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"Ridatemi mio figlio!"

[11/10/2019] IN COPERTINA

"Ridatemi mio figlio!"

È l’accorato appello lanciato da Maria Assunta Ingrosso, 43enne di Lizzanello e madre del piccolo Youssef di 8 anni, che il suo ex compagno (di origine egiziana) trattiene da oltre un mese a Il Cairo perché, a detta sua, “il bambino non vuole più tornare in Italia”. In questa intricata vicenda, di cui è stato informato anche il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, la giustizia italiana sembra essere impotente e l’unica via percorribile sembra essere quella della diplomazia tra Italia ed Egitto  

 

“Tutte le famiglie felici sono simili fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”. È uno degli incipit più celebri della letteratura mondiale, quello di Anna Karenina di Tolstoj. E le storie d'amore, ieri come oggi, vivono situazioni contrastanti, tra alti e bassi, com'è giusto che sia. Quando poi l'amore cessa, spesso si travalicano i confini dell'umano rispetto dell'altra persona, sconfinando in violenze, minacce, litigi, stalking che coinvolgono i due ex partner, ma anche i figli. Le cronache quotidiane ne sono, purtroppo, frequente cassa di risonanza e sulle pagine dei giornali finiscono sempre più casi di figli rapiti da uno dei due genitori, solitamente il padre. 

Generalizzare è semplice quanto fuorviante. Ci sono relazioni miste, tra persone di nazionalità, culture e religioni diverse che funzionano a meraviglia. E ci sono relazioni che a tutte le latitudini nascono bene e finiscono male, molto male quando la religione e la civiltà differenti sono il contorno di un piatto in cui a mancare innanzitutto è il diritto. È quello che sta accadendo in questi giorni a Maria Assunta Ingrosso, una donna residente a Lizzanello che ha denunciato l'ex compagno egiziano per sottrazione di minore. 

Non è il primo caso che accade in Italia. Facendo una rapida cronologia in rete negli ultimi dieci anni sono numerosi gli episodi e le denunce delle madri per il rapimento dei propri figli. Destinazione Est Europa, ma soprattutto Egitto, Paese che non ha sottoscritto la Convenzione dell'Aja del 1961 e in cui il diritto segue strade a volte incomprensibili per chi abita nei Paesi occidentali. Motivo per cui, la via diplomatica, spesso l'unica disponibile, è lunga e tortuosa, specie tra due Paesi che hanno avuto nel recente passato frizioni importanti dopo il caso dell'omicidio, tutt'ora irrisolto, di Giulio Regeni. 

Nell'ottobre del 2018 i giornali riportavano il caso di un egiziano che aveva sottratto il figlio dalla famiglia affidataria: per lui una sentenza con condanna di otto anni per sottrazione di minore, perdita della facoltà genitoriale ed espulsione perpetua dall’Italia a pena finita. Nel settembre del 2015 una donna ticinese viveva una situazione similare, per 7 mesi lontana dal proprio figlio, rapito dall'ex compagno egiziano. Nessuna traccia e comunicazioni interrotte. Rapita dal padre egiziano per punire la madre che l'aveva lasciato, Sabrina ha vissuto 5 anni prigioniera in Egitto prima di essere liberata dalla Polizia e restituita alla madre: la sua storia è finita in un libro. L'augurio è che Assunta non debba aspettare così tanto per riabbracciare il suo Youssef

 

L’odissea di Maria Assunta

 

C'è ansia e preoccupazione nelle parole di Maria Assunta Ingrosso che da quasi due mesi non vede più suo figlio, trattenuto in Egitto dal padre. Campane che suonano musiche diverse, quelle degli adulti, mentre il figlio viene sballottolato da rivendicazioni diverse e distanti.

Ne abbiamo parlato direttamente con lei per cercare di comprendere quello che è successo nelle scorse settimane, per definire i contorni e le sfumature che spesso si perdono tra i racconti della cronaca.

Assunta, ci può raccontare cosa è successo? 

Il bambino l'ho accompagnato io il 9 agosto in Egitto perché il padre non poteva venire a prenderlo. Gli accordi prevedevano che io lo portavo lì il 9 agosto e poi lui lo riportava in Italia il 14 settembre perché il 16 iniziava la scuola. 

Da quel momento in poi non ci sono stati più contatti?

Io sono rientrata l'11 agosto perché dovevo lavorare. Lui dopo qualche giorno ha sbirciato tutto il telefono di Youssef che, fra l'altro, io gli avevo regalato per permettergli di comunicare e di fare videochiamate con il padre; in quest'occasione ha trovato un video realizzato dal bimbo durante le vacanze a Torre dell'Orso mentre ero in compagnia del mio attuale fidanzato. Da lì è cominciato l'inferno. Ne ha inventate di tutti i colori, infamando anche questa persona. Lui fa i biglietti il 31 agosto per riportare Youssef in Italia il 14 e qualche giorno prima, precisamente il 12 settembre, mi dice che non ci sarebbero stati a Roma il 14 settembre come concordato. Io il 13 ho sporto denuncia per sottrazione di minore. 

