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"Rosa, rose. I corpi. Le voci" per Strade Maestre di Koreja

[10/01/2020] SPETTACOLI

"Rosa, rose. I corpi. Le voci" per Strade Maestre di Koreja

Debutto in via Guido Dorso n. 70, a Lecce, sabato 11 gennaio (ore 20.45) per il nuovo spettacolo di Koreja nato da un’idea di Valerio Daniele e Ninfa Giannuzzi per la regia di Salvatore Tramacere, scritto da Angela De Gaetano (nella foto) e da lei interpretato. Un lavoro dedicato a Rosa Balistreri, la cantatrice del Sud. Una rosa, una donna e una voce da cui stilla il racconto in musica e parole che riavvolge con cura il nastro delicato della sua vita intensa e drammatica. Un’artista dalla voce potente, che si porta addosso tutto il peso di essere donna dolente, resistente e miracolata dalla sua stessa voce, una donna del Sud. 

Rosa, rose. I corpi. Le voci muove dalla biografia della cantautrice e cantastorie siciliana per raccontare anche di altre donne che, a latitudini diverse, sono riuscite ad emanciparsi dal dolore, dalla miseria e dagli aspetti più brutali dell’esistenza grazie alla loro voce, cantata, scritta, detta. Il canto è qui inteso come campo di battaglia, in cui fare a pezzi i soprusi e le violenze; il canto che porta liberazione e rivendica il riscatto degli ultimi della terra. Un canto forte, che si fa “cunto” intriso di passione e partecipazione: una narrazione serrata, che dal dolore, passo dopo passo, precipita nella sete di una rinascita, nel desiderio di un lembo di innocenza, di un atto di amore puro. Puro come una rosa. 

Lo spettacolo rientra nel cartellone di “Strade Maestre 2019-2020”, il progetto di Koreja alla sua 24esima edizione. “Chi ha resistito, gli è fiorito il cuore è il sottotitolo di quest’anno -racconta Salvatore Tramacere- preso in prestito da Per una rosa, poesia scritta da Edoardo Sanguineti per Sandro Pertini. Una scelta profonda per la XXIV edizione di Strade Maestre, un modo per tenere sempre gli occhi aperti sul mondo, per indagarlo e cercare di capirlo usando gli strumenti del teatro. Perché agire, raccontare, resistere, testimoniare è il ruolo del teatro o, almeno, di un teatro come il nostro che non si limita a creare spettacoli, ma che lavora a stretto contatto con le persone; che apre le sue porte non solo agli artisti o agli spettatori ‘teatrali’, ma anche alle scuole, ai bambini, agli anziani, insomma ai cittadini e, soprattutto, ai non-cittadini, a coloro che tutti i giorni lottano per i loro diritti, agli abitanti delle periferie e ai migranti. A chi combatte una battaglia ogni giorno, ai resistenti, insomma”. 

 

Claudia Mangione 



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