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"Tap: s'ha da fare!"

[19/10/2018] PRIMO PIANO

"Tap: s'ha da fare!"

“Negare il via libera a Trans Adriatica Pipeline significa costringere gli italiani a pagare indennizzi miliardari”: questo il responso del Governo. Ora l’ultima parola spetta alla Magistratura o ad un referendum popolare

 

La clessidra consuma i suoi ultimi granelli di sabbia, mentre dalla sabbia si assiste allo scioglimento degli orologi come in un celebre quadro di Salvador Dalì. “La persistenza della memoria” era il titolo del capolavoro e ne servirà davvero tanta per non disperdere i pezzi di un puzzle, quello relativo alla costruzione del gasdotto Tap, che sta per vedersi completare. E nel peggiore dei modi, o almeno non come si auspicavano popolazioni locali e attivisti che in questi ultimi quattro lunghi anni hanno cercato di ostacolare in tutti i modi resi possibili dalla disobbedienza civile un'opera che ritengono, oltre che inutile, dannosa per un territorio già martoriato dalla presenza dell'Ilva e di Cerano.

Era il settembre del 2014 quando l'allora ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, sotto il governo Renzi, firmò il decreto di compatibilità ambientale per l'approdo di Tap a San Foca, contro il parere negativo della Regione Puglia e del ministero dei Beni culturali. Proclamata la pubblica utilità, l'indifferibilità e l'urgenza dell'infrastruttura, il ministero dello Sviluppo economico, capeggiato da Federica Guidi, dichiarò che l'operatività dell'infrastruttura sarebbe dovuta avvenire entro il 31 dicembre del 2020. 

Nel frattempo, il Movimento 5 Stelle faceva irruzione pesantemente sulla questione, con gli interventi di Beppe Grillo che proprio nel 2014 proclamava a gran voce che un'opera del genere non si sarebbe mai fatta. Poi sono arrivate le elezioni politiche del 4 marzo 2018, con Alessandro Di Battista e Barbara Lezzi a scaldare i cuori delle popolazioni coinvolte, promettendo che, se eletti, in due settimane avrebbero impedito la Tap. 

E giù incetta di voti, percentuali bulgare in quei territori che nei pentastellati avevano visto il fuoco della speranza, non il fumo delle promesse che vanno via col vento e con loro l'assunzione di responsabilità. Intransigenti nel chiederla agli altri, pilateschi quando si è coinvolti in prima persona. È il classico vizio della gente italica, senza colori né distinzioni e senza alcun cambiamento reale. Nessuno resta indietro, tranne il senso profondo della politica, smarrito da decenni, e il coraggio delle scelte. Nelle ultime ore il premier Giuseppe Conte, la ministra per il Sud, Barbara Lezzi, e il ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, hanno incontrato il sindaco di Melendugno, Marco Potì. “Negare il via libera a Tap potrebbe significare costringere gli italiani a pagare indennizzi miliardari”, dicono. E si arriva a sperare nell'intervento della Magistratura oppure in un referendum popolare. Si prega, insomma, che siano gli altri a risolvere la questione, prendendo una decisione che chi è al governo non ha il coraggio di prendere.

 

No Tap: “I parlamentari grillini devono dimettersi”

 

C'è rabbia e sconforto tra le fila del Movimento No Tap, tra quelle centinaia e centinaia di attivisti che per anni hanno combattuto contro la realizzazione di un'opera che secondo loro deturpa un territorio e che non è la panacea all'atavica mancanza di lavoro di queste terre. C'è, soprattutto, il sapore aspro di essersi sentiti traditi da chi ha cavalcato l'onda della protesta e poi, una volta al governo, si è trovato con le mani legate, incapace di sciogliere il nodo gordiano della burocrazia.

“I grillini sono stati votati perché bloccavano la Tap -ricorda Gianluca Maggiore, portavoce del Movimento No Tap-. Se la Tap si fa, si devono dimettere. Oppure meglio, passare al gruppo misto e far cadere il Governo”. Questa è stata la prima reazione, quella a caldo, non appena è emersa la difficoltà a tenere fede ad una promessa ampiamente ripetuta in campagna elettorale. 

Il comunicato diramato nelle ore successive, a firma del Comitato, è se possibile ancora più duro: “Da parte nostra esprimiamo dissenso e sconcerto per quanto dichiarato dagli esponenti del Movimento 5 Stelle e dal Governo e per quanto riferito dal sindaco di Melendugno a seguito dell'incontro svoltosi a Palazzo Chigi. Denunciamo all'opinione pubblica e alle istituzioni tutte, italiane ed europee, che in Italia è in atto un'inaccettabile sospensione dello stato di diritto”. 

Nella nota si entra, quindi, nei dettagli relativi agli incartamenti trasmessi alle istituzioni e che dovevano svelare la presunta illegittimità politica e giuridica dell'opera: “Dopo la consegna agli organi di Governo di tutta la documentazione raccolta negli ultimi mesi contestualmente alla presentazione dei dossier che provano inconfutabilmente l'illegittimità politica e giuridica del progetto Tap, apprendiamo che l'esecutivo in carica continua a dichiarare pubblicamente l'esistenza di costi e penali per bloccare la realizzazione del gasdotto tenendo nascosti i documenti che confermerebbero questo. Ma nasconderli per quale motivo? Per quale motivo questo esecutivo continua a proteggere chi ha firmato queste fantomatiche penali? Perché non è dato sapere chi si è assunto le responsabilità di giocare con la vita dei cittadini? Non abbiamo mai chiesto di fermare quest'opera per un capriccio, ma abbiamo sempre chiesto che venga applicata la legge”. 

L'ultima speranza risiede nella Magistratura, “per mettere una pietra tombale su questo progetto dato che il potere esecutivo non è disposto ad assumersi la sua responsabilità politica”. Quel che è certo, a sentire i No Tap, è che la battaglia continuerà in tutte le sedi opportune per impedire che la realizzazione del gasdotto vada in porto.

 

Alessio Quarta 



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