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"Al servizio della vostra gioia"

[08/12/2017] IN COPERTINA

"Al servizio della vostra gioia"

Monsignor Michele Seccia, nuovo arcivescovo metropolita di Lecce, si è insediato ufficialmente sabato scorso, accolto con grande entusiasmo dai cittadini e dalle autorità, alle quali ha chiarito fin da subito l’intenzione di proseguire il lavoro del suo predecessore Domenico D’Ambrosio in particolare nella lotta alla povertà 

 

Sabato 2 dicembre monsignor Michele Seccia, ha fatto il suo ingresso ufficiale in città ponendosi alla guida della Diocesi. Nato a Barletta il 6 giugno 1951, è entrato nel seminario arcivescovile di Bisceglie il 2 ottobre 1962, dove ha frequentato la scuola media e il ginnasio (1962-67) concludendo con il triennio liceale a Molfetta (1967-69) e a Taranto (maturità classica, luglio 1970). La sua formazione seminaristica e spirituale è avvenuta a Roma presso il Pontificio seminario francese (1970-1977); ha conseguito il baccalaureato in filosofia e teologia presso la Pontificia Università Gregoriana, la laurea in Filosofia presso La Sapienza di Roma ed ha ottenuto la licenza in Teologia Morale presso l’Accademia Alfonsiana.

Ordinato sacerdote il 26 novembre 1977, viene subito nominato vice parroco della parrocchia Spirito Santo di Barletta della quale è stato, poi, parroco dal 1985 al 1992. Nel 1978 ottiene l’incarico di docente di teologia morale presso l’Istituto Superiore di Scienze religiose, quindi, di insegnante di religione al liceo statale, e di filosofia e pedagogia all’Istituto magistrale. Dal 1979 al 1982 è direttore dell’Ufficio catechistico diocesano; dal 1987 al 1997 è Vicario generale dell’arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie. 

Eletto alla Chiesa di San Severo il 20 giugno 1997, ha ricevuto l’Ordinazione episcopale l’8 settembre dello stesso anno. In seno alla Conferenza episcopale pugliese è stato segretario nonché vescovo delegato per l’Insegnamento della Religione cattolica. Il 24 giugno 2006 è trasferito da Benedetto XVI alla diocesi di Teramo-Atri e, in essa, ha iniziato il suo servizio episcopale l’8 settembre 2006, festa della Natività della Beata Vergine Maria e nono anniversario della sua ordinazione episcopale. Ed è proprio nel contesto abruzzese che il ministero di monsignor Michele Seccia si è fatto particolarmente apprezzare, in particolar modo per la gestione delle difficoltà post sismiche. Oltre 200 le chiese rese inagibili dalle scosse telluriche dell'ultimo anno, una situazione aggravata dall'abbondante nevicata del gennaio scorso che mise completamente in ginocchio l'intera provincia teramana, con paesi del tutto abbandonati a sé stessi, privi di riscaldamenti e corrente elettrica.

“Non dobbiamo mai perdere una speranza che cammina con le gambe degli uomini e per la quale serve quindi sempre maggiore impegno”, predicava in quelle settimane per ridare forza ad un popolo martoriato dalle calamità naturali. 

 

Il nuovo cammino del buon pastore 

 

Accogliente, senza grandi formalità e diretto: appare così il monsignor Michele Seccia nelle immagini e nelle parole di questi primi giorni da guida spirituale della città del barocco. 

Eccellenza, il suo motto è Adiutor gaudii vestri: quali saranno le direttive principali che intende perseguire come Arcivescovo della Diocesi di Lecce?

La gioia è la ragione d’essere di ogni persona che ha incontrato Gesù Cristo, il quale ci invita, con la Sua Parola, a cantare, esultare e rallegrarci, azioni che non sono sinonimo di superficialità ma manifestazioni della gioia della fede. E in un tempo gravato da situazioni tristi e drammatiche che coinvolgono l’uomo e la società è importante diffondere questa gioia che ha le sue radici nel Battesimo. Papa Francesco ci ricorda che, purtroppo, ci sono cristiani che sembrano avere uno stile di Quaresima senza Pasqua! Ebbene, è compito del pastore di questa Chiesa particolare entrare nella storia dell’uomo per annunciare la gioia cristiana, l’unica capace di dare senso pieno alla vita.

Lei ha vissuto da vicino i terremoti che hanno colpito il Centro Italia negli ultimi anni. Che cosa le ha trasmesso quell’esperienza che ha afflitto un popolo tradizionalmente forte come quello abruzzese? 

