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Anche a Lecce buon sangue non mente

[12/06/2020] PRIMO PIANO

Anche a Lecce buon sangue non mente

Presso l’ospedale “Vito Fazzi” prende il via la sperimentazione della terapia al plasma iperimmune, grazie alle prime due donazioni volontarie da parte di pazienti guariti dal Covid-19 e con un livello di anticorpi sufficientemente alto

 

La terapia al plasma iperimmune ideata dal dottor Giuseppe De Donno sta registrando sempre più consensi, in Italia e soprattutto in Puglia. Dopo il Policlinico di Bari e il “Perrino” di Brindisi è la stata volta dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce intraprendere questo percorso: il 6 giugno scorso i primi due volontari guariti dal Covid-19 hanno donato il proprio plasma presso il Servizio Immunotrasfusionale del nosocomio, diretto dal dottor Nicola Di Renzo. Uno dei donatori è il dottor Ivan Strafella, di Copertino, il cui sindaco Sandrina Schito ha voluto ringraziare pubblicamente per il proprio impegno.

L’iniziativa si inserisce nell’ambito del progetto sperimentale avviato dalla Regione Puglia e finalizzato a valutare l’efficacia e la sicurezza della immunoterapia passiva con plasma raccolto da pazienti guariti da infezione Covid-19 (convalescent plasma o plasma iperimmune), nel trattamento delle forme moderate e severe di Covid-19 coordinato dall’Unità Operativa di Medicina trasfusionale del Policlinico di Bari. Lo studio è stato approvato dal Centro Nazionale Sangue l’11 maggio scorso e prevede la partecipazione di tutti gli ospedali rilevati dalla Regione Puglia come centri Covid, proponendosi di “arruolare” tra i 60 e gli 80 donatori.

Il Simt di Lecce è stato tra i primi ad acquisire il parere positivo del proprio Comitato Etico: il 20 maggio scorso è stato infatti iniziato lo screening dei potenziali donatori grazie alla collaborazione della task force costituita dai medici del “Fazzi” Giuseppe Pulito (direttore dell’Unità operativa semplice Dipartimentale di Pneumologia Territoriale), Anacleto Romano (direttore dell’Unità operativa di Malattie Infettive), Paolo Tundo (direttore dell’Unità operativa Malattie infettive dell’ospedale di Galatina) ed Alberto Fedele (direttore Sisp Area Nord dell’Asl di Lecce), con la supervisione della Direzione Sanitaria di presidio del dottor Gianpiero Frassanito.

Sono stati rilevati dieci potenziali donatori di plasma iperimmune e la campionatura prelevata è stata inviata a Padova per la valutazione degli anticorpi. Delle sette persone guarite però solo due hanno presentato un livello di anticorpi sufficientemente alto da poterli permettere al momento di donare. Gli altri cinque pazienti, nonostante abbiano nel sangue gli anticorpi giusti, presentano un titolo inferiore alla soglia individuata nello studio per la donazione. Mentre l’Asl è in attesa dei risultati dei tre pazienti rimasti, prosegue l’attività di screening di altri potenziali donatori.

Ad oggi non ci sono d’altronde terapie di provata efficacia per contrastare l’infezione da Covid-19. L’immunoterapia passiva, utilizzando il plasma dei pazienti convalescenti, dovrebbe essere invece una delle strade al momento più fruttuose da seguire per il trattamento della malattia. Tutti coloro che hanno contratto l’infezione e sono guariti, possono dunque contribuire in modo solidale a combattere la pandemia rivolgendosi presso un qualsiasi centro trasfusionale dell’Asl di Lecce e comunicando la propria disponibilità a sottoporsi allo screening per la donazione di plasma.

 

Tutti negativi i 250 test sierologici finora eseguiti dalla Croce Rossa in Salento 

 

Prosegue nel frattempo l’indagine sierologica da parte del Ministero della Salute e Croce Rossa Italiana per verificare il grado di diffusione dell’infezione e i 250 campioni di sangue finora analizzati sono risultati negativi. Nessun caso ha dimostrato di possedere anticorpi contro il Covid-19, anche se occorre ricordare che sono comunque i primi esiti su 1.500 test programmati in provincia di Lecce. Un responso che si dimostra significativo nel confermare che la circolazione del nuovo Coronavirus è notevolmente ridotta in Salento. 

La Croce Rossa Italiana ha già passato in rassegna quasi tutti i 24 comuni previsti nel programma di indagine. All’appello mancano solo pochi comuni che saranno vagliati nelle prossime settimane; contemporaneamente i volontari proveranno a ricontattare i cittadini che non hanno risposto alla chiamata. Ricordiamo che il campione è stato selezionato dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’Istituto Superiore di Statistica perché sia rappresentativo della popolazione: solo rispettando la casualità del campione, infatti, la ricerca sarà in grado di fornire una mappatura attendibile sulla presenza del Covid-19 nelle varie aree del Paese. Non è pertanto possibile offrirsi come volontari.

Croce Rossa Italiana è riuscita finora a fare circa 300 prelievi, e durante le prossime settimane proverà a ricontattare sia coloro che non hanno accettato di sottoporsi al test, sia i cittadini che precedentemente non hanno risposto al telefono. Probabilmente la chiamata in arrivo dalla Croce Rossa è fraintesa con quella di qualche approccio commerciale. Si rende noto pertanto il prefisso, che inizia con 06.5510.

Allo stato attuale, l’incremento dei guariti su scala regionale aumenta lentamente giorno per giorno (anche se abbastanza frequentemente si verifica uno scarto ridotto nei fine settimana), con una percentuale di decessi ridotta al minimo. L’indice di letalità rilevato finora, calcolato come rapporto tra decessi sul totale dei casi noti, è dell’11,6%. Si ritrova ricoverato il 13,6% dei positivi al nuovo coronavirus e risulta in terapia intensiva lo 0,5% dei pazienti.

 

Ruben Alfieri 



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