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A Marittima nasce il "Belvedere dei frutti minori"

[23/03/2018] IN COPERTINA

A Marittima nasce il "Belvedere dei frutti minori"

Grazie alla Casa delle Agriculture “Tullia e Gino” e al Parco Otranto-leuca, è stato inaugurato un orto che ospita specie di alberi tipici della nostra tradizione e fungerà da laboratorio per attività di agricoltura sociale

 

È stato inaugurato, lo scorso 18 marzo, il primo “Belvedere dei frutti minori”, un orto dedicato al recupero di quegli alberi tipici della tradizione salentina, oramai quasi del tutto scomparsi a causa delle produzioni intensive. Dal pero Monaco al fico Paolo, dall’azzeruolo al gelso, dal carrubo al sorbo ai melograni sono tante le varietà arboree fuori dal mercato convenzionale, ma che sono pienamente dentro l'economia sostenibile e dentro le pratiche di recupero del paesaggio del territorio.

Su volontà del Parco Naturale regionale Otranto-Leuca e Bosco di Tricase, il terreno situato lungo via Arenosa (sulla SP 117) a Marittima è stato recuperato dall'associazione Casa delle Agriculture “Tullia e Gino” di Castiglione d'Otranto. Così il Belvedere, da tempo abbandonato a sé stesso, ha accolto 45 alberi da frutto che una volta erano molto diffusi sul territorio salentino, prima di scomparire a vantaggio di altre varietà maggiormente richieste dal mercato.

Un'operazione questa che diventa un concreto strumento di racconto dell'identità e delle potenzialità rurali della zona, con la peculiarità naturalistica che incontra il sociale a 360 gradi. L'iniziativa rientra all'interno del progetto integrato Re.Ge.Fru.P, promosso dalla Regione Puglia con lo scopo di recuperare il “germoplasma frutticolo pugliese”, vale a dire tutte quelle specie frutticole autoctone che nel corso dei decenni sono andate perse. L’avvento della frutticoltura industriale, infatti, ha inciso non poco sul panorama varietale, arrivando a sostituire le vecchie cultivar con altre caratterizzate da un’elevata adattabilità alla coltivazione meccanizzata, una maggiore potenzialità produttiva con grandi frutti, molto colorati, resistenti alle manipolazioni, ma con qualità organolettica non eccellente. 

La rinnovata attenzione sulle specie agrarie minori e sulle varietà locali è considerata “una grande opportunità per sviluppare progetti di raccolta, conservazione, valutazione e utilizzazione sostenibile della biodiversità”. L'inaugurazione di domenica 18 marzo ha segnato anche la conclusione della seconda sessione di Scuola di Agriculture, tramite cui è stato avviato il progetto Vivaio della Biodiversità integrato, con il patrocinio dei Comuni di Diso e di Andrano, la collaborazione della cooperativa L'Adelfia, dell'Auser Ponte di Andrano e Castiglione, dello Sprar Gus di Andrano e dell'Arif. 

 

Alessio Quarta 



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