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Allerta airgun nei mari del Salento

[29/06/2018] IN COPERTINA

Allerta airgun nei mari del Salento

Oltre alla cementificazione delle coste e la pesca di frodo, il pericolo più grande per la fauna marina è rappresentato dall’esplosivo utilizzato per la ricerca di petrolio nei fondali marini 

 

Per i mari e le spiagge pugliesi, come ogni estate, arrivano diversi riconoscimenti a certificarne la bontà dei servizi, la qualità dell'offerta turistica e la sostenibilità della gestione imprenditoriale. Un posto di rilievo spetta di diritto alle Cinque Vele di Legambiente, associazione che da ormai oltre trent'anni opera sull'intero territorio nazionale. Un premio che va riconosciuto ai comprensori turistici particolarmente meritevoli, in base a 21 parametri precisi, racchiusi in due macroaree: quella dell'accoglienza e quella della qualità ambientale, intesa come potabilità delle acque reflue, conservazione del paesaggio, gestione dei rifiuti, mobilità dolce.

Ma non è tutto oro quello che luccica. Lo precisa Francesco Tarantini, referente pugliese per Legambiente: “Quello delle Cinque Vele è un riconoscimento importante dato ai comprensori turistici, presto partirà il monitoraggio di Goletta Verde che entra più nello specifico sullo stato di salute dei mari pugliesi, ma la situazione non è sempre idilliaca. Basti pensare all'iniziativa che noi proponiamo di Mare Monstrum che presenta dati sconvolgenti: coste cementificate, pesca di frodo, rifiuti in mare, navigazione fuorilegge”. E purtroppo in questa graduatoria la Puglia è al secondo posto nazionale, dietro solo alla Campania, per infrazioni accertate e sequestri effettuati. Numeri che spesso sono solo una piccola percentuale di reati che faticano ancora a venire a galla. 

A peggiorare la situazione, poi, ci sono le ricerche di petrolio nell'Adriatico e nei pressi di Santa Maria di Leuca con la tecnica dell'airgun, su cui Legambiente chiede da tempo un intervento diretto e forte da parte dei parlamentari pugliesi per evitare ulteriori danni ai nostri mari: “È una tecnica che provoca danni cerebrali alla fauna e diversi problemi alla flora. È necessario un piano delle aree vaste perché tutti insieme si possa valutare non la singola istanza, ma le diverse richieste di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi. L'Italia si faccia promotrice di una Valutazione ambientale strategica transfrontaliera, in grado di studiare l'effetto cumulativo degli effetti delle prospezioni che vengono fatte ad esempio in tutto il Mediterraneo in modo da arginare questa insensata corsa all'oro nero. Se andassimo ad estrarre tutto il petrolio presente sotto i fondali -conclude Tarantini- avremmo un'indipendenza energetica per un paio d'anni, quindi il gioco non vale la candela”. 

 

Alessio Quarta 



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