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Alla Scuola Edile si addestra una nuova generazione di "paretari"

[07/12/2018] IN COPERTINA

Alla Scuola Edile si addestra una nuova generazione di "paretari"

Aumenta la richiesta di costruzione e ripristino di opere in pietra a secco ma il numero di artigiani specializzati è ancora insufficiente: da qui la necessità di attivare corsi di formazione ad hoc 

La Scuola Edile di Lecce, nelle settimane precedenti all'ufficializzazione della notizia aveva presentato domanda agli uffici regionali per l'avvio di alcuni corsi per insegnare e tramandare l'arte della costruzione dei muretti a secco alle nuove generazioni. La Scuola Edile è un organismo paritetico di formazione professionale per tecnici e operai dell’edilizia: sostanzialmente l'obiettivo è quello di insegnare il mestiere o aggiornare le diverse tipologie di maestranze, adeguando le loro capacità tecniche alle esigenze di professionalità così come richiesto dalle moderne tecnologie costruttive. 

 

E dopo un po' di tempo in cui non si facevano più corsi per insegnare le tecniche di costruzione dei muretti a secco, la richiesta, soprattutto in termini lavorativi, va aumentando e di pari passo cresce la necessità di formare o aggiornare i lavoratori del settore. “Abbiamo appena presentato un progetto alla Regione Puglia in merito all'avviso V -conferma il direttore della Scuola Edile di Lecce, Sandro Russo-. Nel passato avevamo fatto qualche corso, poi c'è stata una pausa ed adesso stiamo riprendendo. Negli ultimi anni non ci sono state attività finanziate in merito a questo campo, ma abbiamo nel frattempo costituito un tavolo permanente con la Regione per inserire la figura dell'operatore edile storico tra le figure del repertorio. Tra di essi ci sono i muratori in grado di costruire le volte ad archi e gli artigiani specializzati nella realizzazione di muretti a secco. Sulla base di quella interlocuzione la Regione ha fatto l'avviso 'Operatori edili di edilizia storica con tecniche professionali del territorio'. Noi abbiamo presentato un progetto e speriamo venga accettato. Qui abbiamo un problema di competenze -sottolinea Russo-: tutte le vecchie generazioni si stanno perdendo perché raggiungono l'età pensionabile e a questo non corrisponde un rientro di nuova manodopera con le stesse conoscenze, l'obiettivo quindi che ci prefiggiamo è quello di cercare di formare giovani”. 

Tradizione e innovazione con Pietra Viva
 
Tra gli artigiani salentini che tengono ancora in vita l'antica tradizione dei muretti a secco ci sono i proprietari della ditta Pietra Viva srl, con sede a Serrano (frazione di Carpignano Salentino). Rosario Buffo e il fratello da diversi anni provano a tramandare, col loro duro lavoro, quella che a tutti gli effetti è un'arte che, come poche altre, descrive alla perfezione il territorio. “Sì, abbiamo cercato di riprendere le antiche costruzioni a secco che ci hanno tramandato le vecchie generazioni, cercando di migliorare quelli che erano i punti deboli di queste strutture, maturando un’esperienza decennale”, confessa Rosario. 
Ma come si costruisce un muretto a secco propriamente detto? “Per prima cosa va preparata una fondazione per adagiare le prime pietre che costituiranno la struttura del muretto. Successivamente vanno disposte delle tavole, all’inizio e alla fine del muro, dando la giusta pendenza e creare così la sezione trapezoidale ideale tra la base e la chiusura del muretto. Dopo aver fatto questo, si legano le corde tra le due tavole e si può iniziare a selezionare e posizionare le pietre come se fosse un puzzle, dando la giusta collocazione ed incastro ad ognuna senza l’utilizzo di alcun tipo di materiale cementizio”. Un lavoro certosino che chiede molta pazienza e che ha fatto conoscere Pietra Viva ormai in tutto il territorio pugliese: “Operiamo in tutta la Puglia, ma il nostro obiettivo nei prossimi anni è di estenderci anche nel centro Italia”. 
Il mercato, dopo anni di ristagno, conosce nuova linfa vitale: merito della Regione Puglia che da alcuni anni ha creduto fortemente sul recupero e la rivalorizzazione dei beni immateriali del territorio, tra cui appunto il muretto a secco, ed oggi dal riconoscimento dell'Unesco come patrimonio dell'umanità: “Già con la vecchia programmazione del P.S.R. si è tornati a credere a quest’arte, solleticando la voglia anche a privati, non solo di terreni agricoli ma anche di  civili abitazioni, ad utilizzare il muro a secco per recintare. Oggi il muretto a secco è diventato un vero e proprio oggetto di design, dove si è attenti a ogni piccolo particolare, compreso un complesso gioco di luci. Come in ogni settore non basta una certificazione di Patrimonio per poter rendere un settore fruttifero, ma c’è bisogno di ricerca e innovazione. La notizia del riconoscimento porterà privilegi, ma anche responsabilità da parte del singolo proprietario perché adesso si va a toccare qualcosa che è ben definito come valore patrimoniale”.  
Alessio Quarta
 


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