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A volte ritornano

[22/02/2019] IN COPERTINA

A volte ritornano

Molti comuni del Salento si trovano oggi a fare i conti con una progressiva riduzione del numero di abitanti i quali, oltre all’estero e ad altre regioni d’Italia, scelgono sempre più di trasferirsi a Lecce e nel suo hinterland. Per contrastare il fenomeno e ripopolare le comunità, le Amministrazioni di Caprarica di Lecce e Galatone hanno messo in campo progetti come le “case ad un euro” e la Cooperativa di Comunità, volti a mantenere vivi e attrattivi i rispettivi territori 

 

Sono circa 1,8 milioni i cittadini meridionali che in 16 anni hanno abbandonato la loro terra d’origine per cercare maggiore fortuna nel Nord Italia o all’estero. Un dato che conferma (se ce ne fosse bisogno) come lo storico fenomeno migratorio Sud-Nord non si sia assolutamente ridimensionato. La Puglia ha perso solo nel 2016 quasi 7mila abitanti, ma al suo interno la provincia di Lecce ha visto la sua popolazione aumentare di 11.252 abitanti dal 2001 all’intero 2017; lo stabilisce una ricerca condotta da Istat e Censis, dalla quale emerge un particolare fenomeno: l’accentuata migrazione interna dal Capo di Leuca e dalla fascia otrantina verso Lecce e il suo hinterland. È un processo che in realtà è in atto da oltre 25 anni e che si è alimentato nel silenzio e nella stasi delle istituzioni politiche, coinvolgendo soprattutto la fascia di età più delicata, quella compresa tra i 20 e i 40 anni. 

È il Capo di Leuca l’area che sta maggiormente soffrendo in termini di diminuzione della popolazione: secondo la ricerca, il comune di Taurisano ha perso ben 674 residenti, seguito da Gagliano del Capo (569), Presicce (342), Melissano (336), Corsano (313), Castrignano del Capo (271), Morciano di Leuca (261), Specchia (191) e Alessano (182). Numeri non lusinghieri anche quelli dell’area otrantina, che vede il triste primato ad Andrano con 382 abitanti in meno; seguono Nociglia (380), Minervino di Lecce (347), Diso (330), Botrugno (296), San Cassiano (184), Castro (166), Surano (157), Spongano (136), Palmariggi (105), Giuggianello (87). Particolare il caso di Ortelle, i cui 83 residenti persi sono stati quasi totalmente compensati dai 77 richiedenti asilo presenti sul territorio comunale. 

A beneficiare di questo flusso non è stato, quindi, solo il Nord Italia, ma anche il Nord Salento: Lecce ha infatti visto crescere la sua popolazione di ben 12.304 unità, seguita da Surbo (2.340 abitanti), Cavallino (2.140), Lizzanello (1.766), San Cesario (810) e Arnesano (606). Dal punto di vista demografico, quindi, il Salento rischia quindi di diventare, stagione turistica esclusa, un’area a due facce. Un pericolo che alcune realtà stanno però cercando di scongiurare con particolari iniziative e programmi strategici volti a valorizzare il proprio territorio: è il caso delle “case a 1 euro” di Caprarica di Lecce, della Cooperativa di Comunità di Galatone e del progetto di sostegno all’Area Interna Sud Salento capitanata dal Comune di Tiggiano. Stessi obiettivi anche per il progetto del Mulino di Comunità della Casa delle AgriCulture di Castiglione d’Otranto, la cui esperienza è stata raccontata nel film di produzione italo-belga dal titolo Restanza.

 

Paolo Greco “Case a un euro contro lo spopolamento: l’esperimento continua” 

 

L’idea non ha l’ambizione di invertire il decremento demografico in atto in questi anni; ha semmai l’obiettivo di far accrescere l’attrattività della città e mantenerla quanto più possibile vivace e frequentata. La città in questione è Caprarica di Lecce, la cui Amministrazione comunale, attraverso un avviso pubblico, nel maggio 2018 ha avviato il progetto “Case a un euro”; si tratta di una iniziativa partita dalla Sicilia per mano di Vittorio Sgarbi, durante il suo mandato di sindaco del Comune di Salemi (Trapani), e che ha trovato consensi anche in Gran Bretagna. Il progetto prevede la vendita al prezzo simbolico di un euro degli immobili abbandonati presenti nel territorio comunale di Caprarica, che rappresentano la conseguenza più immediata dello spopolamento di cui soffre la città. In realtà, il progetto è molto più complesso, come spiega il sindaco Paolo Greco

Sindaco Greco, in cosa consiste il progetto “Case a un euro”? 

