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A "Chiari di Luna" in scena la rivoluzione del teatro civile

[27/07/2018] SPETTACOLI

A "Chiari di Luna" in scena la rivoluzione del teatro civile

Sesto appuntamento della rassegna teatrale estiva presso la Villa Tamborino a Maglie sarà Revolution, diretto e interpretato da Sara Bevilacqua, che in questa intervista ci racconta la genesi del suo spettacolo 

 

Martedì 31 luglio approda a “Chiari di Luna” la compagnia Meridiani Perduti con Revolution, lo spettacolo diretto da Sara Bevilacqua e firmato dal drammaturgo Emilio Poddi (finalista Premio Strega 2008 con “Tre volte invano”). Un lavoro delicato e divertente, profondo e appassionante che lega a doppio filo uno degli eventi più tragici della storia di Brindisi con una miscela di emozioni, che seguono il ritmo della musica dei Beatles e delle immagini del primo sbarco sulla Luna, come ci racconta l’attrice e regista brindisina Sara Bevilacqua. 

Sara, ci parli un po’ di Revolution? 

Revolution è per noi un atto d’amore nei confronti della nostra città, Brindisi, perché è nato dall’esigenza di raccontare la nostra Terra che, come la stessa Brindisi, come Taranto, è stata violentata dall’industria. Ci hanno, infatti, illusi negli anni ’60, gli anni del boom economico, ci hanno promesso di raggiungere il benessere, ma il prezzo da pagare era quello di abbandonare le terre, di abbandonare le barche dei pescatori e di iniziare a lavorare nella fabbrica. Abbiamo così pensato, partendo dalle interviste che ho fatto agli ex operai e ingegneri della Montecatini, i quali ci hanno raccontato il loro boom economico, le speranze che vivevano nel periodo tra il 1962 e la fine degli anni ’70, fino cioè alla crisi, quando ci fu l’esplosione del reparto P2T. 

Cos’era il P2T? 

La Montecatini era suddivisa in reparti e creava materiali plastici di base, che venivano poi spediti in altre parti per costruire oggetti di plastica. A Brindisi nella notte dell’8 dicembre 1977 ci fu nel reparto PT2 una fuga di gas. Tre operai si blindarono al suo interno e salvano una città intera perché se fosse esplosa tutta la fabbrica, Brindisi sarebbe stata rasa al suolo. Allora, noi siamo partiti dalle musiche dei Beatles, che tutti quanti abbiamo comunque inciso nel DNA anche se non abbiamo vissuto negli anni ’60, dalle interviste agli ex operai e ingegneri, e il grande Emiliano Poddi, il nostro drammaturgo, ha legato la micro storia con la macro storia. 

Lo spettacolo ti vede nella duplice veste di interprete e di regista. Quale personaggio porti in scena? 

Io sono una ragazza brindisina degli anni ’60 che sogna di diventare un’astronauta come Valentina Tereshkova, la prima donna andata nello spazio, sogna di incontrare i Beatles che stanno per arrivare a Milano e poi a Roma in concerto. Ma a Brindisi non succedeva mai niente fino a quando non arriva la fabbrica, che porta nuovi sogni e nuove speranze. Tutto questo viene raccontato attraverso un monologo sotto forma di flashback. 

E come regista con cosa ti sei dovuta confrontare? 

In scena con me ho due musicisti straordinari, Daniele Guarini, che canta, e Daniele Bove che ha fatto questi meravigliosi riarrangiamenti pianoforte/voce delle canzoni dei Beatles, e poi Emiliano Poddi, quindi fare una regia con una squadra del genere è stato non solo molto stimolante, ma anche facile perché comunque si lavora sempre in squadra. Loro sono, infatti, sempre molto attenti come io per la musica e anche per la scrittura, nel senso che siamo sempre l’occhio esterno dell’altro. Ne è uscito uno spettacolo coinvolgente, in cui si ride anche tanto, si canta a squarciagola con il pubblico, però è teatro “civile”, come nella formula propria di Meridiani Perduti, e a noi piace tanto portare ovunque questa storia di Brindisi che alla fine è universale perché poi le città di Provincia sono tutte accumunate dallo stesso forte senso di appartenenza e, quindi, di comunità.

 

Claudia Mangione 



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