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"Italiani due volte": il dramma delle foibe spiegato agli studenti

[22/03/2019] CULTURA

"Italiani due volte": il dramma delle foibe spiegato agli studenti

Nei giorni scorsi Alessandro Altin, esule istriano di seconda generazione, ha raccontato nelle scuole del Salento la dolorosa esperienza dei nostri connazionali in Istria e Dalmazia nel secondo dopoguerra 

 

Sono stati circa 11mila gli italiani barbaramente assassinati nelle regioni del Venezia-Giulia, dell’Istria e della Dalmazia durante il secondo dopoguerra. Cittadini che hanno pagato la “colpa” di essere italiani, venendo gettati dai partigiani slavi all’interno delle foibe. Settanta delle vittime erano salentine, soprattutto militari che in quel periodo si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato. Chi non è stato ucciso, è stato comunque costretto ad abbandonare la propria casa e tutti i suoi beni: ben 350mila italiani sono fuggiti dai loro territori, raggiungendo Trieste e disperdendosi poi per tutta l’Italia. 

Dal 2005, il 10 febbraio corrisponde al “Giorno del ricordo”, voluto per mantenere viva la memoria dei massacri delle foibe e dell’esodo giuliano e dalmata. Una pagina nera della storia italiana alla quale due giovani salentini, Donato Maglio e Michele Carbone, hanno dedicato il volume Testimonianza dalle foibe - Il linguaggio degli occhi e del cuore, che contiene poesie e disegni che i due autori hanno realizzato dopo un viaggio nei luoghi della tragedia; un lavoro per il quale si sono avvalsi della collaborazione dello storico Andrea Altin e, soprattutto, del padre di quest’ultimo, Alessandro (nella foto). 

Triestino di 54 anni, Alessandro Altin è un esule istriano di seconda generazione; delegato della Lega Nazionale di Trieste, collabora anche con la Federesuli, la Anvgd (Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia) e varie associazioni d’area. Da cinque anni, Altin incontra gli studenti delle scuole per raccontare lo sradicamento degli italiani dalla loro terra; un racconto che si basa sulle testimonianze dei suoi genitori, scappati dalla croata Verteneglio, a circa 50 km da Trieste. 

Nelle scorse settimane, Altin ha visitato per la quarta volta il Salento, ospite di alcune scuole di Lecce, Santa Maria di Leuca, Poggiardo, Gallipoli e Maglie. Durante gli incontri con gli studenti, Altin racconta la storia degli italiani di Istria, Fiume e Dalmazia attraverso un filmato intitolato “Italiani due volte”: “Si tratta di un testo -spiega Altin- realizzato insieme allo staff del mio amico Simone Cristicchi. È composto da video e fotografie che, con la mia voce narrante, vogliono arrivare al cuore dei ragazzi. È difficile far capire loro cosa sia successo ben 70 anni fa, in una terra lontana, ma in tutte le scuole, insegnanti, presidi e, soprattutto, alunni hanno dimostrato di aver preso coscienza di quello che è accaduto in quei territori. Al termine di ogni incontro, vedo studenti con occhi gonfi e pieni di lacrime, consapevoli di cosa rappresenti oggi il 10 febbraio; l’obiettivo è infatti quello di raccontare la nostra storia soprattutto dal punto di vista emozionale. Ci sto riuscendo e questo rappresenta per me una grande vittoria”. 

Ed è la stessa emozione che prova Altin quando ripensa a ciò che hanno vissuto i suoi genitori e i suoi connazionali: “È difficile immaginare cosa si può provare a consegnare un documento in comune nel quale, in slavo, si attesta il desiderio di tornare nella madre patria in sole 48 ore; consegnare le chiavi della tua casa e della tua vita; andare a Trieste e accamparsi in veri e propri magazzini. Intere comunità sono state dissolte in ben 109 campi profughi sparsi in tutta Italia. Questa è stata una vera e propria pulizia etnica”. 

Molti di loro ce l’hanno fatta, tra cui proprio il padre di Altin, che è riuscito con tanti sacrifici e stratagemmi a riacquistare la propria casa e ritornare nella propria terra di origine, perché è proprio questo il punto: “Gli italiani di Istria, Fiume e Dalmazia occupavano quelle aree da sempre: nel 1797 con la Repubblica di Venezia, ma anche durante l’impero romano. I miei stessi avi si sono stanziati lì nel 1400. È la nostra terra -conclude Altin- ed è evidente non appena si arriva in Istria, dove anche le pietre parlano italiano”. 

 

Alessandro Chizzini 



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