Il primo passo è quello di chiedere ai proprietari degli edifici disabitati di concederli al Comune in comodato d’uso per vent’anni, col vantaggio di essere totalmente esentati dal pagamento delle tasse applicate agli immobili. Quest’ultimi verranno poi offerti al costo di un euro a chi ne farà richiesta, senza pagare affitto e con l’applicazione di uno sconto del 50% sulle tasse, ad una unica condizione: quella di farsi carico di tutti gli interventi di manutenzione necessari dell’immobile. 

Qual è la motivazione alla base della proposta? 

Da una parte si tratta di rispondere al concetto della decrescita prettamente demografica, dall’altra si vuole mettere al centro il tema del consumo e dell’abbandono del territorio, in termini politici, amministrativi e sociali. Se in alcune aree territoriali nascono nuovi quartieri e nuove costruzioni, in altre, al contrario, si registra un costante aumento dell’abbandono delle stesse. E partiamo dalla consapevolezza che abbandonare questi comuni significa abbandonare un pezzo dell’intero territorio salentino. 

In che misura il suo comune sta soffrendo questo fenomeno?

Dagli oltre 3mila abitanti degli anni ’90, Caprarica di Lecce ha visto la propria popolazione scendere fino agli attuali 2.400. Già in passato sono state intraprese iniziative per aumentare l’attrattiva della città, come il progetto Sprar che ha portato da noi 25 persone, tra cui 13 bambini. Il progetto doveva essere ampliato e accompagnato da un altro simile, ma la tempistica e, soprattutto, le direttive della politica nazionale ne hanno impedito il proseguo. 

Secondo voi, questo progetto ha le potenzialità per invertite il trend e far crescere il numero dei residenti di Caprarica? 

La maggior parte dei nostri immobili disabitati necessita di interventi di manutenzione, ristrutturazione o recupero che richiedono delle ingenti risorse economiche, ed è molto più probabile che a compiere investimenti del genere siano coloro che non hanno esigenze abitative, ma idee di carattere culturale, artistico o comunque recuperare gli spazi. 

Quali sono le tipologie degli immobili a disposizione? 

Si possono distinguere vecchie abitazioni ed edifici a destinazione lavorativa, come frantoi o tabacchifici, destinati a deposito, raccolta e lavorazione del tabacco. Questa ultima tipologia è particolarmente numerosa, frutto delle decisioni politiche che nei decenni scorsi hanno bloccato il settore. Agli interessati vengono proposti una decina di queste strutture, con la speranza che poi possano svilupparsi progetti che abbiano un effetto moltiplicatore. 

Chi sono coloro che stanno dimostrando interesse per i vostri immobili?

Le persone che ci contattano si possono sostanzialmente suddividere in tre categorie: coloro che hanno un bisogno abitativo e per le quali, purtroppo, non possiamo fare molto; gli operatori del settore turistico-ricettivo o chi comunque desidera entrare in questo settore; gli interessati a dare vita a progetti di carattere culturale, un campo, tra l’altro, per il quale il nostro Comune si sta distinguendo con una serie di iniziative volte a valorizzare la figura di Antonio Verri.

Quali sono i progetti finora partiti? 

Ad oggi, si sta concretizzando un progetto presentato dal musicista Cesare Dell’Anna e dall’installatore musicale Antonio De Luca. I due sono gli ideatori del “Frantoio sonoro”, un luogo artistico-culturale individuato in un vecchio frantoio degli anni ’40 che vorrebbero recuperare per farne una sorta di “casa della musica” dove far vivere delle installazioni sonore. 

Oltre a questo progetto avete ricevuto altre manifestazioni di interesse? 

Abbiamo ricevuto e continuiamo a ricevere molte richieste di informazioni sulla nostra iniziativa, non solo dall’Italia: una delle ultime proviene da una ragazza italiana residente a New York. Quello che comunque tengo a chiarire è che l’iniziativa “Case a un euro” non può essere considerata come la soluzione unica e definitiva al fenomeno dello spopolamento del nostro territorio; d’altronde, non è nemmeno facile far incontrare domanda e offerta, proprietari degli immobili e potenziali utilizzatori, anche perché in questo senso intervengono numerosi fattori. Bisogna sempre muoversi un passo alla volta, e “Case a un euro” è solo un passo. 

 

Alessandro Chizzini 



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