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Amianto? No, grazie

[12/07/2019] PRIMO PIANO

Amianto? No, grazie

Il progetto di uno stabilimento per lo stoccaggio e il trattamento del rifiuto speciale in agro di Cavallino, dove già esistono impianti per Cdr e discariche di Rsu, ha fatto scendere sul piede di guerra i sindaci di San Cesario, Lequile, Lizzanello e San Donato 

 

Non sembra esserci l’ombra di un armistizio tra i Comuni di San Cesario, Lequile, Lizzanello, San Donato da una parte e Cavallino dall’altra, che ormai da diverso tempo si scontrano sul campo di battaglia dei rifiuti nel Salento. Il pomo della discordia in questo caso è un impianto sperimentale per lo stoccaggio e il trattamento dell’amianto proposto dalla società Project Resources Abestos srl con la stessa compagine sociale di Geoambiente srl, che a sua volta gestisce un vicino impianto di produzione Cdr (combustibile derivato dal rifiuto). A questi due impianti si aggiungono, nel raggio di poche centinaia di metri dalla zona Guarini-Mate, due discariche di rifiuti solidi urbani, un impianto per il trattamento dei rifiuti nonché uno dei centri commerciali più grandi e frequentati della zona. 

Una situazione questa che ha spinto i Comuni di San Cesario, Lequile, Lizzanello, San Donato a impugnare già un anno fa il decreto del Ministero dell’Ambiente con gli avv. Francesco Cavallo e Rosa Fanizzi per il Comune di San Donato innanzi al Tar Lazio, che ha escluso il progetto dalla Valutazione di Impatto Ambientale. Il Tar Lazio proprio qualche giorno fa ha poi rimesso gli atti al Tar di Lecce che, grazie alle difese dei comuni, è stato ritenuto competente per gli effetti nocivi che l’impianto avrebbe sul territorio.

Tutto ciò non ha assolutamente fatto indietreggiare la società promotrice del progetto che in questi mesi di causa ha depositato una Scia (segnalazione certificata di inizio attività) al Comune di Cavallino, portando avanti le opere di realizzazione dell’impianto per il trattamento dell’amianto. I primi cittadini dei comuni interessati, venuti a conoscenza del fatto che la stessa società nel dicembre 2018 aveva presentato una Scia e che il Comune di Cavallino non aveva avuto nulla da obiettare, hanno dato incarico ai legali di formulare istanza di accesso agli atti e di contestarne la legittimità. Un’ennesima dichiarazione di guerra che è stata notificata proprio qualche giorno fa, il 4 luglio.

Oltre a contestare la correttezza “istituzionale” della Pra srl e del Comune di Cavallino che non hanno atteso l’esito della pronuncia del Tar sulla sottoesposizione a Via del progetto, i quattro comuni sostengono che un impianto del genere per essere approvato abbia bisogno non solo della Scia ma in particolar modo dell’Autorizzazione Unica Ambientale. 

 

Botta e risposta tra i primi cittadini 

 

L’avvocato Bruno Ciccarese Gorgoni, sindaco di Cavallino, dal canto suo ci tiene a specificare che “il Comune non poteva legittimamente inibire l’iniziativa, in quanto assolutamente conforme alla normativa vigente. Lo stesso Ufficio tecnico comunale, nell’ambito dell’istruttoria, ha dovuto necessariamente considerare la validità, l’efficacia nonché gli effetti del Decreto n. 230/2018, emesso dal Ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare, che ha sancito la non assoggettabilità a VIA del predetto impianto”.

Non è tardata a giungere nemmeno la controreplica dei colleghi Fernando Coppola (San Cesario), Vincenzo Carlà (Lequile), Fulvio Pedone (Lizzanello) alle ultime dichiarazioni del legale rappresentante della Pra srl: “Le nostre comunità hanno già pagato un tributo pesantissimo ed è ovvio che, se sempre in quella zona si vuole realizzare pure un impianto per l’amianto, esse -al pari di Arpa e Asl- chiedano una Valutazione di Impatto ambientale proprio considerata la specifica collocazione territoriale dell’intervento proposto in un’area già soggetta a enormi pressioni ambientali”. I sindaci hanno inoltre sottolineato che “la VIA garantirebbe solo il coinvolgimento delle comunità, eventualmente rassicurandole sulla eventuale assenza di fattori di impatto o rischio ambientale”. 

 

Serena Merico 



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