Allo stato attuale come sono i vostri rapporti?

Adesso i rapporti con lui si sono ulteriormente incrinati, andando di male in peggio. Mi faceva chiamare dal bambino e poi interveniva lui, offendendomi. Ci sono stati prima del compleanno del bambino, l'11 settembre, dodici giorni in cui io non ho sentito Youssef. Poi l'ho sentito l'11 per gli auguri. 

Una situazione che, dopo la denuncia e l'attenzione dei media nei confronti della vicenda, immagino si sia aggravata. 

Da quando ha visto il video, il bambino è pilotato dal padre. Successivamente quando ha letto i primi articoli di giornale mi ha fatto chiamare dal bambino e me ne ha dette di tutti i colori, e sia lui che il bambino hanno usato un linguaggio scurrile contro di me. Domenica 6 ottobre finalmente ho avuto una telefonata tranquilla con mio figlio, in cui gli ho spiegato di non preoccuparsi perché del caso se ne stavano occupando le istituzioni e che noi dovevamo parlare delle nostre cose, poi è arrivato il padre che ha detto: “Adesso hai sentito tuo figlio e hai saputo che sta bene!”, e mi ha chiuso il telefono in faccia. Per ora non riporterà il bambino in Italia, anche se è cosciente che ha a suo carico una denuncia penale per sottrazione di minore. Si sente protetto nel suo Egitto. 

Quali sono i passaggi istituzionali che avete costruito in questi giorni?

Adesso è intervenuto il ministro Di Maio, hanno allertato la Farnesina. Abbiamo sentito il console De Martino, il quale ha riferito al mio avvocato che quando lui è andato in ambasciata hanno cercato di dissuaderlo dai suoi intenti e di convincerlo a riportare il bimbo dalla madre, perché hanno capito che quello che lui raccontava erano storie inventate, motivate solo dalla gelosia. Tra l'altro lui mi chiedeva di vendere tutto in Italia e di trasferirmi in Egitto per fare un matrimonio “felice”, quando io di felice in questa situazione vedo poco. 

Quand’è che il vostro rapporto è cessato? 

Ci siamo lasciati a maggio dell'anno scorso, lui mi ha chiaramente detto che non provava più nulla, che non gli interessavo, che ero solo la madre del bambino e che lui doveva realizzarsi. È rimasto in Italia fino a ottobre, poi se n'è andato ad Amsterdam a lavorare presso un connazionale. Non si è trovato bene e a gennaio se n'è andato in Egitto definitivamente. Adesso dopo più di un anno e mezzo rispunta l'amore? Sia il bambino è uno strumento, sia questa persona da infamare è uno strumento perché non ha raggiunto i suoi obiettivi. In teoria io per riavere il mio bambino o stare col bambino dovrei recarmi in Egitto. Io non me la sento di andarci perché i rapporti sono tesissimi, a parte che mi ha minacciato, sostenendo che se scendo giù mi fa arrestare.

In tutto questo trambusto il piccolo come sta?

Dovranno riportarmi il bambino perché lui non è in grado di crescerlo. Youssef sta subendo forti pressioni; io l’ho sentito molto provato, esausto di stare dietro alle manovre del padre.

Nelle settimane successive al suo ritorno in Italia ha mai pensato che potesse succedere quello che è successo?

Io avevo paura che lo facesse, perché le sue intenzioni erano di farmi vendere tutto e andarmene laggiù. Siccome io non ho obbedito ai suoi ordini, per punizione si tiene mio figlio. E questo glielo permette lo Stato egiziano.

Nel corso degli anni ci sono state altre occasioni in cui il bambino è stato con il papà? Come sono andate le cose?

Io non ho mai ostacolato il rapporto tra padre e figlio. Ad aprile mi aveva chiesto di accompagnare il bambino perché il nonno stava male. Siamo scesi il 26 aprile e siamo ritornati il 5 maggio con tutta tranquillità così come succedeva in questi 9 anni. Questa volta il video girato dal bambino, con me felice accanto a un'altra persona, gli ha fatto perdere la testa. 

Adesso lei come sta? Cosa sta provando in queste ore?

Io vorrei che mio figlio tornasse presto, perché mi rendo conto che è veramente turbato. Lo si vede anche su Facebook dove il padre commenta con il profilo del bambino che lui stesso gli ha aperto e questo lo si capisce perché in questi giorni mi ha fatto un commento con le sure del Corano quando il bambino non sa scrivere le sure del Corano in arabo. 

 

Alessio Quarta 



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