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A bassa quota

[17/10/2009] IN COPERTINA

A bassa quota

Secondo l'ultimo rapporto della Commissione Regionale di Pari Opportunità, nei 32 comuni in provincia di Lecce dove si è votato nel giugno scorso, su 165 assessori nominati 136 sono uomini, appena 29 le donne. Per la consigliera di Parità provinciale Serenella Molendini è quanto mai opportuno "rilanciare la presenza delle donne nei governi locali", mentre le elezioni regionali sono ormai alle porte

 


Il report della Commissione regionale di Pari Opportunità sulla presenza delle donne nelle giunte comunali e provinciali di Puglia, alla luce delle ultime consultazioni elettorali del 6 e 7 giugno scorsi, conferma ancora una volta quanto particolare e difficile sia il rapporto “donna-politica”. Il tutto partendo dalla considerazione “lapalissiana” che i numeri, oltre che fare statistica, forniscono soprattutto un dato “sociologico” chiaro ed inequivocabile. E, nella fattispecie, consegnano  un quadro generale sulla rappresentanza di genere (o ‘sottorappresentanza’, vista la contingenza) che deve far riflettere. Ed in effetti va sottolineato come su 367 assessorati assegnati nei Comuni di Puglia dopo le recenti amministrative, solo 55 appartengono al gentil sesso, con un rapporto di un assessore donna ogni 6 uomini (e mezzo). Ed il dato non è che migliora analizzando la presenza femminile nelle provincie. Su 66 posti disponibili, donne in giunta se ne contano in tutto appena 9 (3 a Lecce, 2 nella neonata Bat ed una per ciascuna delle province di Bari, Brindisi, Taranto e Foggia, anche se in capitanata si è votato nel 2008).
“La riflessione politica è molto amara -spiega la consigliera di Parità della Provincia di Lecce Serenella Molendini- perché si fonda su un sostanziale immobilismo del mondo politico nel procedere spontaneamente ad un riequilibrio della presenza femminile, sulla base del principio di non discriminazione, fatta eccezione per pochissime realtà. Direi, poi, che è mortificante che la presenza di donne in politica debba essere imposta addirittura a colpi di carte bollate e ricorsi”. Il riferimento è ovviamente ai recenti casi che hanno interessato i comuni di Molfetta e Maruggio e finanche la Provincia di Taranto. “Proprio grazie all’azione della sottoscritta in qualità di consigliera di Parità -aggiunge Serenella Molendini- il Tar di Bari e successivamente il Consiglio di Stato nell’aprile del 2009 hanno ‘obbligato’ il sindaco di Molfetta ad inserire una donna nell’organo esecutivo. Ma tutto ciò non è stato sufficiente a smuovere la coscienza dei partiti per garantire all’interno delle giunte neo formate una presenza equilibrata di rappresentanti di entrambi i sessi. Di qui il ricorso alla Provincia di Taranto da parte di un’associazione locale ed una serie di ‘diffide’ inviate dall’Ufficio della Consigliera di Parità regionale a diversi comuni della regione”. E tra gli ‘avvertimenti’, fa notizia quello indirizzato alla municipalità di Maruggio, dove il sindaco ha pensato bene di modificare un articolo dello statuto comunale addirittura per evitare di inserire le donne in Giunta, contravvenendo così al principio sancito sia dall’articolo 51 della Costituzione sia dall’articolo 6 del Testo unico degli Enti locali 267/2000.
“È necessario ricordare -conclude la Molendini- che l’assenza femminile impoverisce il Parlamento, il Governo, i Consigli e le Giunte: luoghi in cui si esprime lo scambio dialettico, lo sguardo di genere e la cultura di tutta la società composta da uomini e da donne. Le elezioni regionali sono ormai alle porte, possiamo impegnarci a dare un segnale forte in questa direzione”.


 

Daniele Greco



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