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Auto a costo zero? Occhio alle multe

[21/12/2018] PRIMO PIANO

Auto a costo zero? Occhio alle multe

La Polizia Municipale di Lecce dichiara guerra al carvertising, ovvero la pubblicità con banner adesivi montati su auto private, una pratica vietata dall'art. 23 del Codice della strada. E Spot&Go fa sapere che sono stati presentati i ricorsi per l'annullamento delle multe 

Piovono multe ai danni dei proprietari di auto allestite con i banner pubblicitari. La Polizia Municipale di Lecce ha deciso un giro di vite contro il fenomeno del carvertising. I trasgressori rischiano un verbale da 422 euro e di recente, nel capoluogo, sono state multate oltre 20 persone. Ma questo sarebbe solo l'inizio di una guerra contro le auto a “costo zero”. Con un comunicato, infatti, la Polizia Municipale ha lanciato un avvertimento, invitando gli automobilisti “a prendere atto dei limiti imposti dalla legge in tema di pubblicità sui veicoli”. 

La questione è legata alla presunta violazione del combinato disposto dell'art. 23 del Codice della strada e dell'art. 57 del Regolamento di attuazione, che vieta ai privati cittadini utilizzare i propri veicoli per fare pubblicità ad altri soggetti dietro pagamento. In particolare, è previsto che “L’apposizione sui veicoli di pubblicità non luminosa è consentita unicamente se non effettuata per conto terzi a titolo oneroso. Sulle autovetture ad uso privato è consentita unicamente l’apposizione del marchio e della ragione sociale della ditta cui appartiene il veicolo”. 

Il nodo della questione è se il carvertising costituisce o meno pubblicità per conto terzi a titolo oneroso. Ma come funziona? Diverse società propongono questo servizio, ma a condizioni diverse. Minimo comun denominatore è il versamento a favore dell'automobilista di un canone mensile, che si aggira intorno a 360-380 euro, con l'impegno per quest'ultimo di utilizzare l'auto e pubblicare settimanalmente 4 foto diverse sui social (attraverso un'app fornita dalla stessa società). Con la sottoscrizione del contratto, l'automobilista versa un costo di ingresso, comprensivo di fidejussione assicurativa e contributo una tantum per l'apposizione degli adesivi pubblicitari (wrapping). Il contratto dura massimo 5 anni ed il costo d'ingresso verrebbe recuperato dopo circa un anno e mezzo.  

Normalmente l'automobilista è libero nella scelta del veicolo, purché sia di colore bianco (in rari casi sono ammessi altri colori). Il sistema adottato può essere diverso. Ad esempio, con “No Cost” l'automobilista sceglie un'auto bianca nuova o a km zero da una concessionaria e la compagnia finanzierà l'acquisto. L'automobilista ogni mese paga la rata del finanziamento e riceve il compenso per le prestazioni di carvertising. Se quest'ultimo è superiore alla rata, la differenza resta in tasca all'automobilista. “Spot&Go”, invece, non si occupa del finanziamento e non interviene nell'acquisto dell'auto. Il contratto di carvertising viene sottoscritto dopo la vendita. L'importante è che l'auto sia bianca e non abbia più di 24 mesi. 

Dal punto di vista fiscale, il compenso percepito dall'automobilista costituisce un reddito, che va dichiarato. Di regola queste società si occupano delle ritenute fiscali, l'automobilista riceve il netto e annualmente viene fornita la C.U., per cui questa forma di reddito dovrebbe comparire nella dichiarazione precompilata. In pratica si instaura un vero e proprio rapporto di lavoro tra la società e il driver, quest'ultimo inquadrato come “venditore a domicilio”, sebbene non venda alcun prodotto ma svolge servizi di statistica a favore della società di carvertising

Da Spot&Go, intanto, fanno sapere che sono stati presentati i ricorsi per l'annullamento delle multe, mentre da gennaio i banner pubblicitari applicati sulle auto non saranno più fissi. Saranno forniti, infatti, dei banner magnetici da applicare al momento, giusto il tempo di effettuare le foto da pubblicare sui social, per poi essere staccati e riposti in auto. In questo modo il problema delle multe potrebbe essere risolto alla base. 

