatura utile. Lo spegnimento della caldaia durante il giorno per alcune ore non porta quindi ad un risparmio ma ad un maggior costo. Alla sua riaccensione, infatti, occorre nuovamente un maggior dispendio di energia per riportare l’acqua in temperatura. 

Per determinare l’orario di accensione del riscaldamento in condominio, non è sufficiente raccogliere delle firme come spesso accade, ma tale decisione va comunque deliberata dall’assemblea dei condòmini con i quorum previsti nel art 1136 c.c. Al di fuori dei periodi climatici indicati, gli impianti termici possono essere attivati (si discute se previa ordinanza del Sindaco) solo in presenza di situazioni climatiche che ne giustifichino l'esercizio e comunque con una durata giornaliera non superiore alla metà di quella consentita a pieno regime. 

 

Dalla base millesimale alla base proporzionale ai consumi: come cambia la ripartizione delle spese per il riscaldamento

 

Prima dell’introduzione della contabilizzazione obbligatoria, le spese di riscaldamento erano suddivise in base al regolamento contrattuale o ai cosiddetti “millesimi calore”, calcolati con differenti criteri che tenevano conto della superficie radiante, della cubatura netta nelle singole proprietà esclusive o del numero degli elementi radianti. L’introduzione della termoregolazione negli edifici condominiali dotati di riscaldamento centralizzato permette ai proprietari (o inquilini) dei singoli immobili di gestire i consumi in base alle proprie esigenze e, di conseguenza, pagare soltanto ciò che consumano. 

Il D.lgs 102/2014 (poi integrato dal D.lgs 141/2016) che attua la direttiva Ue 2012/27 sull’efficienza energetica, prevede che le spese di riscaldamento debbano essere ripartite tra i singoli condòmini in base ai criteri stabiliti dalla norma Uni 10200, elaborata dal Comitato termotecnico italiano e di recente oggetto di un’importante revisione. Si tratta di una disposizione inderogabile e nulla può l’assemblea, anche se si esprime all’unanimità, o un regolamento di natura contrattuale che preveda altri criteri (Tribunale di Milano, XIII, civile 10.703/2018). Oggi con la contabilizzazione calore uni 10200 ogni singolo utente è in grado di risparmiare notevolmente regolando autonomamente sia la temperatura che i consumi del proprio appartamento, pagando in sostanza solamente quanto effettivamente consuma. 

La suddivisione delle spese condominiali per il riscaldamento passa da base millesimale a base proporzionale ai consumi. Le spese condominiali per il riscaldamento di ogni unità immobiliare oggi vengono ripartite: in proporzione alle letture dei contatori di calore (consumi volontari) e secondo i millesimi riscaldamento per la ripartizione dei costi comuni gestionali e delle dispersioni di calore dell’impianto di riscaldamento (consumi involontari). I primi sono connessi all’utilizzo che ciascuno fa del riscaldamento attraverso le valvole termostatiche (nel rispetto dei limiti imposti dalla legge,) ed è caratterizzato da una quota variabile. I secondi, al contrario, non dipendono dalle abitudini personali, ma si riferiscono soprattutto alle dispersioni di calore dell’impianto. 

Questi consumi -secondo l’attuale normativa- devono essere suddivisi in base ai millesimi di riscaldamento calcolati da un tecnico abilitato e tengono conto del fabbisogno energetico delle singole unità immobiliari, vale a dire la quantità di energia che ogni appartamento dovrebbe prelevare per mantenere una temperatura interna costante di 20 gradi durante il periodo di erogazione del riscaldamento. Nonostante la revisione della Uni 10200 abbia risolto alcune criticità, esistono dei casi in cui non è tecnicamente possibile applicare la norma. Secondo il D.lgs 141/2016 ciò si verifica quando, per esempio, “siano comprovate, tramite apposita relazione tecnica asseverata, differenze di fabbisogno termico per metro quadro tra le unità immobiliari costituenti il condominio superiori al 50%”. In casi simili, sempre che sia stata redatta una relazione tecnica attestante la differenza di fabbisogno termico, l’assemblea può decidere di suddividere le spese calcolando almeno il 70% di consumo volontario e ripartendo la restante percentuale in proporzione ai metri cubi, ai metri quadri o ai millesimi di proprietà.  

 

Gabriele Toma

Avvocato civilista giuslavorista in Maglie

Mail: avvocato.gabrieletoma@gmail.com 



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