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Allarme inquinanti nella falda: nel mirino le discariche di Cavallino

[19/04/2019] PRIMO PIANO

Allarme inquinanti nella falda: nel mirino le discariche di Cavallino

Asl, Arpa, Provincia di Lecce e Comune si mobilitano per fare chiarezza sul superamento delle concentrazioni di metalli pesanti nei pozzi in prossimità delle discariche “Le Mate” e “Guarini”

 

Inquinanti nella falda dei pozzi intorno alle discariche di Cavallino, “Le Mate” e “Guarini”: questa la denuncia che arriva dalla Provincia di Lecce e sotto la lente d’ingrandimento finisce il gestore delle discariche, la società “Ambiente e Sviluppo”. Per questo motivo da Palazzo dei Celestini, il 5 aprile scorso, è partita l’ordinanza con la quale viene imposto di presentare entro un mese un Piano di indagini per la caratterizzazione ambientale del sito e inoltre di procedere in 24 ore ad attuare le necessarie misure di prevenzione compresa la riduzione ed il mantenimento, al minimo consentito dai sistemi di pompaggio, del battente di percolato nei pozzi di raccolta della discarica. Un ruolo fondamentale è stato svolto dal “Comitato libero per la salvaguardia della salute e dell’ambiente di Cavallino e Castromediano” che ha più volte sollecitato, monitorato e richiesto l’intervento delle Istituzioni affinché la situazione non uscisse dal controllo. 

Ad “Ambiente e Sviluppo” viene imputato di non essersi mossa in direzione dei controlli, in particolare quelli da effettuare sui pozzi ricadenti nel raggio di 2,5 km dall’impianto di trattamento rifiuti di Masseria Guarini. Il sindaco di Cavallino, Bruno Ciccarese, ha emanato un’ordinanza in tal senso: il 21 aprile ricorre la scadenza dei 30 giorni entro i quali i proprietari suddetti hanno l’obbligo di effettuare specifiche analisi. Ciò a seguito della nota dell’Asl (datata 12 marzo) con la quale si interpellavano i comuni di Cavallino, San Donato e San Cesario di provvedere ad effettuare un censimento dei pozzi autorizzati nella zona e di disporre, inoltre, con apposita ordinanza, che i proprietari provvedessero ad un’analisi dei parametri oggetto di superamento delle concentrazioni soglia. 

Il dottor Alberto Fedele, direttore del Servizio Igiene e Sanità Pubblica dell’Asl, aveva già dichiarato che a scopo precauzionale era “opportuno interdire l’emungimento dai pozzi privati anche per uso irriguo”. Prevista la sospensione dell’utilizzo di quelle acque laddove le nuove analisi ordinate ai proprietari evidenzino degli sforamenti. Ma, come detto, “Ambiente e Sviluppo” non avrebbe ancora illustrato i risultati delle analisi. Arpa, dal canto suo, ha sottolineato la stessa fretta con la quale bisogna agire. La sua presa di posizione è netta: “Non ci sono elementi che ragionevolmente indichino sorgenti diverse dalle discariche” per quegli inquinanti. E la Provincia ha fatto notare che “Nessun adeguato elemento probatorio, inequivoco ed oggettivo è stato fornito dal gestore Ambiente e Sviluppo per escludere la correttezza e la coerenza dell’operato di Arpa”. 

 

Manganese e metalli pesanti, ma anche tetracloroetilene e benzene

 

Da anni in maniera continuativa al di sopra delle concentrazioni soglia è il valore del manganese. Nella falda superficiale che scorre sotto le discariche, inoltre, ci sono altri inquinanti pericolosi e potenzialmente cancerogeni. In più dopo 10 anni dai primi superamenti nessuna procedura di caratterizzazione del sito è stata avviata. Per Masseria Guarini, secondo un dirigente Arpa, in base all’andamento della falda, sarebbe impossibile distinguere quali siano i pozzi a monte e quali a valle della discarica. 

I dati del 12 dicembre scorso ha evidenziato lo sforamento di ammonio, nichel e manganese. Inoltre Arpa ha sottolineato come negli ultimi anni siano state oltrepassate le soglie massime di contaminazione di carbonio organico totale, ferro e altri metalli pesanti. Ma soprattutto preoccupano il tetracloroetilene e il benzene: sostanze considerate come cancerogene o potenzialmente tali dallo Iarc. 

La presenza di concentrazioni di sostanze insolubili e di maggiore densità dell’acqua potrebbe denotare l’esistenza di sorgenti di contaminazione secondaria che generano un continuo rilascio in falda, ovvero la continua contaminazione per non corretta impermealbilizzazione dei piazzali. 

 

Marco De Matteis



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