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"Youssef ha chiesto espressamente di restare in Egitto"

[11/10/2019] IN COPERTINA

"Youssef ha chiesto espressamente di restare in Egitto"

Attraverso i propri avvocati Ahmed Abdel Aal, ex compagno di Maria Assunta, ha fatto sapere le motivazioni di tale scelta, aggiungendo di essere stato minacciato dal nuovo compagno di lei

 

Se da una parte c'è la madre che rivendica il diritto di riavere con sé il proprio figlio, dall'altra c'è un padre che sostiene le proprie ragioni. La motivazione principale, a detta di Ahmed Abdel Aal, ex compagno di Maria Assunta Ingrosso, sarebbe quella dei rischi che il proprio figlio Youssef potrebbe correre a stare con la madre e il nuovo compagno. Sarebbe stato proprio il piccolo, di appena 8 anni, ad aver chiesto al padre di non tornare in Italia. 

La versione dell'uomo viene fornita dai suoi legali, Giovanni Erroi e Roberta Indennitate, che tendono a smentire quanto affermato da Maria Assunta in questi giorni. “Smentiamo assolutamente quanto fatto veicolare dalla signora sui media, in merito alla vicenda del piccolo Youssef. Il nostro assistito ha sempre dato massima disponibilità alla donna affinché possa esercitare la sua potestà genitoriale, tuttavia l'attuale permanenza in Egitto è legata alla richiesta del figlio che avrebbe dichiarato di non voler tornare a vivere con la madre”. 

Condizionali d'obbligo in una situazione che appare intricata e in cui ognuno rivendica il primato delle opinioni e delle ragioni, a discapito molto probabilmente del piccolo. Nel corso della permanenza in Egitto Youssef avrebbe raccontato al padre episodi spiacevoli che vedrebbero protagonista il nuovo compagno della madre, episodi per i quali, a detta dei legali, è stata presentata denuncia-querela presso la Procura della Repubblica di Lecce. “Il bambino era turbato -spiega l’avvocato Erroi- a causa del nuovo compagno della madre e per cautela il padre ha deciso di farlo rimanere con lui, proprio come voleva il piccolo, e in Egitto Youssef ha ripreso a frequentare la scuola. Nessuno vuole togliere il piccolo alla madre, ma sono necessarie alcune cautele: stiamo dialogando con l’avvocato della controparte. Il nuovo compagno della signora ha avuto dei toni molto duri col nostro assistito e noi vogliamo accertarci che per il piccolo in Italia sia tutto tranquillo. La signora sa dov’è il bambino e può venirlo a vedere in qualsiasi momento. Comunque il piccolo, una volta chiarite alcune questioni, tornerà a in Italia”.

La situazione, ora, è in pieno stallo: da un lato Abdel non sembra intenzionato a venire in Salento perché sostiene di essere stato minacciato dal compagno della sua ex e perché suo figlio desierebbe restare in Egitto; dall’altro Maria Assunta non vuole andare in Egitto perché teme che possa essere una trappola orchestrata ad hoc dall’ex compagno per obbligarla a sposarlo. 

 

Nessuna rogatoria internazionale e nessuna giurisdizione per i giudici italiani: la speranza è ora nella diplomazia 

 

“L'unica via, per adesso, rimane quella diplomatica, nella speranza che ci sia un minimo di apertura dalla parte opposta”, sono le parole dell'avvocato Pantaleo Cannoletta che sta seguendo da vicino la vicenda della signora Ingrosso. “L'autorità giudiziaria italiana non ha nessun potere in questa vicenda. Stiamo valutando iniziative presso l'autorità giudiziaria egiziana, sapendo che non è un sistema che vede con occhio di favore queste azioni ‘a danno’ di cittadini egiziani”. Si cerca, quindi, di ottenere un'apertura con la controparte, instaurando un dialogo costruttivo che permetta di sanare la situazione nel miglior modo possibile, soprattutto per il bene del bambino che è “vittima” inconsapevole del rapporto tra due adulti. 

“Siamo in contatto con l'Ambasciata italiana a Il Cairo, proprio in questi giorni mi sono sentito con il Console, ma mi hanno rappresentato le difficoltà perché hanno diversi casi che da mesi non riescono a risolvere. Ci sono persone che sono nelle nostre stesse condizioni e attendono una risoluzione positiva addirittura da due anni, giusto per intenderci”. Nessuna rogatoria internazionale, nessuna competenza o giurisdizione in casi del genere per i giudici italiani, motivo per cui il lavoro delle diplomazie è quello che può essere decisivo in casi come questi. “La madre ha permesso al figlio di studiare l'italiano, l'inglese e anche l'arabo proprio perché il bambino potesse relazionarsi con i parenti e gli ambienti originari del padre. Per adesso navighiamo un mare tutto da esplorare e vediamo quali saranno gli scenari futuri”. 

In situazioni come queste quali sono gli spiragli dal punto di vista legale? Occorre fare una distinzione a seconda della destinazione scelta: se il minore è stato portato -o si ipotizza sia stato portato- presso uno Stato che ha aderito alla Convenzione dell’Aja o altra Convenzione, l’organo competente a trattare la questione è l’Autorità centrale presso il Ministero della Giustizia di Roma, Dipartimento per la Giustizia Minorile; se lo Stato in questione non ha, invece, aderito ad alcuna Convenzione, la competenza appartiene al Ministero degli Affari Esteri di Roma - Direzione generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie. 

 

Alessio Quarta 



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