È stata un’esperienza che ha profondamente segnato la mia vita ed il mio ministero. Ho camminato insieme a quella comunità con la speranza che sovrasta la precarietà generata da un susseguirsi di eventi drammatici, ma aggrappati a quella speranza che, come ripeto sempre, cammina con le nostre gambe e ci fa rialzare la testa guardando oltre il cielo grigio ed oscuro. 

Nel Sud Italia viviamo in un quadro storico-sociale, secondo l'ultimo rapporto del Censis, dominato dal rancore e dalla paura. Come si innesta in questo contesto la forza rivoluzionaria della gioia?

Le preoccupazioni che attanagliano lo stile di vita del nostro tempo non devono mai divenire scuse per ridurre il nostro impegno e il nostro slancio verso il positivo. Piuttosto impariamo a riconoscere i mali di questo tempo come delle vere e proprie sfide nelle quali la fede e l’annuncio gioioso del Vangelo hanno un ruolo determinante. È la testimonianza quotidiana e concreta che rende credibile la gioia ed allontana la diffidenza che è sempre fonte di paura e di dubbio e non lascia spazio alla volontà di andarsi incontro.

Nel Salento due temi molto cari alla popolazione sono la Tap e le trivelle, che lei ha già avuto modo di contestare quando era vescovo della Diocesi di Teramo-Atri. 

Papa Francesco ci ricorda costantemente che la questione ambientale non può considerarsi solo un appannaggio del mondo cattolico, poiché essa mostra chiaramente un respiro decisamente universale che richiama un forte gioco di squadra in grado di includere tutti. Ed io mi sono sentito coinvolto in prima persona in questa avventura che deve aiutare ciascuno a maturare una coscienza ecologica, ricorrendo alle diverse ricchezze culturali dei popoli, all’arte e alla poesia, alla vita interiore e alla spiritualità. Tutti gli uomini e le donne di questo nostro tempo devono prendersi cura dell’ambiente ed i cristiani, in particolare, devono percepire che i loro compiti all’interno del creato, i loro doveri nei confronti della natura e del Creatore sono parte della loro fede.

Altro tema scottante con cui avrà a che fare durante il suo ministero sarà quello della povertà: tante sono le famiglie che hanno difficoltà ad andare avanti, tanti i senzatetto, tante le persone che non hanno da mangiare. Come si può dare una risposta a questa vera e propria emergenza sociale?

Le nuove forme di deprivazione, isolamento e disagio sociale che coinvolgono in numero crescente anziani e minori, genitori e figli, migranti e disabili sono causate da crisi economica e perdita o mancanza di lavoro, tossicodipendenza e alcolismo, ludopatia compulsiva e cyberdipendenza: tutto questo esige non solo maggiore attenzione, ma anche la preparazione di persone idonee e, quindi, capaci di accompagnare. È la multiforme periferia esistenziale verso la quale ognuno di noi e chiamato a muovere i suoi passi. Ecco perché non possiamo limitare l’esperienza caritativa solo nell’ambito di luoghi specifici quali la Caritas diocesana e/o parrocchiale verso la quale c’è, da parte di molti, una sorta di delega che tranquillizza coscienze personali e comunitarie, ma non arriva ad una assunzione di una responsabilità sociale tale da richiamare l’attenzione della politica al bene comune dei cittadini e degli indifesi. L’educazione alla vita buona del Vangelo include il mandato missionario della Chiesa che, con la carità e nella carità, rivela il suo dover essere

Lei in passato ha collaborato con Teramoweb e ha dato grande impulso alla pubblicazione del settimanale diocesano “L'Araldo”. Dal punto di vista comunicativo come si porrà il suo ministero per riportare i fedeli a frequentare di più le parrocchie, a stare insieme anziché essere costantemente attaccati ad uno smartphone?

Per ogni Chiesa particolare comunicare significa condividere un vissuto che può trasformarsi in una sorta di catechesi narrativa che vuole raccontare ed annunciare la fede nella sua incarnazione storica, comunitaria, familiare e personale. Ricorrere all’utilizzo di ogni mezzo che, in qualche modo, possa favorire l’annuncio del Vangelo della gioia credo sia un aspetto fondamentale della mia missione. È un modo per entrare, soprattutto, nel vissuto dei cosiddetti “nativi digitali”, per destare la loro curiosità e per farli innamorare dell’esperienza della comunità fondata sulla condivisione di valori veri che danno gioia alla vita. 

 

Alessio Quarta - foto di Andrea Colella 



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