Adusbef: “Solo le auto aziendali possono esporre pubblicità”

L'avvocato galatinese Antonio Tanza, presidente nazionale dell’Adusbef, storica associazione per la difesa dei consumatori, chiarisce alcuni aspetti giuridici sulla sanzionabilità del carvertising e sulle ragioni dei limiti. “In buona sostanza -afferma il legale- solo le auto aziendali possono esporre messaggi pubblicitari in Italia, limitatamente alla loro attività ed entro taluni limiti indicati dalla norma. Possibilità più ampia è concessa unicamente ai mezzi di trasporto pubblici, ai taxi e ai mezzi da competizione sportiva. La ratio è riconducibile alla sicurezza stradale, poiché è proibita la diffusione massiva di scritte o insegne luminose pubblicitarie che possano determinare abbagliamento o motivo di confusione con i dispositivi di segnalazione visiva e di illuminazione dei veicoli stessi”. 

Il carvertising, tuttavia, non prevede l'apposizione di scritte luminose e banner rifrangenti, per cui la questione riguarda, più che altro, i soggetti legittimati ad apporre scritte e loghi pubblicitari sui propri veicoli. La società Pubblicamente Srl, proprietaria del marchio Spot&Go, sostiene che gli automobilisti non verrebbero pagati dagli inserzionisti pubblicitari e pertanto porterebbero la pubblicità sulle proprie auto a titolo gratuito, non a titolo oneroso. “Spot&Go -fanno sapere dalla società- assegna loro un contributo mensile per l’attività di diffusione sui social network e per la collaborazione di tipo statistico, offerta in relazione alla loro distribuzione sul territorio”. 

Dunque, gli automobilisti verrebbero pagati non per la pubblicità, ma come ricompensa per i servizi resi alla società. Secondo questa tesi, il carvertising non sarebbe per l'automobilista una forma di "pubblicità a titolo oneroso" e pertanto il divieto e la sanzione non sarebbero applicabili. Ma è giuridicamente valido questo argomento? “Stiamo analizzando in queste ore -spiega l'avvocato Tanza- la documentazione contrattuale fornitaci da alcuni consumatori per verificare le condizioni applicate. Ad ogni modo vi sono ulteriori considerazioni di cui tenere conto, la legge infatti impone ulteriori limiti e condizioni”. 

Un'altra possibile soluzione per evitare le sanzioni, prospettata da alcune di queste società, sarebbe quella di far entrare gli automobilisti in una società mutualistica. In questo modo la pubblicità verrebbe fatta non per conto terzi, ma a favore della società di mutua di cui l'automobilista è socio. Ma secondo il presidente Adusbef, “tale sistema potrebbe innescare criticità dal punto di vista fiscale”. Ma gli automobilisti sanzionati hanno la possibilità di difendersi? “È necessario vagliare caso per caso, tento conto delle caratteristiche della pubblicità esposta, del regolamento comunale, alle modalità di notifica ed ai tempi di contestazione della sanzione”, precisa il giurista, aggiungendo che eventualmente, nei confronti della società di carvertising, “vi potrebbe essere azione di rivalsa contro il venditore dell’auto qualora non abbia rispettato il dovere di avvertire l’acquirente di un vero e proprio vizio dell’auto”. Almeno questo nell'ipotesi di acquisto dell'auto effettuato tramite la società (sistema “no cost”). 

Va detto che, sebbene non ci sia ancora un orientamento consolidato da parte dei giudici, ci sono già alcuni provvedimenti favorevoli agli automobilisti, come la sentenza del Giudice di Pace di Oristano, n. 199 del 10 luglio 2018, che annulla il verbale di un driver “No Cost”, accogliendone gli argomenti. 

Marcello Greco 

 


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